Unione Sindacale di Base

LE RAGIONI DEL NO AL CONTRATTO FUNZIONI CENTRALI E LA DEMOCRAZIA A SENSO UNICO DELLA CGIL

Roma – mercoledì, 14 febbraio 2018

Pubblichiamo la dichiarazione della delegazione trattante di USB al tavolo ARAN, per la sottoscrizione definitiva del CCNL Funzioni Centrali, ed alleghiamo la Diffida inviata alla parte pubblica e alle OO.SS.

La USB conferma, anche in questa sede, la decisione assunta al momento della firma dell’ipotesi di CCNL di non sottoscrivere il contratto delle Funzioni Centrali.

Le motivazioni di questa non firma, già espresse il 23 dicembre, sono rafforzate dal confronto che la nostra Organizzazione sta avendo con i lavoratori e le lavoratrici del comparto nelle assemblee che si stanno tenendo in tutta Italia per la consultazione sui contenuti del contratto.

I lavoratori bocciano sonoramente questo contratto che, dopo otto anni di attesa, non solo non dà risposte sul piano economico limitandosi ad elargire una misera mancetta pre-elettorale, anche attraverso soluzioni raffazzonate, temporanee ed insufficienti come quella dell’ elemento perequativo, ma rappresenta un sostanziale arretramento sul piano dei diritti, colpendo paradossalmente soprattutto le situazioni di maggior disagio, come quelle legate alla fruizione della legge 104 o alla malattia.

Questo contratto rappresenta uno spartiacque che recepisce in toto l’accanimento normativo, supportato da un’indegna campagna mediatica contro i lavoratori pubblici, allo scopo, neanche tanto velato, di colpire attraverso il pubblico impiego il servizio pubblico e quindi lo Stato Sociale; uno spartiacque che rinnega il principio secondo il quale i contratti di lavoro servono a migliorare le condizioni economiche e normative dei lavoratori e delle lavoratrici a cui quel contratto si applica.

Nelle assemblee i lavoratori bocciano consapevolmente anche la previsione dell’art. 7 che consente la partecipazione alla contrattazione integrativa ai soli firmatari del contratto. Una norma contrattuale che non esitiamo a definire di stampo fascista, voluta dalle Organizzazioni Sindacali firmatarie con la complicità dell’Aran e non imposta da nessuna legge, frutto della protervia di chi si arroga il diritto di detenere il monopolio sindacale in questo Paese. Arroganza confermata dalle modalità di svolgimento delle trattative, non solo per questo contratto, ma anche per quello dell’istruzione e Ricerca , sempre con la complicità dell’Aran.

Abbiamo presentato formale diffida legale all’Aran e alle OO.SS. firmatarie della preintesa a non sottoscrivere il contratto. Prendiamo atto del silenzio generale, ma riteniamo necessario sottolineare che paradossalmente, nel costruire la diffida insieme ai nostri legali, abbiamo utilizzato le risultanze della sentenza della Corte Costituzionale n° 231/13 nella quale la Consulta afferma essere anticostituzionale la previsione di discriminare le OO.SS. che, dotate della richiesta rappresentatività e partecipanti al tavolo per la definizione del contratto, non abbiano condiviso il testo contrattuale.

Paradossale perché la sentenza richiamata è frutto di un’azione legale promossa dalla FIOM e dalla confederazione CGIL , quella stessa confederazione che oggi, al pari delle altre, su questo tavolo nega il diritto che lei stessa ha invocato, applicando il principio dei due pesi e due misure, alla faccia della tanto sbandierata democrazia. Una democrazia a senso unico quella della CGIL, su cui farebbero bene a riflettere attentamente tutti gli iscritti a quella confederazione.

La nostra protesta contro il contratto non si ferma certo qui. Continueremo la nostra battaglia e non solo sul piano legale, forti del consenso dei lavoratori.


Roma, 12 febbraio 2018

USB P.I.