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            <title>Rss Feed pubblicoimpiego.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di pubblicoimpiego.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Sun, 17 May 2026 11:29:33 +0200</pubDate>
            <lastBuildDate>Sun, 17 May 2026 11:29:33 +0200</lastBuildDate>
            
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                        <pubDate>Sun, 17 May 2026 10:03:14 +0200</pubDate>
                        <title>La sanità USB chiude tre giorni di confronto nazionale a Tivoli, ecco la mozione</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mozione USB PI Sanità - Tivoli, 15-16-17 maggio 2026<br /> ______<br /> Nei giorni 15, 16 e 17 maggio si è tenuta a Tivoli la riunione dei delegati e delegate, RSU, RLS del settore Sanità di USB PI. Tre giorni di lavoro intenso che hanno restituito l'immagine di un sindacato in salute, in crescita e radicato nei luoghi di lavoro di tutto il territorio nazionale.<br /> Al tempo stesso, il quadro che emerge sul Servizio Sanitario Nazionale è di totale disfacimento: frammentato in venti sistemi regionali che si muovono in ordine sparso, sotto l'assedio delle privatizzazioni e dei continui tagli alla spesa sanitaria, il SSN non riesce più a garantire il diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Tutto questo all’interno di un quadro nel quale il privato, convenzionato e non, rendendosi sempre più indispensabile, costringe al continuo drenaggio di risorse pubbliche.<br /> Dalla discussione è emerso chiaramente che il problema più urgente per il settore è la crisi del personale. Legata in maniera prioritaria al tema dei salari, del loro complessivo impoverimento e della perdita di funzione di un contratto nazionale che, piegato alla logica delle compatibilità economiche, ha smesso di svolgere la funzione di redistribuzione della ricchezza. Una carenza strutturale di personale che peggiora e aggrava condizioni e ritmi di lavoro e alimenta le diseguaglianze.<br /> Di fronte a questo quadro drammatico, il Governo sceglie di tagliare la sanità pubblica e di aumentare le spese militari: le guerre al posto della tutela del diritto alla salute, scaricando il peso di queste scelte sui lavoratori e sui cittadini.<br /> Per rilanciare con ancora maggiore determinazione la difesa della sanità pubblica e dello stato sociale, del salario, della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in solidarietà con il popolo Palestinese e con la missione della Global Sumud Flotilla, &nbsp;saremo tutti e tutte &nbsp;in piazza il 18 maggio per lo Sciopero Generale della nostra organizzazione sindacale.&nbsp;<br /> USB PI Sanità- Tivoli- &nbsp;17 Maggio 2026</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 15 May 2026 11:47:45 +0200</pubDate>
                        <title>LUNEDÌ 18 MAGGIO SCIOPERO GENERALE, IL PUBBLICO IMPIEGO C’È</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il filo rosso dei dipendenti pubblici, dalla battaglia per il rinnovo contrattuale all’opposizione contro riarmo, guerra ed economia di guerra, al fianco del popolo palestinese </strong></p>
<p>Ormai da almeno due anni USB PI ha aperto uno scontro con il Governo sulla questione salariale e sul rinnovo dei contratti pubblici. Una vertenza che si inserisce nella fase storica attuale, da questa è determinata e ne diventa uno dei fronti di opposizione più concreti.</p>
<p>I dipendenti pubblici pagano in maniera diretta le conseguenze economiche, sia in termini salariali che di funzione e condizioni di lavoro, della guerra e della sua continua estensione. La scelta del Governo, perché di scelta si tratta, di seguire la strada del riarmo europeo ha significato, in termini puramente aritmetici oltreché politici, sottrarre risorse alla spesa sociale che comprende i servizi pubblici e i salari di chi questi servizi li eroga. Questo ha comportato da un lato rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici ben al di sotto dell’inflazione e dall’altro un ulteriore ridimensionamento del welfare con la conseguente drammatizzazione delle disuguaglianze, vero dato strutturale di un modello dominato dall’economia di guerra.</p>
<p>In funzione di ciò, in modo assolutamente fisiologico e in grande continuità con la scelta praticata da anni di definirci, in qualità di dipendenti pubblici, combattenti contro le disuguaglianze, il rinnovo contrattuale si è configurato come il fronte avanzato sul quale combattere la guerra, l’economia di guerra e la distorsione della funzione di interi settori pubblici piegati agli interessi dell’industria bellica.</p>
<p>Dallo sciopero del 31 ottobre 2024, con iniziative di categoria e mobilitazioni generali, lavoratrici e lavoratori pubblici hanno animato le piazze e i luoghi di lavoro per l’aumento dei salari e il rilancio dei servizi pubblici.</p>
<p>Lo sciopero generale del 18 maggio rientra nel nostro percorso allo stesso modo degli scioperi di autunno, dei quali siamo stati protagonisti. Perché lo Stato siamo noi, non vogliamo essere al servizio della guerra e non vogliamo che il nostro Paese sia “amico” dello stato terrorista di Israele, colpevole di genocidio e vero pericolo per il mondo intero.</p>
<p>In un rinnovato protagonismo del blocco sociale che si oppone alle politiche di riarmo e alle trasformazioni sociali che ne conseguono, le lavoratrici e i lavoratori pubblici hanno grande consapevolezza del proprio ruolo e intendono svolgere fino in fondo la propria funzione a difesa di un modello sociale solidaristico.</p>
<p>Per questo quel filo rosso, che ha legato gli scioperi e le manifestazioni per il rinnovo contrattuale agli scioperi di autunno contro il genocidio del popolo palestinese e alla presa di posizione per il NO sociale al referendum, continuerà a tessersi nelle piazze del 18 maggio contro il genocidio del popolo palestinese e contro l’arroganza di Israele, e in quella nazionale del 23 maggio “Paghiamo sempre noi” lanciata dalla categoria operaia.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 13 May 2026 14:05:20 +0200</pubDate>
                        <title>Inps, fondo credito e welfare dei dipendenti pubblici. Nostri i soldi, loro le decisioni di come spenderli</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 maggio, presso la direzione generale dell’Inps in via Ciro il Grande si è tenuto un incontro convocato dal CIV dell’INPS (il consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto), sulla situazione relativa al Fondo Credito e Welfare finanziato con i contributi di tutti i dipendenti pubblici e dei pensionati ex dipendenti, gestito autonomamente dalla Direzione centrale Credito, welfare e Strutture sociali dell’INPS.</p>
<p>Ricordiamo che i dipendenti pubblici versano <strong>in forma obbligatoria</strong> un contributo pari allo 0,35% della loro retribuzione, mentre i pensionati versano in forma volontaria un contributo pari allo 0,15% del trattamento pensionistico.</p>
<p>L’incontro, oltre ad offrire un resoconto sulla situazione finanziaria del Fondo di circa 490 milioni di euro l’anno oltre una media di 90 milioni derivanti dagli interessi di prestiti e mutui, ha avuto un carattere interlocutorio in vista della predisposizione da parte del CIV di una specifica delibera in merito alla gestione del Fondo Credito.</p>
<p>Il problema principale del Fondo è sempre stato uno: <strong>chi decide come utilizzare i soldi dei dipendenti pubblici accantonati attraverso la trattenuta in busta paga? Com’è possibile che i dipendenti pubblici non possono avere parola sull’uso delle loro risorse e decida l’Inps in modo del tutto autonomo? </strong></p>
<p>Un problema che la USB, ma già la RdB, aveva denunciato fin dallo scippo di 4,5 miliardi di euro nel 2003, con la cartolarizzazione dei crediti messa in atto al tempo dal ministro dell’economia On. Tremonti e che la USB ha ricordato durante la riunione.</p>
<p>Oggi il patrimonio netto del Fondo, si aggira intorno ai 10 miliardi e tuttavia <strong>gran parte delle risorse non sono destinate a soddisfare la richiesta di interventi avanzate dai dipendenti pubblici</strong> e dai pensionati, mentre l’utilizzo si ferma all’80% delle disponibilità annuali.</p>
<p>In un momento in cui i nostri salari perdono potere d’acquisto a causa dell’inflazione e dei contratti di categoria inadeguati, <strong>bisognerebbe aumentare la dotazione finanziaria per welfare e accesso al credito</strong>. Invece si sceglie di patrimonializzare il Fondo penalizzando i dipendenti pubblici che alimentano il Fondo stesso.</p>
<p>Nel nostro intervento abbiamo sottolineato anche l’importanza ed il valore, per centinaia di milioni, del patrimonio immobiliare del Fondo, le cosiddette strutture sociali, che giace inutilizzato e che rischia di cadere definitivamente in rovina. Abbiamo anche ricordato la nostra proposta di destinare una quota parte delle risorse per sostenere i neoassunti, costretti a rinunciare all’incarico dopo aver vinto il concorso, a causa dell’elevatissimo importo degli affitti, soprattutto nei grandi centri urbani.</p>
<p>Accogliamo con grande favore la proposta avanzata dal presidente del CIV Dott. Ghiselli per la costituzione di un “Comitato di gestione” che dovrebbe vedere la presenza delle organizzazioni sindacali rappresentative dei dipendenti pubblici e pensionati, oggi non coinvolte nelle decisioni. Nel frattempo, chiediamo di programmare una serie di incontri con le strutture dell’INPS, sia per fornire i report sulle risorse sia per l’assunzione preventiva delle decisioni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma 13 maggio 2026&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; USB Pubblico Impiego</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:48:52 +0200</pubDate>
                        <title>Entra nel vivo la tornata di rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici 2025-2027. 15 aprile ore 10,00 assemblea/presidio sotto al Ministero per la PA (piazza Vidoni)</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La tornata contrattuale in corso si colloca inevitabilmente in continuità con quella precedente, conclusa lo scorso anno e che ha visto un sensibile arretramento dei salari reali e una sostanziale rottura del sistema di relazioni sindacali basato sulla concertazione, con l’espulsione delle tre organizzazioni sindacali, ree di non aver firmato un contratto a perdere, dai tavoli della contrattazione integrativa.</p>
<p>Una tornata contrattuale ipotecata dal drammatico scenario internazionale caratterizzato da un conflitto pesantissimo in Medio Oriente con l' inevitabile impennata dei prezzi che, visto che il governo considera le risorse stanziate per i rinnovi contrattuali non contrattabili, rischiano di produrre anche nei CCNL 2025-2027 un’ulteriore perdita del potere d’acquisto dei salari.</p>
<p>Da qui la scelta di USB PI di caratterizzare la propria piattaforma contrattuale su salari, diretti e indiretti, e democrazia sindacale, a partire dalla improcrastinabile necessità di introdurre un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, per assicurare da un lato la tenuta dei salari, dall'altro restituire al contratto la sua naturale funzione: assicurare un avanzamento economico.&nbsp;</p>
<p>Ecco i punti che caratterizzeranno la giornata del 15 aprile:</p>
<p>Aumenti salariali superiori all’inflazione per restituire al CCNL la funzione di redistribuzione della ricchezza;</p>
<p>Aumento dei buoni pasto, il cui valore di 7 euro risale al 2012 e sicuramente non garantisce un pasto adeguato, soprattutto in una fase in cui l'inflazione pesa sul carrello della spesa molto di più che su altri beni di consumo;</p>
<p>Cancellazione dell’apartheid sindacale per le organizzazioni che decidono di non firmare i contratti nazionali;</p>
<p>Riconoscimento del ruolo che la legge assegna alle RSU garantendone piena rappresentanza a tutti i livelli di contrattazione integrativa anche nazionali.</p>
<p>Finora l’ARAN ha fatto orecchie da mercante e allora è tempo di andare a farci sentire sotto le finestre del Ministro Zangrillo, il quale, nel frattempo, ci ha fatto sapere che non ci sono risorse aggiuntive per i contratti, ma continua a rilasciare interviste nelle quali si vanta della famigerata continuità contrattuale evitando di dire che essa finora ha prodotto per le lavoratrici e i lavoratori pubblici un calo dei salari reali di quasi dieci punti percentuali.</p>
<p>Abbattere le compatibilità del nuovo patto di stabilità che fissa gli aumenti contrattuali a prescindere dall’inflazione reale</p>
<p>Rompere la gabbia di un sistema di relazioni sindacali basato sulla complicità e la repressione del dissenso, rimettendo le RSU, democraticamente elette da lavoratrici e lavoratori pubblici, al centro del sistema della contrattazione integrativa.&nbsp;</p>
<p>Per non pagare i costi della guerra che vogliono far ricadere su lavoratrici e lavoratori</p>
<p>Mercoledì 15&nbsp;aprile&nbsp;ore 10,00 manifestazione nazionale al ministero della Pubblica Amministrazione</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 08 Apr 2026 15:13:11 +0200</pubDate>
                        <title>USB PI: nessun baratto tra salario e smart working: 15 Aprile ore 10 presidio al ministero per la P.A. (P.ZZA VIDONI)</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Come è noto il governo ha predeterminato gli aumenti contrattuali fino al 2030, agganciandoli al tasso di inflazione programmata (5,4% nel triennio 2025-27) e non al costo reale della vita.</p>
<p>Sarebbe stato più semplice guardare alle guerre in atto, a partire da quella nel Golfo, che hanno già determinato un importante aumento dei prezzi del carburante. Stime della Confindustria e di Bankitalia dichiarano che i prezzi sono destinati ad una impennata che durerà a lungo quando all'attuale ondata speculativa, si affiancherà la crescita dell’inflazione causata dal probabile crollo globale della produzione del petrolio.</p>
<p>In questo contesto occorrerebbe fare una cosa semplicissima: aprire una grande battaglia per introdurre un sistema di adeguamento automatico delle retribuzioni al costo della vita, unico mezzo per preservare e mettere in sicurezza i nostri salari.</p>
<p>Invece, alcuni sindacati hanno già firmato lo stralcio della parte economica nel comparto Istruzione, ricerca , università e AFAM e, sulla base degli stessi presupposti, potrebbero chiudere i rinnovi contrattuali negli altri comparti pubblici, evocando l’ampliamento dello smart working come antidoto al crollo del potere d'acquisto delle retribuzioni.</p>
<p>In questo modo, da una parte si tenta di rimuovere dalla discussione la perdita progressiva della funzione del contratto, che dovrebbe essere quella di aumentare i salari per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici; dall’altra, si cerca goffamente di intervenire su uno strumento come lo smart working che le Amministrazioni pubbliche stanno progressivamente mettendo in discussione e che i sindacati non sanno come arginare, essendo l’organizzazione del lavoro stata esclusa dalle prerogative della contrattazione anche grazie alla loro inerzia e complicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come USB abbiamo sempre sostenuto lo smart working e lottato per la sua effettiva applicazione in tutte le amministrazioni e questo continueremo a fare; ma pensare che l'emergenza salariale e il carovita, destinato ad inasprirsi, si affronti con qualche giorno in più di lavoro da remoto è un insulto all’intelligenza di tutti i lavoratori e lavoratrici. Anche perché l’eventuale risparmio dei costi della benzina verrebbe prontamente vanificato da quello delle bollette domestiche.</p>
<p>Senza contare che lo smart working è una modalità organizzativa alla quale può accedere solo una parte di lavoratori e lavoratrici: per tutti gli altri cosa sarebbe previsto per far fronte ai costi energetici? Oppure questi sindacati stanno evocando ulteriori diseguaglianze tra lavoratori?</p>
<p>Per il crollo del potere d’acquisto esiste una sola risposta: aumentare i salari. A partire dall’attuale rinnovo dei contratti che rischia di produrre un arretramento economico importante per i dipendenti pubblici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo diremo forte e chiaro il 15 aprile, alle ore 10.00 a Roma, sotto le finestre del Ministro della PA Zangrillo, in un presidio organizzato proprio per chiedere che la questione del salario e quella della democrazia sindacale diventino centrali nell'attuale fase di rinnovo contrattuale.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 14:10:31 +0100</pubDate>
                        <title>Inail, valutazione: studia ma non rende!</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/inail-valutazione-studia-ma-non-rende-1411.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo! Come ogni mese&nbsp;di marzo, anche quest’anno abbiamo assistito alla&nbsp;sceneggiata della valutazione dell’apporto partecipativo individuale, con tutto il rispetto per le sceneggiate a teatro che almeno sai cosa stai andando a vedere! Invece all’INAIL il personale ogni anno è costretto ad assistere alla solita farsa dello “<em>studia, ma non rende!</em>”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure, gli applicativi si bloccano all’improvviso senza essere preceduti da alcuna motivazione o avviso, le sedi sono carenti di personale sanitario e amministrativo; ogni giorno si nuota per non affondare mentre la barca piano piano cola a picco e i primi a far finta di nulla sono i capitani! Capitani che, mentre le lavoratrici e i lavoratori di questo Istituto si affannano a tirar fuori l’acqua a secchiate dalla barca, stanno li a giudicare…<em>tu si, tu no, tu ni!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se non fosse che le valutazioni concorrono al punteggio complessivo previsto dai bandi per le progressioni economiche orizzontali, ci sarebbe veramente da ridere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci stancheremo mai di dirlo e di scriverlo,&nbsp;i criteri su cui si basa la valutazione del personale sono ingiusti, discriminanti e del tutto discrezionali, sotto effetto dell’arbitrio di una dirigenza che, ora più che mai, sembra vivere su un pianeta alieno, tanto misura la distanza dalla conoscenza del funzionamento delle proprie sedi.&nbsp; Il malcontento è talmente diffuso da rendere chiaro perché&nbsp;la rilevazione del benessere organizzativo&nbsp;sia stata, per la prima volta,&nbsp;furbescamente differenziata tra dirigenza e personale del comparto,&nbsp;così da sottrarre i dirigenti dal giudizio dei lavoratori e delle lavoratrici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un segnale davvero forte da parte della dirigenza sarebbe invece riconoscere in modo uniforme il valore del lavoro svolto, premiando tutti con una valutazione “elevata”:&nbsp;un gesto concreto capace di dare pieno riconoscimento all’impegno e alla tenuta quotidiana di un personale che lavora sotto pressione costante. Somiglierebbe un pò al “6 politico”, ma avrebbe il vantaggio di disinnescare il potenziale distruttivo della Valutazione individuale, poiché segnerebbe un patto tra Dirigenti e Personale con l’obiettivo comune di affrontare la situazione di emergenza in cui versa l’INAIL.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è più accettabile un sistema che fonda le carriere dirigenziali sul sacrificio di tutti i dipendenti: prima spremuti per raggiungere obiettivi di produzione sempre più sfidanti e in condizioni sempre più difficili, per poi assistere all’ingiusto sacrificio di una parte di loro, penalizzata economicamente e nelle prospettive di carriera, in nome della necessità di differenziare le valutazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Senza un adeguamento reale degli organici ai volumi di attività, la “persona al centro” resta solo uno slogan: la persona non viene messa al centro, ma finisce per sprofondare sovraccaricata, poco valorizzata e con penalizzazioni economiche e di carriera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci si riempie la bocca delle cose meravigliose che fa l’INAIL ma non ci si chiede mai chi è che le fa veramente! Son tutti bravi a parlare, ma quando arriva il momento di fare ti guardi intorno e non c’è nessuno e sai che tocca a te, sai che sei tu che devi fare anche se sei quella o quello che&nbsp;<em>studia, ma non rende!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma,&nbsp;25 marzo 2026&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; USB PI Coord. Nazionale INAIL</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 16:09:21 +0100</pubDate>
                        <title>Inail, no alle pagelline e alle valutazioni. Quando ci diranno: &quot;Vai dietro la lavagna?&quot;</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/inail-no-alle-pagelline-e-alle-valutazioni-quando-ci-diranno-vai-dietro-la-lavagna-1611.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Siamo tornati a scuola: prima le pagelle legate alla valutazione, adesso la punizione inflitta al personale accusato di aver copiato il compito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questo motivo il punteggio relativo al corso di formazione, espletato nel corso del 2025, utile per i livelli differenziali con decorrenza 1° gennaio 2026, è stato sterilizzato: 4 punti uguali per tutti e la modifica del test finale del prossimo corso, il cui punteggio sarà utile per il passaggio dei differenziali stipendiali con decorrenza 1° gennaio 2027.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Così come per le pagelline anche per la formazione il merito non c’entra niente perché la partita è truccata: saranno infatti proprio coloro i quali hanno già le risposte preconfezionate – in qualunque modo le abbiano ottenute – ad avere&nbsp;la certezza di superare in un solo tentativo il test finale con il massimo punteggio&nbsp;e non certo tutti quei lavoratori e lavoratrici che, nonostante l’ipocrisia di quanti fingono di non vedere la pesantezza delle condizioni e dei carichi di lavoro, continueranno ad essere costretti a fare la formazione fuori dall’orario di lavoro tentando di applicarsi al massimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nessuna FAD (formazione a distanza), neanche quelle che danno luogo ai crediti professionali, prevede un solo tentativo per il test finale.&nbsp;Perché lo scopo della formazione è quello di migliorare le competenze e non solo; e per migliorare si impara principalmente dalla revisione degli errori commessi e dai successivi approfondimenti. Niente di tutto questo sarà possibile all’Inail perché in questa decisione c’è solo&nbsp;intento punitivo,&nbsp;aggravato dal&nbsp;becero paternalismo&nbsp;di quei sindacati che, avallando le scelte dell’amministrazione, trasudano tale&nbsp;disprezzo per i lavoratori e le lavoratrici&nbsp;da sfociare in&nbsp;umiliazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Trattano tutti i lavoratori e le lavoratrici da furbetti del quartierino, anche quei sindacati che sul tema farebbero meglio a nascondersi, loro sì, dietro la lavagna. Infatti, prima firmano con entusiasmo un contratto in perdita sul piano salariale e peggiorativo sul piano normativo – come sulle ferie – e poi sul tavolo decentrato si fingono indignati dell’applicazione delle loro decisioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se questi sono gli amici dei lavoratori e delle lavoratrici, figuriamoci i nemici!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se davvero l’Amministrazione crede nel valore della formazione, come ribadisce in ogni occasione, è venuto il momento di dimostrarlo concretamente ripensando la decisione, oltremodo penalizzante, dell’unico tentativo per il test finale dei corsi e-learning, prevedendo parte della formazione in presenza e, soprattutto, mettendo tutte e tutti in condizioni di formarsi in orario di servizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 10 marzo 2026&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; USB PI Coord. Nazionale INAIL</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 15:58:23 +0100</pubDate>
                        <title>Un altro Black Monday per Inail: procedure online bloccate per quasi intere giornate di lavoro</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/un-altro-black-monday-per-inail-procedure-online-bloccate-per-quasi-intere-giornate-di-lavoro-1559.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Se un tempo le interruzioni dell’accesso agli applicativi in uso all’interno di Inail erano occasionali, programmate e di durata limitata, di recente si assiste ad un intensificarsi di tali interruzioni ed anche ad un aumento della durata degli interventi di ripristino. E spesso gli interventi di manutenzione non vengono neanche preannunciati.</p>
<p>Come lo scorso lunedì 16 marzo con accessi possibili a macchia di leopardo, anche oggi lunedì 23 marzo la quasi totalità dei dipendenti INAIL non ha avuto accesso agli applicativi relativi alle varie procedure per buona parte della giornata di lavoro, più o meno in tutte le sedi sparse per il Paese, perché il problema si è verificato a livello centrale, coinvolgendo sia i lavoratori in presenza che quelli in lavoro agile o in telelavoro.</p>
<p>Non conosciamo al momento i dettagli delle criticità verificatesi, ma si impone una riflessione profonda su cosa stia avvenendo in INAIL su questo ambito e soprattutto cosa c’è alla radice di questi problemi, perché al di là del singolo caso riteniamo piuttosto grave l’entità di tali disservizi, che incidono sull’utenza in primis e sui dipendenti, chiamati nei giorni successivi a recuperare il lavoro che non è stato possibile svolgere durante la giornata di totale disconnessione dal sistema.</p>
<p>Stupisce soprattutto la mancanza di comunicazioni e dettagli in merito agli inconvenienti informatici: per il lungo crash di lunedì 16 marzo il messaggio lapidario finale comunicava semplicemente il ripristino senza informare sulle ragioni che avevano determinato l’interruzione.</p>
<p>In attesa di avere ulteriori elementi per valutare le criticità che stanno emergendo, come USB desideriamo esprimere a nome di tante/i colleghe/i l'esigenza di una comunicazione più puntuale ed esauriente che coinvolga tutte e tutti, anziché lasciare che tutto cada come al solito nel dimenticatoio.</p>
<p>Per quanto riguarda la gestione e la manutenzione dei servizi informatici e delle infrastrutture connesse (server, etc.) ci chiediamo in questa serie di circostanze se l'esternalizzazione di alcuni servizi possa garantire davvero una maggiore efficienza e convenienza, tratti che facciamo davvero fatica a riscontrare nella realtà quotidiana.</p>
<p>Ad esempio, la&nbsp;procedura SGP, il nuovo sistema destinato a entrare progressivamente in servizio nelle aree lavoratori e sanitarie delle nostre sedi. Un progetto che procede ormai da tempo e di cui&nbsp;abbiamo già denunciato storture e criticità, ma che continua ad andare avanti imperterrito, come dimostrano le recenti comunicazioni della DCOD che annunciano il rilascio in esercizio della&nbsp;versione 3.0 di SGP per l’area sanitaria e l’area amministrativa nelle sedi pilota.</p>
<p>Le notizie che arrivano proprio da queste ultime sono tutt’altro che rassicuranti: a fronte del susseguirsi delle versioni,&nbsp;i problemi restano sempre gli stessi.</p>
<p>Malfunzionamenti, bug, rallentamenti e difficoltà operative continuano a ripresentarsi, senza che si registri un reale miglioramento né un concreto salto di qualità del sistema.</p>
<p>Alla luce dei continui blackout degli applicativi attuali, viene spontaneo chiedersi con quale fiducia le lavoratrici e i lavoratori dell’INAIL dovrebbero guardare a questo&nbsp;“futuro digitale” che avanza.</p>
<p>Se queste sono le premesse, il rischio è quello di ritrovarsi con nuovi strumenti che replicano, anzi&nbsp;AMPLIFICANO le criticità&nbsp;già oggi sotto gli occhi di tutti!</p>
<p>Molti servizi sono gestiti tramite Accordi Quadro Consip, che permettono l'affidamento di contratti esecutivi specifici e al momento è in corso l'applicazione di Accordi Quadro per servizi applicativi &quot;in ottica cloud&quot;. Per adesso di cloud si vede solo la fantozziana nuvoletta che continua a riversare tempeste su INAIL.</p>
<p>Ci aspettiamo una risposta esauriente, perché pretendere uno “scusateci per l’interruzione improvvisa del servizio” sarebbe veramente chiedere troppo! Del resto, sono le lavoratrici e i lavoratori dell’Inail a rimetterci la faccia con l’utenza….e questo non vale neanche un messaggio di preavviso di blocco degli applicativi!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma, 23 marzo 2026&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; USB PI Coord. Nazionale INAIL</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 20 Mar 2026 11:36:37 +0100</pubDate>
                        <title>BCE: l’inflazione galoppa. E il governo corre a chiudere i contratti pubblici! La FLC CGIL ultima stampella per Valditara e Bernini?</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/ccnl-scuola-2026-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Con un inequivocabile comunicato del primo pomeriggio di ieri, la Banca Centrale Europea ha cambiato le sue previsioni economiche, orientandole verso un deciso peggioramento. Secondo le nuove stime l’inflazione, defalcata degli aumenti dell’energia, arriverebbe a circa il 4,8% a fine 2027. Una stangata che cominciamo già a percepire e che necessiterebbe, anche per recuperare il taglio del potere di acquisto del 10% del precedente rinnovo contrattuale, di un aumento medio di quasi 400 euro netti al mese.<br /> Oltre a questo, la BCE prevede un rallentamento dell’economia e &nbsp;una crescita quasi dimezzata che si traduce &nbsp;già oggi per il Governo Meloni in un aumento del debito e, quindi, nell’esigenza di tagliare servizi e stato sociale. Anche perché gli stipendi pubblici li aveva già tagliati, bloccando ogni recupero, appunto, delle nostre perdite, determinando in anticipo una inflazione nel triennio pre-determinata in poco più del 3%.&nbsp;<br /> Ê bene chiarire che la previsione al rialzo delle stime della Bce avviene al netto degli effetti della guerra in Medio Oriente: insomma un quadro che inevitabilmente ê destinato a peggiorare e che fará schizzare alle stelle il costo della vita.<br /> In questa condizione la fretta nel<br /> &nbsp;volere subito chiudere i contratti pubblici non ê certamente dettata dalla preoccupazione per le sorti delle retribuzioni dei lavoratori, ma, al contrario, serve proprio ad anticipare e provare a nascondere la fiammata inflazionistica che sta per abbattersi sul paese.<br /> L'USB, nella precedente tornata contrattuale 2022-2024, si è caratterizzata per aver abbandonato il tavolo di trattativa e per aver scelto di non firmare il CCNL delle Funzioni Centrali. Ci avevano seguito la CGIL FP e la UIL FP non siglando l’ipotesi e a ruota lo stesso era successo nella Sanità, negli Enti Locali e nel compartone Istruzione e Ricerca. Nel frattempo, la UIL si era riunita alla meloniana CISL e agli ammennicoli sindacali e aveva firmato in nome della continuità contrattuale.<br /> L'attuale tornata contrattuale (2025-2027) si era proprio aperta con USB che riproponeva nelle funzioni centrali un modello contrattuale che determinasse un miglioramento della condizione salariale, non il mero mantenimento o arretramento. E al tavolo Aran si sono cominciati a vedere i primi segni della pressione governativa sui sindacati amici. Le risorse necessarie ad un buon contratto non c’erano, ma c'è da aggiungere che , a parte USB, nessuno le ha nemmeno chieste. E più la guerra mordeva e morde i nostri portafogli, più al tavolo si evidenziava la fretta meloniana.<br /> È questo il quadro in cui si è aperta la contrattazione del comparto Istruzione e Ricerca, che è diventato il luogo di una incredibile velocizzazione. L’atto di indirizzo conterrebbe un potente intervento di Valditara (la Bernini è a rimorchio) per chiudere la parte economica al più presto. Le due riunioni calendarizzate a fine marzo ed il primo aprile sembrano codificare una accelerazione nella trattativa. Cisl, UIL, Anief, Gilda e Confsal già con la penna in mano felici di compiacere la Meloni, Valditara e la Bernini.<br /> E la FLC CGIL?&nbsp;<br /> A questo punto, rileggendo il comunicato FLC dell’11 marzo si apre un evidente contraddizione. L'Europa delle Banche, la BCE, prevede una ulteriore perdita di potere di acquisto se si applicano gli aumenti cristallizzati del governo Meloni. E la FLC ha già dichiarato che, sebbene ‘anche a causa di un CCNL 2022-2024 che non ha garantito il recupero del potere d’acquisto’, è disposta, con i sindacati governativi a ‘procedere con un accordo sulla parte economica’. &nbsp;La FLC ultima stampella per i ministri Valditara e Bernini già pronti ai tagli alla Scuola, all’Alta Formazione e al tavolo con gli altri?<br /> Mentre si gioca la decisiva battaglia sul NO al referendum ed il mondo della ricerca, dell'università, dell'AFAM, della scuola continua ad essere attraversato da importanti segnali di risveglio, questa possibile chiusura della parte economica con l'appoggio di FLC ha il merito di chiarire ancora una volta da che parte stanno i nemici dei lavoratori e delle lavoratrici.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 17 Mar 2026 16:38:48 +0100</pubDate>
                        <title>Lavoro agile alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: dalla piazza una richiesta chiara di modernizzazione</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/lavoro-agile-alla-presidenza-del-consiglio-dei-ministri-dalla-piazza-una-richiesta-chiara-di-modernizzazione-1642-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta oggi un’assemblea partecipata del personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, indetta da SNAPRECOM, USB, FLP e SIPRE. Dal confronto è emersa una posizione netta: il lavoro agile è una modalità organizzativa prevista dalla normativa, fondata su obiettivi, responsabilità e risultati misurabili.</p>
<p>Non può essere INTESO COME un privilegio concesso dall’alto!</p>
<p>Nel corso dell’assemblea SNAPRECOM, USB, FLP e SIPRE hanno ribadito come il lavoro agile rappresenti, oggi, una componente essenziale del processo di trasformazione digitale <u>non solo</u> della Presidenza del Consiglio ma di tutta la Pubblica Amministrazione, contribuendo fattivamente a migliorare l’efficienza, la tracciabilità delle attività e l’utilizzo delle risorse pubbliche.</p>
<p>In una realtà complessa come la Capitale d’Italia, il Lavoro Agile costituisce veramente uno strumento concreto per ridurre gli spostamenti quotidiani, con evidenti effetti positivi sulla mobilità urbana e sulla qualità della vita dei lavoratori. È stato inoltre evidenziato il ruolo del lavoro agile nel rendere la Pubblica Amministrazione più attrattiva, soprattutto nei confronti delle competenze più qualificate per favorire un migliore equilibrio tra tempi di vita e di lavoro.</p>
<p>Preoccupa, in questo contesto, l’impostazione della Direttiva in corso di adozione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, laddove richiama la “centralità della presenza fisica” nello svolgimento delle attività istituzionali. Una visione che entra direttamente in contrasto con le esigenze di innovazione e modernizzazione dell’amministrazione pubblica.</p>
<p>L’assemblea ha quindi ribadito la necessità di un approccio non ideologico, ma fondato su organizzazione, trasparenza e risultati: il lavoro agile funziona quando è parte di un modello amministrativo moderno, fallisce quando viene trattato come una concessione o una misura emergenziale.</p>
<p>Alla luce di quanto emerso, queste organizzazioni sindacali attendono un segnale chiaro dal tavolo di conciliazione convocato per domani, 18 marzo, auspicando che sia l’occasione di un confronto serio e concreto con l’Amministrazione.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 16 Mar 2026 15:55:51 +0100</pubDate>
                        <title>Risorse e democrazia centrali nel rinnovo dei contratti pubblici in tempo di guerra</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/risorse-e-democrazia-centrali-nel-rinnovo-dei-contratti-pubblici-in-tempo-di-guerra-1560-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 12 si è riunito ancora il tavolo per il rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali.</p>
<p>USB PI ha argomentato una serie di proposte, dettagliate in un documento inviato all’ARAN, sui temi sui quali si sta concentrando questa trattativa: IA, turni, ferie, progressioni, implementazione lavoro a distanza.</p>
<p>Abbiamo poi riproposto la questione della cosiddetta “tassa sulla malattia” applicata anche alle visite mediche rilanciando la richiesta di tre giorni annui di permesso retribuito per visite ed esami strumentali nell’ambito dei programmi di prevenzione, una misura di civiltà che si scontra però sul muro della scarsità delle risorse messe a disposizione da parte del Governo.</p>
<p>Le risorse, appunto. Il fantasma che si aggira su questo rinnovo contrattuale, sia in termini di aumenti salariali che come strumento per miglioramenti normativi sostanziali.</p>
<p>L’aggressione degli USA e di Israele nei confronti dell’Iran sta producendo, oltre alle migliaia di morti e alla devastazione ambientale, effetti economici anche nel nostro Paese che per ora si concretizzano in interventi speculativi sui prezzi dei carburanti, ma che rischiano di consolidarsi e produrre picchi di aumento dell’inflazione. Tutto ciò purtroppo dimostra come la tanto decantata continuità contrattuale a risorse largamente predeterminate e non modificabili sia in realtà un trappolone per lavoratrici e lavoratori pubblici. Vedremo come evolverà la situazione internazionale, ma va considerata la possibilità che si arrivi, così come nel 2022-2024, ad un rinnovo contrattuale con perdita del potere d’acquisto dei salari.</p>
<p>Non a caso, ARAN ha tentato un’accelerazione, respinta da USB, presentando le tabelle economiche degli aumenti, peraltro non esaustive e prima di un confronto reale sia sulla loro quantificazione che sulla distribuzione sulle voci stipendiali. Anche a fronte della proposta di stralcio della parte economica presentata al tavolo del rinnovo di Istruzione e Ricerca, è chiaro il tentativo del Governo di chiudere prima possibile i rinnovi contrattuali per evitare che l’eventuale picco inflattivo infiammi nuovamente la contrattazione.</p>
<p>Il che ci porta a ribadire con maggiore determinazione che, ancora di più in funzione dell’allargarsi del conflitto, la quantificazione delle risorse deve essere nella disponibilità del tavolo del rinnovo contrattuale, sia direttamente per quanto riguarda gli aumenti, sia indirettamente per le voci, come i buoni pasto, che determinano le condizioni materiali di lavoratrici e lavoratori.</p>
<p>Allo stesso modo, la democratizzazione del sistema delle relazioni sindacali è un nodo irrinunciabile e strettamente legato alle ricadute economiche derivanti dall’evolversi della situazione internazionale.</p>
<p>L’esclusione dei sindacati non firmatari dalle relazioni sindacali fortemente voluto da ARAN e sindacati fiancheggiatori, rende lavoratrici e lavoratori del Pubblico Impiego ostaggio del Governo che può così scaricare sul rinnovo contrattuale i costi della crisi economica e del riarmo, a danno degli aumenti salariali.</p>
<p>L’esclusione delle RSU dai tavoli nazionali e regionali, in violazione delle previsioni normative, non è altro che la rappresentazione più evidente della volontà di consolidare il monopolio sindacale dei collaborazionisti.</p>
<p>L’attuale sistema di relazioni sindacali, costruito sulle esclusioni e denunciato da sempre da USB come anti democratico, oggi più che mai è un ostacolo da rimuovere per garantire la difesa dei diritti e delle condizioni materiali dei dipendenti pubblici in una fase drammatica per il Paese.</p>
<p>Democrazia e salari, il nostro manifesto contrattuale e lo spauracchio per Governo e sindacati complici che temono il confronto aperto ad armi pari, senza penalizzazione preventiva per chi dissente, saranno i temi che porteremo in piazza, sotto le finestre del Ministro per la Pubblica Amministrazione</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 11 Mar 2026 10:40:10 +0100</pubDate>
                        <title>USB PI Campania: incontro sindacale con i Centri per l&#039;impiego</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>In data 09/03/2026 due delegati della USB P.I. Regione Campania, entrambi lavoratori dei CPI, hanno partecipato, insieme alle altre OO.SS. presenti in Giunta, all’incontro convocato dalla Direzione Lavoro e Formazione avente ad oggetto la situazione dei Centri per l’Impiego, alla presenza della neo Assessora al Lavoro, dott.ssa Angelica Saggesse.</p>
<p>Nel corso del loro intervento hanno riassunto i temi contenuti nella lettera che, a nome delle iscritte e degli iscritti USB dei CPI, è stata inviata al neo Presidente della Regione Campania, Roberto Fico.</p>
<p>Di seguito i principali temi trattati e le relative informative fornite dalla Direzione.</p><ul> 	<li> 	<h3>Alti carichi di lavoro</h3> 	</li> </ul><p>La Direzione ha riconosciuto il periodo di particolare intensità dei carichi di lavoro legato alle fasi conclusive del progetto GOL, ma a questo riconoscimento non sono seguite risposte concrete alle criticità da noi sollevate rispetto all’ingente mole di lavoro richiesta ai lavoratori per il raggiungimento dei numerosi obiettivi previsti dal programma. Di fronte a questa situazione abbiamo sollecitato con forza l’apertura di un canale diretto e stabile di comunicazione e confronto tra la Direzione, i responsabili dei CPI e i lavoratori, al fine di affrontare in maniera strutturale le problematiche organizzative e individuare soluzioni concrete alle difficoltà che quotidianamente si registrano sui luoghi di lavoro.</p>
<p>È stata inoltre comunicata l’intenzione della Giunta di procedere con l’organizzazione dell’ultima tranche di assunzioni previste dal piano di potenziamento dei CPI. Su questo punto la nostra organizzazione valuta positivamente l’immissione di nuovo personale nei Centri per l’Impiego, a condizione che le procedure vengano avviate e concluse in tempi rapidi. Allo stesso tempo continueremo a promuovere iniziative e campagne, sia a livello nazionale sia locale, per superare i vincoli di bilancio che gravano sul fondo del salario accessorio negli enti locali, restrizioni che continuano a penalizzare lavoratrici e lavoratori del settore.</p><ul> 	<li> 	<p>Ritardi nelle procedure dei tirocini</p> 	</li> </ul><p>Abbiamo denunciato il grave ritardo nelle procedure relative ai tirocini, che sta generando forti criticità operative e creando disagi sia agli operatori dei servizi sia agli utenti e alle aziende coinvolte. Di fronte a questa situazione ci è stato riferito che la Direzione starebbe procedendo ad accelerare l’evasione delle pratiche già prese in carico. Su questo punto vigileremo con la massima attenzione affinché alle dichiarazioni seguano fatti concreti e si determini una reale accelerazione delle procedure.</p>
<p>Parallelamente, gli uffici regionali stanno avviando un’analisi per comprendere le ragioni del forte incremento delle richieste di tirocini registrato in Campania e per verificare i possibili abusi da parte delle aziende nell’utilizzo di questo strumento di politica attiva. USB ritiene necessario che, alla luce degli abusi già emersi e dei rischi legati anche alla sicurezza sui luoghi di lavoro, si vada verso una regolamentazione più stringente dell’utilizzo dei tirocini, lì dove manchi la componente formativa della politica attiva, da parte delle imprese, contrastando ogni forma di utilizzo distorto di questo strumento e favorendo invece l’attivazione di veri e propri contratti di lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p><ul> 	<li> 	<p>Indennità per condizioni di lavoro</p> 	</li> </ul><p>La Direzione ha riconosciuto le difficoltà nel riconoscere l’istituto così come attualmente strutturato, una situazione che, a nostro avviso, sta generando evidenti disparità di trattamento tra lavoratori che svolgono le medesime mansioni, alimentando tensioni interne e possibili contenziosi nei confronti dell’Amministrazione. Su questo tema la nostra organizzazione sindacale è sempre stata coerente nel criticare le scelte effettuate in sede di delegazione trattante dalla maggioranza della RSU, in particolare rispetto al numero estremamente limitato dei beneficiari e al criterio della rotazione. Tali scelte sono state determinate anche dallo spostamento di ingenti risorse dal fondo del salario accessorio — già fortemente limitato — verso gli incarichi di Elevata Qualificazione, che riguarderanno soltanto una piccola parte dei lavoratori a discapito della grande maggioranza del personale. Su questo punto ci impegniamo, insieme alla RSU affiliata alla nostra organizzazione, a costruire nel prossimo CCDI un impianto più equo e a destinare quante più risorse possibili per riconoscere l’indennità a tutti gli operatori dei CPI che svolgono attività particolarmente disagiate.</p><ul> 	<li> 	<h3>Ristrutturazione delle sedi</h3> 	</li> </ul><p>Prendiamo atto della riapertura di alcune sedi, tra cui quelle del Collocamento Mirato di Napoli, Pozzuoli e Capua, ma tali interventi restano del tutto insufficienti rispetto alle reali esigenze dei lavoratori e dell’utenza. È grave il ritardo accumulato nell’utilizzo dei fondi PNRR e il fatto che non tutte le sedi dei CPI saranno oggetto di interventi di ristrutturazione, determinando così la perdita di risorse che avrebbero potuto migliorare in modo significativo le condizioni di lavoro di centinaia di operatori e la qualità dei servizi erogati ai cittadini. Non possiamo non ricordare come, negli anni passati, siamo stati tra i pochi a denunciare con forza la condizione infrastrutturale fortemente critica delle sedi dei CPI e il ritardo della Regione nell’utilizzo dei fondi europei destinati a questi interventi. A pochi mesi dalla conclusione del piano PNRR apprendiamo ora del mancato raggiungimento degli obiettivi e della conseguente perdita di milioni di euro destinati alla ristrutturazione delle sedi dei CPI. Si tratta di una responsabilità politica e amministrativa grave, frutto di una inaccettabile inerzia delle istituzioni regionali, che dovrà essere chiarita e approfondita nelle prossime settimane.</p><ul> 	<li> 	<h3>Agenzie per il lavoro ed enti di formazione</h3> 	</li> </ul><p>Accogliamo positivamente la riduzione del numero delle APL accreditate in Regione Campania, un intervento che va nella direzione di limitare una proliferazione spesso poco trasparente di soggetti privati all’interno del sistema delle politiche attive. Allo stesso tempo riteniamo necessario che un’analoga operazione venga avviata anche nei confronti degli enti di formazione che, salvo poche e apprezzabili eccezioni, negli anni di attuazione del progetto GOL hanno dimostrato di essere più interessati a intercettare le ingenti risorse stanziate per le politiche attive nazionali ed europee che a garantire percorsi formativi realmente efficaci e utili per lavoratrici, lavoratori e disoccupati. È necessario fare chiarezza sull’utilizzo di queste risorse pubbliche e rimettere al centro la qualità dei servizi e i reali bisogni delle persone, evitando che le politiche attive si trasformino nell’ennesimo terreno di rendita per soggetti privati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine prendiamo atto della disponibilità dimostrata dalla Direzione e dall’Assessora Saggesse ad ascoltare tutte le parti sociali. È evidente che la molteplicità delle problematiche che investono quotidianamente i lavoratori non può essere affrontata e risolta nel corso di un unico incontro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per questo riteniamo necessario costruire un dialogo stabile e continuativo tra lavoratori, organizzazioni sindacali e amministrazione. Non possiamo tuttavia che esprimere un giudizio complessivamente negativo su questo primo tavolo di confronto.</p>
<p>Il lavoro sindacale dovrà quindi proseguire con determinazione, a partire dal contributo attivo dei lavoratori, che rappresenta da sempre un elemento centrale del metodo e della pratica sindacale di USB. Solo attraverso la partecipazione diretta e il confronto collettivo sarà possibile portare avanti le rivendicazioni e individuare soluzioni concrete alle criticità esistenti.</p>
<p>L’azione sindacale continuerà in tutti i luoghi in cui i lavoratori possono far sentire la propria voce: dalle sedi di lavoro alle manifestazioni di protesta, dagli incontri istituzionali ai tavoli di contrattazione.</p>
<p>Invitiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a partecipare alla manifestazione nazionale del 14 marzo a Roma, per gridare un forte NO sociale al Governo Meloni: alle sue politiche di guerra, alla riforma della giustizia, al silenzio sul genocidio in Palestina e alle misure repressive contro chi manifesta dissenso nel nostro Paese.</p>
<p>USB P.I. Regione Campania</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 13:08:22 +0100</pubDate>
                        <title>USB PI: lettera al Presidente della Regione Campania Roberto Fico</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p><br /> Al Presidente della Regione Campania, Dott. Roberto Fico,</p>
<p>La nostra organizzazione sindacale ha ascoltato con molto interesse le Sue parole, espresse in campagna elettorale, circa l’intenzione di avviare in Campania un progetto di reddito minimo regionale in caso di vittoria alle elezioni. Le scriviamo quindi per aprire un confronto reale e costruttivo sulle politiche occupazionali della Regione Campania e per attirare la Sua attenzione sulle attuali criticità dei servizi pubblici per l’impiego. Senza un reale rafforzamento dei Centri per l’Impiego, in termini di risorse umane e di strutture, e senza un cambiamento radicale nella definizione delle politiche occupazionali a livello regionale, la Campania rischia infatti di restare ancora a lungo tra le regioni dell’Unione Europea con il più alto tasso di disoccupazione.</p>
<p>Riteniamo, alla luce dei dati forniti da Eurostat, riferiti all’anno 2024 e diffusi a fine 2025, che collocano la Campania tra le regioni europee con il più alto tasso di rischio di povertà o esclusione sociale, che il tema dell’occupazione e degli strumenti di sostegno al reddito sia centrale.</p>
<p>Inoltre, secondo il “Report Equality Index” pubblicato ogni anno dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE), l’Italia, per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile, è sempre all’ultimo posto e la Campania è purtroppo una delle regioni dove il fenomeno della disoccupazione, della precarietà e delle discriminazioni femminili nel mondo del lavoro è ancora troppo diffuso. Consideriamo che anche su questo tema la nuova Giunta debba dare un segnale forte con decisioni politiche che possano finalmente invertire la rotta e favorire la parità di genere.</p>
<p>A ciò si aggiunge il dato diffuso a fine dicembre 2025 dall’INPS, secondo cui la spesa complessiva per l’Assegno di inclusione nel solo territorio napoletano ha superato quella delle regioni del Nord, non solo a causa dell’alto numero di percettori ma, soprattutto, per le difficoltà socioeconomiche dei nuclei beneficiari.<br /> Già all’inizio del 2025, come Unione Sindacale di Base, denunciavamo le criticità e le incongruenze delle nuove misure ADI e SFL introdotte dal Governo Meloni, che hanno posto fine all’esperienza del Reddito di Cittadinanza, causando un ulteriore impoverimento di ampie fasce della popolazione campana.</p>
<p>In particolare, evidenziavamo i rischi connessi alla misura denominata Supporto per la Formazione e il Lavoro, fruibile per un massimo di dodici mensilità, destinata ai soggetti ritenuti “occupabili”, nella fascia di età compresa tra i 18 e i 59 anni, non disabili e senza over 60 o figli minorenni a carico.</p>
<p>Ad oggi, molti di coloro che hanno perso il Reddito di Cittadinanza e concluso il periodo di fruizione del Supporto per la Formazione e il Lavoro, soprattutto in Campania, si trovano privi sia di strumenti di sostegno al reddito sia di un’occupazione stabile e garantita.</p>
<p><br /> Spia di questo malessere diffuso sono i lavoratori dei Centri per l’Impiego – di diretta competenza regionale – e gli assistenti sociali dei Comuni che, quotidianamente, sono a contatto con i percettori di ADI e SFL e con la stragrande maggioranza dei disoccupati che si rivolgono agli uffici regionali e comunali.</p>
<p>I lavoratori dei Centri per l’Impiego, pur operando in condizioni di sottorganico e con stipendi bassi — l’ultimo rinnovo del CCNL Enti Locali ha previsto un aumento di appena il 6%, a fronte di un’inflazione quasi triplicata negli ultimi anni — non hanno mai fatto mancare la propria professionalità, nonostante la scarsa valorizzazione del loro lavoro anche da parte della dirigenza regionale e nonostante siano spesso destinatari di episodi di rabbia e disagio espressi dall’utenza.</p>
<p>Per citare solo alcuni dati significativi, basti pensare che nel territorio del Comune di Napoli attualmente ci sono solo tre Centri per l’Impiego e che, secondo l’osservatorio dell’INPS su ADI e SFL, a dicembre 2025 ci sono stati 279.000 beneficiari di Assegno di inclusione e, nel 2025, in Campania più di 48.000 beneficiari della misura Supporto Formazione e Lavoro.</p>
<p>A ciò si aggiunge una situazione infrastrutturale fortemente critica che interessa la maggioranza delle sedi dei Centri per l’Impiego. Il piano di interventi previsto nell’ambito del Piano di rafforzamento dei CPI per l’adeguamento delle sedi è partito in ritardo e rischia, alla luce delle scadenze ravvicinate, di non essere completato nei tempi previsti, con un importante spreco di risorse pubbliche utilizzate solo in parte.</p>
<p>Il Piano di Potenziamento dei CPI, integrato dalla Missione 5 dedicata del PNRR, prevederebbe, ad esempio, tra sportelli primari (CPI) e secondari (sportelli di prossimità), almeno 10 centri aperti al pubblico operativi solo nella città di Napoli</p>
<p>Invece molte strutture risultano chiuse da anni, con conseguenti disservizi per l’utenza e disagi per i lavoratori; in altre sedi i lavori non sono ancora iniziati, mentre in alcune procedono con estrema lentezza. Si contano, ad oggi, pochissime inaugurazioni di nuove sedi o di sedi ristrutturate a fronte di circa 50 sedi presenti sull’intero territorio regionale.</p>
<p>Non possiamo inoltre non segnalarLe un preoccupante trend che vede il continuo finanziamento del settore privato della formazione e delle politiche attive a discapito del settore pubblico.</p>
<p>Dall’introduzione del programma GOL sono infatti proliferati sul territorio campano numerosi enti di formazione che, salvo poche e apprezzabili eccezioni, sono sembrati più interessati a intercettare e incassare le risorse stanziate dalle politiche attive nazionali ed europee che a garantire una formazione realmente efficace e utile all’inserimento lavorativo degli utenti. Sarebbe opportuno attuare una selezione di merito più rigorosa sui profili di destinazione di tale formazione, con meccanismi premianti in caso di esiti occupazionali al termine dei percorsi.</p>
<p>Vengono purtroppo ignorate altre leve incentivanti occupazionali, come la “dote individuale condivisa”, un meccanismo che premierebbe il sistema pubblico e le imprese più responsabili, oppure il rafforzamento dello strumento dei Tirocini di Orientamento e Formazione attraverso la revisione del Regolamento Regionale n. 4/2018, favorendone da un lato una maggiore tutela e dall’altro una maggiore capacità diretta di promozione e incentivazione.</p>
<p>Stiamo inoltre rilevando da mesi una crescente lentezza e burocratizzazione dei processi amministrativi regionali, forse connessa alla recente riorganizzazione degli uffici della Giunta regionale, che ha interessato anche i CPI. Tale situazione sta creando notevoli difficoltà nell’erogazione dei servizi pubblici.</p>
<p>Le citiamo, come caso esemplare, la questione dei tirocini extracurriculari che, sottoposti a nuovi passaggi formali e a un conseguente aggravamento del procedimento amministrativo, stanno causando notevoli ritardi e stanno spingendo di fatto le aziende e gli enti del terzo settore a rivolgersi, a pagamento, agli attori privati del mercato del lavoro.</p>
<p>Questa scelta di verticalizzazione, centralizzazione e burocratizzazione dei processi, oltre a compromettere buone pratiche di decentramento amministrativo e di prossimità dei servizi all’utenza, rischia di favorire il settore privato a scapito del pubblico, con una deriva non perfettamente trasparente e che rischia di svilire sempre di più l’efficienza e l’efficacia del Servizio Pubblico.</p>
<p>Come USB abbiamo già denunciato queste criticità, mettendo in guardia dal rischio che si possa determinare un ulteriore indebolimento del servizio pubblico a vantaggio degli operatori privati dei servizi per il lavoro (nota PROT. 416/25 P.I., oggetto: “Segnalazione disfunzioni nei flussi autorizzativi e nelle procedure di semplificazione”).</p>
<p>Infine, non possiamo non evidenziarLe i problemi quotidiani, ormai divenuti insostenibili, legati al malfunzionamento delle piattaforme informatiche, che ostacolano la regolare erogazione dei servizi e aggravano una situazione già fortemente critica. A tal proposito servirebbe una vera strategia di “rafforzamento delle reti” e quindi di investimenti idonei a tale scopo.</p>
<p>In conclusione, riteniamo che qualsiasi proposta volta al rilancio e alla tutela dell’occupazione in Campania, nonché all’introduzione di nuove forme di sostegno al reddito — anche di carattere regionale — debba necessariamente partire dalla risoluzione di una serie di problematiche non più procrastinabili, nell’interesse della cittadinanza campana, dei lavoratori coinvolti e del buon funzionamento dei servizi pubblici regionali.</p>
<p>Certi della Sua sensibilità rispetto alle tematiche sinteticamente esposte, Le chiediamo un incontro e Le segnaliamo alcuni punti da affrontare con urgenza e in maniera strutturale:<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;L’introduzione di un reddito minimo regionale deve essere preceduta da un’attenta analisi dello stato dei servizi per l’impiego in Regione Campania;<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;Il completamento delle assunzioni previste dal Piano di potenziamento dei CPI con l’organizzazione rapida di un nuovo concorso;<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;L’istituzione di una cabina di regia che coordini in modo trasparente la realizzazione dell’intero piano di adeguamento delle sedi dei CPI;<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;L’aggiornamento e la rifunzionalizzazione delle piattaforme informatiche regionali in dotazione agli operatori dei CPI, a seguito della creazione di un gruppo di lavoro regionale a cui siano associati gli operatori dei CPI per evidenziare criticità e miglioramenti concreti;<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;Il ripristino di corrette e democratiche relazioni sindacali con tutte le Organizzazioni Sindacali presenti nella Giunta regionale e, in generale, procedure più trasparenti e uniformi nella gestione del personale, a partire dalla contrattazione decentrata;<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;L’apertura di un canale diretto di comunicazione e confronto tra la Direzione Regionale Lavoro e Formazione, i responsabili dei CPI e i lavoratori stessi, con la creazione, ad esempio, di gruppi di lavoro tematici che possano contribuire al miglioramento del servizio pubblico offerto;<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;Una maggiore promozione e il rafforzamento del ruolo degli Sportelli Donna nei CPI di tutta la regione ai sensi della Legge regionale n. 17 del 26 ottobre 2021, instaurando una collaborazione strutturata con l’Ufficio della Consigliera di Parità al fine di promuovere la parità di genere e di contrastare le discriminazioni nel mercato del lavoro;<br /> •&nbsp;&nbsp; &nbsp;Una reale valorizzazione del Servizio Pubblico e del suo ruolo, anche attraverso la conclusione di protocolli d’intesa operativi con altri enti pubblici, come ad esempio quello con il Ministero della Giustizia (bloccato alla firma senza alcuna spiegazione da due anni) per favorire il reinserimento socio-lavorativo di detenuti e persone sottoposte a misure di restrizione della libertà, o con l’Ispettorato del lavoro, prendendo esempio da altre regioni, per fare realmente dei CPI degli attori imprescindibili nella lotta al lavoro nero.</p>
<p><br /> La condizione sociale e occupazionale della Campania richiede scelte coraggiose e una chiara volontà di rafforzare il servizio pubblico. Da parte nostra vi è piena disponibilità al confronto, ma anche la determinazione a difendere i diritti dei lavoratori e delle fasce più fragili della popolazione.</p>
<p>Restiamo in attesa di un incontro e di segnali concreti.<br /> Cordiali saluti.</p>
<p>USB P.I. Regione Camania<br /> Napoli 09/03/2026<br /> &nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 12:17:04 +0100</pubDate>
                        <title>Usb alla commissione bilancio: nel decreto PNRR tante poltrone e poche stabilizzazioni. A rischio migliaia di posti di lavoro, 300 precari del MIC già licenziati</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo il decreto conferma lo stato di arretramento dell’attuazione delle misure con maggior ricaduta sociale contenute nel Piano di Ripresa e Resilienza, aggravato dal pressoché nullo confronto con le parti sociali visto che la cabina di regia è stata convocata una sola volta dal Ministro Foti. Una situazione che ci porta a ripetere in ogni occasione la stessa domanda: cosa resterà al Paese reale del PNRR?</p>
<p>Nella memoria inviata alla commissione bilancio della Camera dei Deputati nell’ambito delle audizioni sul DL 19 febbraio 2026, n. 19, USB, a fronte del chiaro ritardo nel raggiungimento di molti obiettivi del PNRR, ha sottolineato come gli interventi contenuti nel provvedimento in esame siano tardivi e di dubbia efficacia.</p>
<p>Al moltiplicarsi di nuovi incarichi dirigenziali e per esperti e nuovi posti da dirigente, si sommano le varie proroghe sempre di figure apicali o di professionisti, ma non quelle di lavoratrici e lavoratori precari che hanno realmente rappresentato il vero valore aggiunto di questo PNRR. Tranne interventi limitati nei numeri e tutti alla Presidenza del Consiglio, nel decreto mancano interventi tesi a non dilapidare il patrimonio di professionalità e competenze messe a frutto con i progetti PNRR in diversi ambiti.</p>
<p>Parliamo del Ministero della Cultura dove oltre trecento lavoratori e lavoratrici, il cui contratto è scaduto il 28 febbraio, non solo non sono stati stabilizzati, ma neanche prorogati. Il Governo ha bocciato diversi emendamenti al milleproroghe, finalizzati alla proroga di questo personale, composto peraltro da alte professionalità e indispensabile all’erogazione dei servizi museali in diverse regioni del sud Italia, in particolare in Calabria.</p>
<p>Stesso destino sembra essere riservato ai precari PNRR del Ministero dell’istruzione e del Merito che scadranno nei prossimi mesi e per i quali al momento non c’è nessun provvedimento di proroga.</p>
<p>Nella stessa barca ci sono poi circa 1800 precari PNRR Giustizia che dal 1° luglio resteranno a casa non per una scelta funzionale, visto che al Ministero della Giustizia c’è una carenza di organico tale che richiederebbe un piano straordinario di assunzioni ben superiore alla stabilizzazione di tutti i precari, ma semplicemente perché il Governo non vuole investire risorse aggiuntive e per le stabilizzazioni si è affidato completamente o quasi alle risorse assunzionali del Ministero.</p>
<p>Infine i precari di Università ed Enti di Ricerca. Nel corso del 2026 scadranno migliaia di contratti, il Paese registrerà l’ennesimo sperpero di professionalità, sentiremo e leggeremo della fuga dei cervelli e di fantomatici piani per il rientro dei talenti, ma nessuno avrà lavorato per evitare tutto questo.</p>
<p>Il reclutamento di personale altamente qualificato in snodi fondamentali della Pubblica Amministrazione come la Cultura, la Giustizia e la Ricerca poteva essere uno dei maggiori ritorni dagli investimenti realizzati con il PNRR per il sistema Paese. Questo è avvenuto in modo molto parziale e privo di un’idea progettuale, confermando da un lato che le stabilizzazioni che ci sono state, sono frutto delle lotte che hanno costretto il Governo a qualche risposta, dall’altro che Meloni e il suo esecutivo non hanno mai avuto un’idea di prospettiva nella gestione del PNRR, hanno vissuto alla giornata, avendo come unico obiettivo quello di arrivare ad incassare la rata successiva.</p>
<p>Siamo arrivati alle battute conclusive. Tra poco sarà possibile tirare le somme e capire chi si è arricchito sul PNRR e cosa invece resterà al Paese. Nel mezzo ci sono migliaia di posti di lavoro che rischiano di essere persi.</p>
<p>USB continuerà le mobilitazioni nazionali e territoriali per la stabilizzazione di tutte e tutti e contro le politiche antipopolari e guerrafondaie del Governo Meloni, a partire dal 14 marzo con la manifestazione per il NO sociale</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 12:11:35 +0100</pubDate>
                        <title>Verso un nuovo modello contrattuale: alzare i salari, ridurre l&#039;orario di lavoro, riprendersi la democrazia</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/verso-un-nuovo-modello-contrattuale-alzare-i-salari-ridurre-lorario-di-lavoro-riprendersi-la-democrazia-1214.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Con questo documento di ragionamento e proposta, al quale presto si affiancheranno le piattaforme di settore, intendiamo avviare una discussione che ricostruisca i passaggi storici della contrattazione nella pubblica amministrazione, e le direttrici sulle quali lavorare per ridarle funzione e possibili risultati per lavoratori e lavoratrici.<br /> Scarica dal link in basso</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 11:17:36 +0100</pubDate>
                        <title>Prova automazione</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/prova-automazione-1126.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>questo è un messaggio di prova.<br /> Ci scusiamo per il disturbo.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 18 Feb 2026 12:54:33 +0100</pubDate>
                        <title>A LAVORATRICI E LAVORATORI PUBBLICI SERVE UN CONTRATTO CHE SPOSTI IN AVANTI DIRITTI E SALARI: Continua la trattativa per il rinnovo delle FFCC</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/a-lavoratrici-e-lavoratori-pubblici-serve-un-contratto-che-sposti-in-avanti-diritti-e-salari-continua-la-trattativa-per-il-rinnovo-delle-ffcc-1258.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La bozza presentata da ARAN martedì 17 febbraio, su alcuni aspetti normativi, ha presentato qualche passo in avanti rispetto alla IA accogliendo la nostra richiesta di inserire il tema in contrattazione, seppure in modo ancora troppo generico. Per questo abbiamo chiesto che le ricadute dell’introduzione dell’IA sul rapporto di lavoro siano declinate in modo più specifico, in particolare rispetto a valutazione, carichi di lavoro, sicurezza e riduzione orario di lavoro a parità di salario.</p>
<p>L’accelerazione innovativa che introduce l’utilizzo della IA deve anche essere da stimolo per implementare il lavoro da remoto e superare definitivamente ed esplicitamente il principio di prevalenza nell’applicazione del lavoro a distanza.</p>
<p>Fermo restando la nostra opposizione allo strumento della valutazione che oggi trae nuovo impulso dal ddl sul merito del Ministro Zangrillo, contro il quale stiamo avviando una campagna tesa a smascherare i reali obiettivi e gli effetti dell’iniziativa legislativa del ministro per la PA, sulle progressioni abbiamo rappresentato la necessità di riequilibrare il peso dei parametri che sono attualmente utilizzati. In particolare va ridotto il peso della valutazione in funzione dell’esperienza lavorativa e del bonus per le anomale permanenze nei livelli.</p>
<p>Abbiamo chiesto poi di eliminare delle intollerabili discriminazioni sui lavoratori a tempo determinato rispetto all’utilizzo di alcune forme di permesso, di parificare le ferie dei neo assunti a quelle degli altri lavoratori, di prorogare e rifinanziare i passaggi in deroga.</p>
<p>Ci siamo poi soffermati sull’obbligatorietà delle assicurazioni per i lavori che hanno relazione con il patrimonio pubblico. L’emendamento che rimanda di un anno l’applicazione, posticipa solamente il problema, è quindi necessario chiarire da subito che l’onere dovrà essere a carico delle amministrazioni e non gravare sui miseri salari dei dipendenti pubblici.</p>
<p>Infine siamo entrati sulla parte economica che, insieme alle relazioni sindacali, è per noi un cardine di questo rinnovo contrattuale.</p>
<p>Riteniamo che il CCNL debba avere l’obiettivo di redistribuire ricchezza e, partendo dal calo dei salari reali consumatosi con il precedente rinnovo che USB non ha firmato, dobbiamo quindi necessariamente invertire la tendenza. Con aumenti sul salario diretto (tabellare) e indiretto (buono pasto, abbattimento del tetto del salario accessorio, prelievo in malattia, etc.) nelle tasche dei lavoratori devono arrivare risorse superiori all’inflazione del triennio di riferimento.</p>
<p>Nelle prossime settimane presenteremo una proposta complessiva all’ARAN che comprenderà i temi per noi fondamentali e quelli comunque importanti per dare risposte a lavoratrici e lavoratori pubblici.</p>
<p>Non ci interessa quanto ci vorrà, ma noi vogliamo fare un contratto che modifichi l’esistente, non un mero atto notarile.</p>
<p>La realtà non ci piace e noi vogliamo cambiarla!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB Pubblico Impiego</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 17 Feb 2026 17:25:21 +0100</pubDate>
                        <title>E lo chiamano Merito... </title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/e-lo-chiamano-merito-1727.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Usb avvia la campagna contro il ddl Zangrillo sulla valutazione della performance!

</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L'incessante propaganda del Ministro Zangrillo&nbsp; sul merito e sulla &quot;attrattivitá della Pa&quot; approda a un ddl già approvato alla Camera e presto in discussione al Senato.&nbsp;</p>
<p>Al di là degli inquietanti aspetti tecnici (la previsione di valutazioni apicali solo per 3 lavoratori su 7 e l'accesso facilitato per una quota del personale alla carriera&nbsp; dirigenziale bypassando il concorso) questo disegno di legge e la filosofia insita in esso, ci consente di fare alcune valutazioni di carattere generale.&nbsp;</p>
<p>Sarebbe facile smontare la propaganda su questo tema in un paese come l'Italia dove il clientelismo ê spesso il vero e unico criterio di selezione per ricoprire alte cariche politiche e non solo e dove la stragrande maggioranza di coloro che blaterano sul merito non dovrebbero ricoprire certi ruoli se ci fosse un criterio davvero meritocratico.&nbsp;</p>
<p>Ma vogliamo andare oltre e riflettere su tre questioni e sugli effetti distorsivi e pericolosi che questo disegno di legge produrrà.</p>
<p>La prima considerazione ê che l'ottica del tutti contro tutti e della competizione individuale insita nel testo sul merito ê la declinazione sul piano dell'organizzazione del lavoro di una visione della società e della Pa che abbandona quei caratteri di solidarietà sociale e tutela collettiva per dirigersi verso la strada dell'individualismo.</p>
<p>La seconda è che la valutazione delle performance diviene nei luoghi di lavoro lo strumento principale di governance del personale facendo irruzione e determinando ogni ambito della vita lavorativa: dal salario accessorio alle progressioni economiche, dal riconoscimento delle posizioni organizzative fino all'accesso alla dirigenza.</p>
<p>La terza considerazione riguarda il presunto merito come strumento di differenziazione e accrescimento delle diseguaglianze: dinanzi a una precedente tornata di rinnovi contrattuali che ha segnato una perdita del 10 percento del potere di acquisto dei salari e con l'attuale tornata che non recupererà nulla di quanto perso, dirottare una parte delle già misere risorse sul terreno della valutazione significa premiare qualcuno con risorse di tutti e spostare l'attenzione dalla battaglia generale e collettiva sul salario al veleno della competizione individuale per provare a racimolare qualche euro in più.</p>
<p>Questi tre elementi rapidamente accennati danno la misura e la dimensione di ciò che viene strumentalmente chiamato merito.</p>
<p>Ê esattamente ciò che dobbiamo smontare declinando questi ragionamenti generali sul piano concreto, posto di lavoro per posto di lavoro alimentando quelle contraddizioni che possono inceppare il meccanismo.</p>
<p>La campagna &quot;E lo chiamano merito…&quot; che Usb si appresta a lanciare in tutto il settore pubblico può e vuole avere esattamente queste caratteristiche e porsi l’obiettivo di coalizzare tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori che vedono nella Pubblica Amministrazione soprattutto la garanzia di accesso a servizi per tutti, un ambito di lavoro dignitoso, che deve essere ben retribuito, in linea con quanto avviene in altri paesi europei e non un sistema nel quale bisogna sgomitare contro i colleghi per accedere alla carriera e ad un salario che consenta di condurre una vita dignitosa.<br /> Sostenete USB in questa battaglia di giustizia e civiltà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 16 Feb 2026 14:08:03 +0100</pubDate>
                        <title>USB PI, per difendere la funzione sociale dello Stato: votiamo no al Referendum del 22 e 23 marzo</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/usb-pi-per-difendere-la-funzione-sociale-dello-stato-votiamo-no-al-referendum-del-22-e-23-marzo-1411-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Il 14 marzo, manifestazione a Roma. Scarica la locandina al link in fondo al comunicato</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nemici dell’Italia. Così la Presidente Meloni ha definito coloro che hanno manifestato contro le olimpiadi Milano Cortina, utilizzando una idea di patria divisiva: l’Italia è sovrapponibile al Governo e quindi gli oppositori politici e sociali sono nemici della nazione.</p>
<p>Un’equazione inquietante che richiama esplicitamente la retorica fascista e identifica in modo preciso la nuova fase del Governo Meloni che ha rotto definitivamente gli argini e si caratterizza esattamente per ciò che è. Una deriva fisiologica, diremmo inevitabile, per chi ha le proprie radici ben piantate nel ventennio, ma che emerge in una fase ben precisa del nostro Paese e del contesto internazionale, quale necessità del Governo.</p>
<p>Le grandi manifestazioni dell’autunno contro il genocidio del popolo palestinese che hanno identificato senza nessuna ambiguità le complicità di Meloni &amp;Co con lo Stato terrorista di Israele, hanno fatto più male di quanto possa sembrare e il segnale che hanno dato non è stato ignorato dal Governo. In Italia si sta risvegliando un’opposizione sociale diffusa con le idee molto chiare e che non è prigioniera delle contraddizioni che caratterizzano invece un’opposizione parlamentare con troppe responsabilità rispetto alla situazione attuale.</p>
<p>Nemici della nazione, fermo preventivo, delegittimazione dello sciopero (sempre di venerdì…), DDL Gasparri, sono gli strumenti dell’armamentario fascista che il Governo ha messo in campo per impedire che il malcontento sociale si organizzi e dia continuità all’autunno.</p>
<p>La strumentalizzazione degli scontri al corteo di Torino, con l’evocazione delle BR e del terrorismo, completano il quadro di un governo che si prepara a fronteggiare il malcontento popolare attraverso la repressione. Nessuna risposta per salari, casa, sanità e pensioni, ma olio di ricino e manganello per chi organizza opposizione.</p>
<p>L’altro fronte di questo contesto, quello delle riforme costituzionali, premierato e giustizia, è la realizzazione del progetto di trasformazione del Paese in senso autoritario attraverso lo scardinamento di quell’equilibrio tra poteri che è base fondante della nostra Costituzione.</p>
<p>Dopo la modifica del titolo V della Costituzione (federalismo) e l'introduzione del pareggio in bilancio (art 81) è ora la volta della&nbsp;riforma della Giustizia che, tra i vari effetti, ne ha uno che riguarda proprio il conflitto sociale ed è l’utilizzo della magistratura nella repressione. Non proprio una novità, ma va preso atto che la riforma Nordio segna un salto di qualità in questo senso che non va banalizzato. Un assaggio ce lo ha dato la Premier Meloni, sempre dopo gli scontri di Torino, sostituendosi al PM e individuando il reato di tentato omicidio a carico dei manifestanti che avevano colpito due agenti.</p>
<p>Siamo davanti ad un processo di fascistizzazione del Paese funzionale a governare una fase, caratterizzata un’economia di guerra e da una guerra sempre più incombente, che inevitabilmente produrrà, e già produce, tensioni sociali.</p>
<p>Davanti a tutto ciò, in continuità con le grandi mobilitazioni dell’autunno, le forze che hanno composto quel fronte di opposizione sociale hanno preso posizione sostenendo il NO sociale al referendum del 22-23 marzo, riprendendo quella caratterizzazione (il No sociale) che giá nel 2015 ci consentí di bocciare sonoramente la riforma costituzionale del governo Renzi. Di quel fronte che si ê mobilitato questo autunno siamo stati protagonisti come lavoratrici e lavoratori pubblici, incarnazione di una visione dello Stato solidaristica, che privilegia la funzione sociale a quella repressiva . Una visione che diventa pratica nel nostro lavoro di tutti i giorni negli ospedali, nelle scuole, nelle università e negli istituti di ricerca, negli uffici che garantiscono un welfare fatto di pensioni, di sostegno alle fasce più povere, etc.</p>
<p>Oggi tocca ancora a noi. Dobbiamo fare la nostra parte.</p>
<p>Noi, che siamo la versione di Stato che questo governo mal sopporta e al quale&nbsp; vuole modificare la funzione mettendoci al servizio della guerra e della repressione, estendendo a dismisura l'ambito del penale attraverso i decreti sicurezza e una magistratura al servizio del governo.</p>
<p>Noi, che combattiamo le disuguaglianze nel nostro lavoro e nelle piazze, ci schieriamo apertamente per il NO al referendum del 22-23 marzo.<br /> Lo ribadiremo con forza nella manifestazione nazionale del 14 marzo (ore 14 p.zza della Repubblica) &nbsp;per il no sociale &nbsp;al Referendum.<br /> Una occasione per riaffermare i principi della Costituzione e per dare una spallata &nbsp;a un Governo &nbsp;che invece vuole modificarla in senso autoritario.</p>
<p>Per un’idea di Stato coerente con principi della Costituzione che abbiamo messo al centro del nostro sciopero generale del 28 novembre.</p>
<p>Per difendere il diritto al conflitto sociale contro le disuguaglianze.</p>
<p><strong>USB Pubblico Impiego</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 03 Feb 2026 16:50:27 +0100</pubDate>
                        <title>CCNL Funzioni Centrali: è tempo di contrattare davvero</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/ccnl-funzioni-centrali-e-tempo-di-contrattare-davvero-1656.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>È tempo di contrattare davvero! Risorse e democrazia i veri temi di questo contratto.</p>
<p><br /> All’ultimo tavolo per il rinnovo del CCNL delle FFCC svoltosi all’ARAN martedì 2 febbraio, USB ha voluto dare una scossa ad una contrattazione che si stava avviando sulla strada già intrapresa nella precedente tornata quando USB ha dovuto lasciare il tavolo per non assecondare una trattativa che accuratamente evitava di affrontare i veri nodi di quel rinnovo contrattuale. Nell’incontro odierno siamo partiti dalla necessità di democratizzare le relazioni sindacali, per USB tema centrale insieme a quello delle risorse economiche e dei relativi aumenti salariali.</p>
<p><br /> Il sistema finora in vigore, fortemente criticato da USB sin dall’inizio, esclude dal sistema delle relazioni sindacali le Organizzazioni che decidono, nella libertà che gli viene assegnata dalla Costituzione, di non firmare il contratto. Un’insopportabile discriminazione e limitazione delle prerogative di un’Organizzazione sindacale che rappresenta uno dei cardini sui quali si basa l’attuale modello contrattuale e la sostanziale sterilizzazione della contrattazione che ne è conseguita.<br /> USB ritiene che questa previsione contrattuale possa e debba essere superata proprio in virtù della norma di legge che viene invocata per giustificarla, il d.lgs.165/01, che esplicitamente assegna al CCNL la facoltà di individuare i soggetti titolari della contrattazione integrativa. Questo libererebbe la contrattazione innescando una dinamica virtuosa che sicuramente produrrebbe contratti migliori per lavoratrici e lavoratori del Pubblico Impiego.&nbsp;</p>
<p><br /> Allo stesso tempo USB ha ribadito la propria denuncia rispetto alla violazione proprio del D.Lgs.165/01 che contempla in capo alle RSU la titolarità della contrattazione integrativa che, invece, è stata finora preclusa nelle Funzioni Centrali. Conseguentemente USB ha chiesto che il CCNL preveda una forma di partecipazione delle RSU a tutti i livelli di contrattazione integrativa, compresa quella nazionale, così come previsto dalla legge.&nbsp;Complessivamente si tratta di democratizzare il sistema delle relazioni sindacali per restituire dignità ed efficacia alla contrattazione: un punto dirimente che insieme alla questione economica rappresentano per USB gli elementi attorno ai quali caratterizzare questa tornata contrattuale.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 28 Jan 2026 20:27:33 +0100</pubDate>
                        <title>PNRR GIUSTIZIA: OLTRE NOVEMILA STABILIZZAZIONI, UN RISULTATO STRAORDINARIO OTTENUTO CON LA LOTTA DI LAVORATRICI E LAVORATORI, MA NON INTENDIAMO FERMARCI: NESSUNO DEVE ANDARE A CASA!</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo incalzato dalle iniziative che da tre anni portano avanti precari e precarie del PNRR Giustizia è stato costretto ad utilizzare tutte le risorse assunzionali del Ministero per dare risposte concrete ai dipendenti precari con 9368 stabilizzazioni.<br /> Ancora una volta la costanza e la determinazione di lavoratrici e lavoratori che hanno scelto la strada del conflitto ha prodotto un risultato tangibile anche per il Paese.<br /> Un risultato davvero importante se pensiamo che tre anni fa quando USB ha lanciato la campagna per la stabilizzazione non esisteva neanche una norma specifica per i precari del PNRR Giustizia.<br /> Abbiamo ottenuto prima la norma, poi tremila posti, che sono successivamente diventati seimila e oggi parliamo di oltre novemila stabilizzazioni.<br /> La passerella del Ministro con le organizzazioni sindacali firmatarie che hanno assistito da spettatori non paganti alle lotte degli altri, tentando anche di boicottarle, per quanto disgustosa, non rovinerà la festa di chi questa stabilizzazione se l’è guadagnata con tante iniziative e giornate di sciopero rimettendoci il proprio salario.<br /> Ma non ci basta, lo abbiamo detto all’inizio, quando nessuno credeva alla stabilizzazione, e lo ripetiamo oggi: nessuno deve andare a casa!<br /> Per questo saremo in piazza venerdì 30 gennaio, giorno di inaugurazione dell’anno giudiziario, davanti ai tribunali e agli uffici giudiziari di tutta Italia per chiedere la proroga dei contratti per tutti coloro che non entreranno da subito nella stabilizzazione e lo stanziamento delle risorse utili a coprire i 1843 posti mancanti.<br /> Ci saranno iniziative in tutto il Paese. Roma, Napoli, Milano, Torino, Alessandria, Ancona, Pescara, Catania, Ragusa, Bologna, Cagliari e altre città che si stanno aggiungendo</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 04 Dec 2025 17:41:38 +0100</pubDate>
                        <title>USB: Salari e democrazia al centro del rinnovo del contratto del pubblico impiego</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/salari-e-democrazia-al-centro-del-rinnovo-del-contratto-del-pubblico-impiego-1746.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Si è aperta ieri, 3 dicembre, con il comparto delle Funzioni Centrali, la tornata di rinnovi contrattuali del pubblico impiego 2025-2027.USB ha caratterizzato la giornata con un presidio davanti all’ARAN per chiarire che il contratto non è una pratica burocratica da sbrigare nel minor tempo possibile.</p>
<p>Al tavolo la delegazione USB PI ha dato centralità al tema delle risorse e a quello della democrazia sindacale. Due temi strettamente legati perché ad oggi chi, come USB, decide di non firmare un contratto che fa perdere salario reale a lavoratrici e lavoratori subisce la rappresaglia di Governo e sindacati firmatari che attraverso una norma contrattuale lo escludono dal secondo livello di contrattazione.</p>
<p>Sono due temi fondamentali per restituire dignità alla contrattazione!</p>
<p><strong>Risorse</strong>. Va detto con chiarezza che le tanto elogiate continuità contrattuale e “puntualità” del rinnovo, in realtà sono il frutto del piano di rientro siglato dal Governo Meloni con la UE, funzionale all’investimento sul riarmo, per il quale le risorse per i rinnovi andavano fissate da subito fino al 2030, ipotecando in questo modo gli aumenti salariali quale che sia l’andamento dell’inflazione.</p>
<p>Al momento quanto stanziato probabilmente non copre, anche se di poco, l’inflazione prevista per il triennio in oggetto, tanto più non va a recuperare quanto perso nella precedente tornata. Figurarsi se assolve al compito di redistribuire ricchezza andando oltre il recupero dell’inflazione. Se poi l’inflazione dovesse salire lavoratrici e lavoratori subirebbero un’altra perdita pesantissima del potere d’acquisto dei salari che il piano di rientro impedirebbe di recuperare.</p>
<p>Il tema economico si aggancia inevitabilmente anche con la discussione della parte normativa perché con queste risorse non saranno possibili modifiche normative che comportino un costo a meno di non andare a gravare sui già esigui aumenti salariali.</p>
<p>Inoltre, riteniamo che debbano entrare a far parte della trattativa anche temi collaterali al contratto, ma che hanno grande incidenza sulle condizioni materiali dei lavoratori. Su tutti il valore del buono pasto fermo a 7 euro dal 2012, cifra assolutamente inadeguata a garantire un pasto dignitoso a lavoratrici e lavoratori</p>
<p><strong>Democrazia.</strong> Liberare la contrattazione dalle gabbie che gli hanno costruito intorno è indispensabile per consentire ai lavoratori di difendere i propri diritti e le proprie condizioni materiali attraverso le Organizzazioni Sindacali che li rappresentano al tavolo. Va quindi, innanzitutto, cancellata la norma contrattuale che esclude dalle contrattazioni decentrate le organizzazioni sindacali che decidono di non firmare i contratti nazionali. La norma è chiaramente vendicativa e viene usata come strumento di pressione da parte del Governo e dei sindacati allineati nei confronti delle rappresentanze dei lavoratori conflittuali. Inoltre, per allargare la partecipazione democratica di lavoratrici e lavoratori all’istituto della contrattazione, nello spirito che ha portato alla costituzione delle RSU, USB ha chiesto &nbsp;&nbsp;il coinvolgimento delle RSU nella contrattazione integrativa nazionale attraverso la costituzione di un coordinamento nazionale RSU come previsto dall’accordo del 12 aprile 2022.</p>
<p><strong>AI e formazione</strong>. Abbiamo posto il tema di fondo di quali devono essere gli obiettivi dell’introduzione e diffusione dell’intelligenza artificiale e, più in generale, sull’innovazione tecnologica, nella PA che non si possono limitare ad una, seppure auspicabile, maggior efficacia dei servizi pubblici. Ad una semplificazione dei processi lavorativi deve corrispondere necessariamente una liberazione del tempo per lavoratrici e lavoratori, quindi abbiamo chiesto che si andasse, anche in via sperimentale, verso una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, magari realizzando una “vera” settimana corta.</p>
<p>Sulla formazione, il tema è trasformare le 40 ore previste da Zangrillo da annuncio propagandistico ad effettivo investimento sulle professionalità presenti nel pubblico impiego. Per fare questo serve innanzitutto che vi sia una riduzione dei carichi di lavoro consequenziale alle ore di formazione in modo da non diventare un aggravio per i dipendenti. Poi serve che la formazione sia tagliata sulle specificità delle amministrazioni e sulle professionalità di lavoratrici e lavoratori che non sono tutte uguali.</p>
<p>Ovviamente nella contrattazione porteremo tanti altri temi, presenti nella nostra piattaforma, ma su questi abbiamo ritenuto di caratterizzare la prima seduta di ieri.</p>
<p>Dalle altre Organizzazioni sindacali, soprattutto quelle “firmatarie”, l’approccio è chiaramente teso a derubricare la questione salariale, come se l’apertura della nuova tornata, cancelli il calo dei salari reali realizzato con il rinnovo precedente. Le armi spuntate di chi già sa che firmerà il contratto a prescindere comportano necessariamente un abbassamento delle rivendicazioni limitate a piccoli e ininfluenti interventi, tanto da portare alcune organizzazioni sindacali a chiedere semplicemente di chiudere presto</p>
<p>USB interpreterà il tavolo per il rinnovo, come ha sempre fatto, come un momento estremamente importante caratterizzato da quella conflittualità necessaria a portare a sintesi il confronto/scontro tra i diversi interessi presenti ad un tavolo di trattativa. Siamo convinti che <em>presto e bene non stiano insieme </em>perché le questioni da trattare sono tante e importanti, come, oltre quelle gia enunciate, valutazione e welfare aziendale.</p>
<p>Il presidio di ieri è in continuità con le grandi mobilitazioni che hanno caratterizzato questo autunno e che hanno visto i dipendenti pubblici grandi protagonisti dei tre scioperi generali proclamati in tre mesi. Così come in continuità sono le nostre parole d’ordine che parlano di aumenti salariali invece di riarmo e di democrazia contrattuale che abbiamo riportato al tavolo. Il segnale a Governo e sindacati firmatari è molto chiaro, USB porterà in questa contrattazione la voce di quelle mobilitazioni e interpreta la trattativa per il rinnovo del CCNL un momento di avanzamento delle condizioni materiali e di lavoro dei dipendenti pubblici e non un mero adempimento burocratico.</p>
<p>La partita del contratto è aperta e noi intendiamo giocarla fino alla fine.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 03 Dec 2025 12:00:02 +0100</pubDate>
                        <title>Rinnovo contratti Pubblico Impiego: sit in di USB PI all&#039;ARAN, rimettiamo al centro il salario</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-contratti-pubblico-impiego-sit-in-di-usb-pi-allaran-rimettiamo-al-centro-il-salario-1206-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 3 dicembre presso l'ARAN hanno avuto inizio le trattative per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, a partire da quello delle Funzioni Centrali. Il governo ha dato un'accelerata rispetto ai consueti tempi di rinnovo; una scelta che ha tutta l'aria di nascondere la mancanza di risorse economiche. Nella scorsa tornata contrattuale 2022-2024 i dipendenti pubblici hanno perso mediamente il 10% del potere d'acquisto considerata che l'inflazione nel triennio è stata superiore al 16%, mentre gli aumenti solo del 5,76%. Adesso il governo mette sul tavolo aumenti inferiori al 2% annuo per il triennio 2025-2027: una beffa e una vergogna, soprattutto se si considerano gli investimenti previsti in spese militati per il riarmo che ammonteranno a 135 miliardi nel 2035.</p>
<p>Ribadiremo al tavolo la centralità della questione salariale, così come la messa in discussione dei requisiti che escludono dalle trattative di secondo livello le organizzazioni sindacali che, seppur rappresentative, non sottoscrivono i contratti nazionali.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 25 Nov 2025 10:50:37 +0100</pubDate>
                        <title>Cari ci costano questi tre mesi!</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/cari-ci-costano-questi-tre-mesi-1107.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>TFR/TFS dei dipendenti pubblici: anche nella legge di bilancio 2026, malgrado le disposizioni della Corte Costituzionale, continua la &quot;truffa della liquidazione&quot;. Un motivo in più per scioperare il prossimo 28 novembre.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Nella legge di Bilancio 2026 in discussione al Senato è stata inserita la previsione di ridurre da 12 a 9 i mesi che i dipendenti pubblici che lasciano il lavoro per raggiunti limiti di età o di servizio devono aspettare per vedersi corrispondere il loro TFR/TFS.</p>
<p>Questo&nbsp; a &nbsp;differenza di quanto previsto nel settore privato &nbsp;dove i tempi di liquidazione sono stimati intorno ai 30/45 giorni.</p>
<p>Il ritardo nel pagamento di quello che non è un “regalo”, ma parte integrante della retribuzione, frutto dell’accantonamento obbligatorio &nbsp;di quota della retribuzione da parte del datore di lavoro, non è dovuto a problemi di natura tecnica&nbsp; ma a problemi di finanza pubblica: in sostanza lo Stato, datore di lavoro dei dipendenti pubblici, dilaziona i pagamenti per contenere la spesa immediata, scaricando su lavoratori&nbsp; e lavoratrici il peso dei vincoli di bilancio.</p>
<p>Tale disposizione normativa è stata &nbsp;introdotta con il DL 78/2010 e successivamente confermata negli anni.</p>
<p>Nel 2023 la Corte Costituzionale con la &nbsp;sentenza n° 130 ha dichiarato che il differimento, ma anche la rateizzazione prevista dalla norma, del TFR/TFS sono incompatibili con la Costituzione, violando il principio della giusta retribuzione previsto dall’art.36 oltre che irragionevoli e lesivi dei diritti dei dipendenti pubblici.</p>
<p>La sentenza della Corte, pur non eliminando automaticamente il differimento, ha però invitato il legislatore a modificare la normativa per rimuovere gradualmente la disparità di trattamento con il settore privato.</p>
<p>La risposta del Governo a questo “invito” è stato l’anticipo di ben tre mesi sulla prima rata (fino a 50.000 Euro) &nbsp;del TFR/TFS per chi va in pensione per limiti di età o di servizio,&nbsp; previsto dalla &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;legge di stabilità per il 2026&nbsp; in discussione &nbsp;&nbsp;in questi giorni.</p>
<p>Una risposta che Zangrillo, mentendo sapendo di mentire, rivendica come un passo in avanti che, rendendo più rapido l’accesso alle indennità di fine servizio, va incontro alle richieste dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego che giustamente pretendono il trattamento previsto per il settore privato.</p>
<p>Zangrillo &nbsp;infatti non dice &nbsp;che questo anticipo di tre&nbsp; mesi costerà a ciascun lavoratore&nbsp; 750 Euro, con un risparmio complessivo per lo Stato&nbsp; di 22 milioni prelevato direttamente dalle tasche dei lavoratori &nbsp;perché non potrà più essere applicata la detassazione dell’1,5%&nbsp;&nbsp; prevista per le indennità corrisposte&nbsp; decorsi 12 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, misura introdotta come compensazione parziale &nbsp;agli ingiustificabili ritardi.</p><ul> 	<li>Non è accettabile che i lavoratori pubblici debbano attendere anni per avere quello che hanno già guadagnato!</li> </ul><ul> 	<li>Non è accettabile&nbsp; che un anticipo di tre mesi su un diritto abbia anche un costo da pagare!</li> </ul><ul> 	<li>Non è accettabile che i vincoli di bilancio vengano&nbsp; scaricati sui lavoratori e sulle lavoratrici!</li> </ul><p><strong>28 NOVEMBRE 2025 SCIOPERO GENERALE USB PUBBLICO IMPIEGO: UN MOTIVO DI PIU’ PER SCIOPERARE!</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 21 Nov 2025 10:22:50 +0100</pubDate>
                        <title>Soldi alla sanita’ pubblica non alle armi  assunzioni non bombe. 28 novembre sciopero generale</title>
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		                        		https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/sanitascioperonov25.html
		                        	
                        		
                        	
                        </link>
                        <description>28 novembre sciopero generale
29 novembre manifestazione nazionale a Roma
</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la partecipazione straordinaria alle mobilitazioni di settembre e ottobre contro il genocidio in Palestina e contro la guerra, è di nuovo il momento di scioperare e di scendere in piazza <strong>contro una legge di bilancio che taglia i servizi e condanna gli stipendi dei dipendenti pubblici ad anni di perdita del potere d’acquisto</strong>, per continuare sulla strada del riarmo e dell’aumento delle spese militari.</p>
<p>La recente, definitiva, firma del contratto 2022/2024 della sanità <strong>ha lasciato sul terreno un meno 10%, che non verrà mai più recuperato</strong> e che si somma alle perdite già subite a causa del reiterato blocco dei contratti, mentre l’apertura del nuovo contratto conta su risorse predeterminate in legge di bilancio, a prescindere dal tasso di inflazione che già si preannuncia più alto di quanto stanziato. Insomma, i prezzi dei generi di consumo continuano a salire e gli stipendi a scendere.</p>
<p>Con la busta paga di novembre i Sanitari <strong>potranno verificare a quanto ammontano realmente gli aumenti, confrontarli col carrello della spesa e il costo delle bollette e ringraziare quei sindacati che con la loro sottoscrizione si sono resi responsabili e complici di tale ingiustizia</strong>.</p>
<p>Una legge di bilancio che sul fronte fiscale, detassazioni e riduzione IRPEF, aumenta le diseguaglianze <strong>favorendo i ricchi ed elargendo briciole agli altri mentre porta la spesa sanitaria, per la prima volta nella storia, sotto il 6% del PIL</strong> che, tradotto, significa meno servizi, meno accesso alle cure e aumento esponenziale delle persone che non potranno curarsi per problemi economici.</p>
<p>Non siamo neanche più i soli a dirlo visto il “fuoco amico” che si è abbattuto sul governo da parte della <strong>Banca d’Italia, della Corte dei Conti, dell’ISTAT, del CNEL e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio che, in audizione al Senato, hanno sottolineato, all’unisono, come questa legge di bilancio favorisca i redditi più alti e metta in discussione i pilastri del welfare come pensioni, sanità e assistenza</strong>.</p>
<p>Una manovrina leggera di soli 18 miliardi, il minimo indispensabile solo per la sanità, per liberare risorse ben più pesanti per le armi e per le guerre.</p>
<p><strong>Sul versante assunzioni si sfiora il ridicolo, con la previsione di circa 6000 assunzioni di Infermieri (e non solo) a fronte di una carenza stimata in circa 250.000 unità e un precariato diffuso ancora in cerca di stabilizzazione</strong>.</p>
<p>Contro il riarmo e la guerra, per la Palestina libera; contro le diseguaglianze, per un rinnovo del contratto che preveda aumenti veri, per il rilancio della sanità pubblica noi il <strong><u>28 novembre</u></strong> <strong><u>SCIOPERIAMO</u></strong> e il <strong>29 novembre</strong> saremo a <strong>Roma</strong> per una grande <strong>manifestazione</strong> popolare.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 19 Nov 2025 11:38:52 +0100</pubDate>
                        <title>Giustizia: il governo fa solo ciò che gli interessa, non ciò che serve ai cittadini. Stabilizzare i precari PNRR è una priorità per il paese: 26 novembre presidio davanti Funzione Pubblica a sostegno degli emendamenti presentati</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Gli emendamenti ci sono, le risorse anche. Quello che manca è la volontà del Governo.</p>
<p>Questa è la situazione della vertenza per la stabilizzazione dei precari del PNRR Giustizia. Migliaia di lavoratrici e lavoratori, qualificati, entusiasti di lavorare nel settore della Giustizia, che il 1° luglio verranno mandati a casa.</p>
<p>Una storia di ordinaria follia, molto italiana e che, in quanto tale, renderà fiera la Presidente del Consiglio, molto impegnata sulla separazione delle carriere che interessa al Governo e quanto disinteressata rispetto alla stabilizzazione dei precari della Giustizia che interessa i cittadini.</p>
<p>La manovra di bilancio “light” è talmente leggera da non aver nemmeno sfiorato situazioni che richiederebbero una quantità di risorse relativamente modesta per risolvere problemi importanti, come nel caso del PNRR Giustizia, la cui stabilizzazione di tutti i precari avrebbe portato 6mila posti di lavoro stabili in più e un’iniezione di giovani professionalità essenziale per il sistema Giustizia.</p>
<p>Ma orma è evidente a tutti che questo Governo è concentrato sul mantenimento del potere, in quest’ottica va letta la questione della sua longevità, e non sul miglioramento di questo Paese. Per fare ciò sta riducendo gli spazi di agibilità democratica e ha arruolato i sindacati cosiddetti “firmatari”.</p>
<p>Non aveva fatto i conti però con chi crede in un mondo e in un Paese diverso.</p>
<p>Un Paese in cui il lavoro è un diritto, in cui investire sul settore pubblico significa investire sul benessere dei cittadini, in cui la Giustizia è una priorità.</p>
<p>Molti dei lavoratori e delle lavoratrici precarie credono in questo Paese migliore ed erano in piazza con un milione di loro concittadini negli scioperi generali del 22 settembre e del 3 ottobre.</p>
<p>E anche se non potranno scendere in piazza il 28 novembre nello sciopero generale contro la legge di bilancio, a causa della legge sugli scioperi, lo faranno il 26 novembre dalle ore 10,30 davanti al Ministero della Funzione Pubblica a Palazzo Vidoni per chiedere che in quella legge siano approvati gli emendamenti presentati che prevedono la stabilizzazione, anche graduale, di TUTTI e 12mila i precari.</p>
<p><strong>USB PI</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 18 Nov 2025 15:24:46 +0100</pubDate>
                        <title>Rinnovo contratti pubblici 2025-2027, la nuova tornata parte male: l’apertura nel primo anno di riferimento non modifica la perdita di salario reale</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 dicembre partirà la nuova tornata di rinnovi contrattuali per il Pubblico Impiego all’insegna della propaganda governativa alimentata da giornali asserviti e soprattutto assecondata anche da autorevoli addetti ai lavori.</p>
<p>Il tema oggetto di propaganda è che si inizierà a trattare nel primo anno del triennio di riferimento.</p>
<p>Poco importa se si inizia a dicembre, quindi a fine anno, e se lo si fa in un solo comparto, l’obiettivo del Governo è poter dire che mai si erano rinnovati i contratti così velocemente.</p>
<p>Fin qui rimaniamo nel modus operandi da perenne campagna elettorale del Governo Meloni, tanti annunci e poca, pochissima sostanza.</p>
<p>Più grave però è che si attribuisca a questa “rapidità” la funzione di recuperare quanto perso di inflazione nel triennio precedente (2022-2024).</p>
<p>&nbsp;L’affermazione per cui <em>“i contratti degli ultimi trienni determineranno, messi insieme, una crescita degli stipendi in linea con l’aumento del costo della vita”</em> non è assolutamente vera e fa partire questo negoziato nel peggiore dei modi.</p>
<p>Il 10% del potere d’acquisto perso con il rinnovo del contratto 2022-2024 non solo non sarà recuperato, ma inciderà negativamente anche sul triennio successivo (2025-2027), perché la percentuale di aumento già determinata del 5,4% verrà calcolata su un monte salari più basso del 10%.</p>
<p>Peraltro, al danno dell’ultimo contratto se ne preannuncia un altro, seppure di misura molto inferiore, anche con i contratti 25-27. Infatti il 5,4% stanziato non copre neanche l’IPCA che per il triennio 2025-2027 è stimato al 5,9% da ISTAT (dati di giugno 2025). Lo sa bene anche il Governo che, consapevole della miseria dei rinnovi, ha introdotto misure compensative fiscali, comunque sempre irrisorie.</p>
<p>Si prepara un altro contratto a perdere condito da una propaganda stile MinCulPop.</p>
<p>Ci prepariamo ad una dura battaglia contrattuale che per noi si apre con lo sciopero del 28 novembre quando a Roma voteremo nella finanziaria del popolo lo stanziamento delle risorse che ci spettano per rinnovare i nostri contratti e adeguare i nostri salari a quelli europei.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 13 Nov 2025 14:27:18 +0100</pubDate>
                        <title>Una Finanziaria per il riarmo che accentuerà le disuguaglianze: iniziativa USB Pubblico Impiego mercoledì 19</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>In vista dello sciopero generale del 28 novembre e della manifestazione nazionale del 29 a Roma: Usb Pubblico Impiego promuove un confronto pubblico, per entrare nel merito degli effetti del riarmo e della legge di bilancio sul mondo del lavoro, con particolare riferimento alle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici.</p>
<p>Mercoledì 19 Novembre, ore 17:00, Via dell’Aeroporto 129, Roma. L’iniziativa sarà trasmessa in streaming sul canale Youtube USB e sulla pagina Facebook USB Pubblico Impiego.</p>
<p>Ne parliamo con:</p>
<p>Francesco Sylos Labini – Dirigente di ricerca presso il centro Enrico Fermi</p>
<p>Lorenzo Dorato – Economista (Coniare Rivolta)</p>
<p>Fabio Grimaldi – Legale associazione consumatori A. Ba. Co.</p>
<p>Alessandro Giannelli – Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 12 Nov 2025 12:07:45 +0100</pubDate>
                        <title>Salari, assunzioni e formazione: tre ottimi motivi per lavoratrici e lavoratori pubblici per scioperare venerdì 28 e partecipare alla manifestazione nazionale del 29 novembre</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>La serie di interviste trionfalistiche del Ministro Zangrillo rappresenta al meglio la mancanza di sostanza di un governo che vive in una perenne campagna elettorale fatta unicamente di vuoti annunci.</p>
<p>Contratti, assunzioni, formazione, questi i tre vanti per i quali il titolare di Palazzo Vidoni non nasconde il suo, ingiustificato, orgoglio. Ma andiamo per ordine.</p>
<p>Contratti. La recente tornata di rinnovo contrattuale 2022-2024 si è chiusa con la perdita netta dei salari reali di circa il 10%, non poco per chi ha già salari tra i più bassi d’Europa. Sicuramente un risultato importante per il Zangrillo “padrone” che da buon capitano d’impresa risparmia sugli stipendi dei propri dipendenti a favore, in questo caso, dei progetti di riarmo voluti fortemente da NATO e Unione Europea.</p>
<p>Un po’ meno per il Ministro per la PA che continua a parlare delle “mie persone”, lavoratrici e lavoratori, come la principale risorsa del pubblico impiego che però sfrutta non garantendo loro nemmeno la tenuta dei salari rispetto al costo della vita. Figuriamoci gli aumenti, che sarebbero il vero scopo dei rinnovi contrattuali!</p>
<p>Assunzioni. È ripresa la dinamica assunzionale, ma si è limitata a coprire il mancato turn over, senza intervenire sulle carenze strutturali di organico create da anni di blocco delle assunzioni e sulla stabilizzazione del personale precario presente nella PA. Al contrario, con un provvedimento nella passata legge di bilancio, il Governo Meloni ha ridotto gli organici delle pubbliche amministrazioni del 25%. Considerato che tra il 2024 e il 2028 ci saranno circa 700 mila pensionamenti, in realtà si sta scavando la fossa definitiva per il settore pubblico e per i servizi ai cittadini.</p>
<p>Formazione. Se è vero che con una circolare il Ministro ha aumentato le ore di formazione a 40, è altrettanto vero che non è stato predisposto nessun piano di formazione mirato né tantomeno condiviso con le diverse ed eterogenee professionalità presenti nella PA. Quello proposto attraverso il portale Syllabus, oltre che generico è assolutamente inutile perché traduce la formazione in un mero adempimento formale.&nbsp; Questo significa che oltre a non portare benefici in termini di crescita professionale e a non avere ricadute positive nei servizi all’utenza, crea un elevato stress nelle lavoratrici e nei lavoratori sia per l’impossibilità di ritagliarsi spazi per la formazione durante l’orario di servizio, finendo così per aumentare l’orario di lavoro complessivo, sia per la perversa correlazione tra la formazione e il sistema di valutazione&nbsp; che anziché mettere in condivisione le conoscenze e il sapere, mette&nbsp; i lavoratori e le lavoratrici in competizione tra loro.</p>
<p>È evidente che la politica degli annunci, seppur rilanciati dalla pletora di sindacati complici, alla lunga mostra la corda e siamo arrivati, dopo tre anni di governo, a misurare gli effetti di una gestione che ha portato un’ulteriore diminuzione dei salari, una riduzione strutturale degli organici in un Paese che è già sotto la media europea nel rapporto dipendenti pubblici/cittadini, una formazione che risulterà assolutamente inutile e avrà sperperato l’ennesimo fondo PNRR (Next generation)&nbsp; con il quale è finanziato, che poi i cittadini dovranno restituire.</p>
<p>Se non bastassero la complicità con il genocidio del popolo palestinese, la manovra di bilancio che non solo mantiene ma acuisce le disuguaglianze, definanziando il settore pubblico a partire dalla sanità, ecco altri tre buoni motivi per i dipendenti pubblici per aderire allo sciopero del 28, con manifestazioni territoriali, e partecipare alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma sabato 29 novembre.</p>
<p>Mandiamo a casa Zangrillo e tutto il Governo Meloni.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 07 Nov 2025 16:24:52 +0100</pubDate>
                        <title>Usb PI verso lo sciopero del 28 novembre. Per una nuova stagione di lotte</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il coordinamento nazionale di USB PI riunito a Roma oggi, venerdì 7 novembre, dopo lunga e approfondita discussione sulla fase che politica ed economica e sulle sue ricadute sulle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, conferma la valutazione fortemente negativa sull’esito della tornata contrattuale del pubblico impiego chiusa con la firma dell’ipotesi di rinnovo del comparto Istruzione e Ricerca.</p>
<p>I toni trionfalistici del ministro Zangrillo la dicono lunga su chi sia stato il maggior beneficiario dei rinnovi che hanno determinato una perdita netta del potere di acquisto dei salari del 10%, che va a sommarsi alla perdita sempre del 10% realizzata dal blocco contrattuale 2009-2015 e mai recuperata.</p>
<p>Il Governo porta a casa un risparmio sul rinnovo dei contratti pubblici utile ad essere reinvestito sull’operazione di riarmo fortemente voluta da NATO e Unione Europea. Le lavoratrici e i lavoratori pubblici invece grazie all’ennesima perdita di salario reale, consolidano la propria posizione di fanalino di coda nella classifica dei salari dei dipendenti pubblici europei, confermandosi più poveri dei propri colleghi di Germania, Danimarca, Irlanda, Svezia, Spagna e Francia e ben al di sotto della media europea.</p>
<p>Le responsabilità dei sindacati governativi sono sempre più evidenti agli occhi dei dipendenti pubblici. Il ritorno all’ovile della UIL dopo una breve parentesi di ritrovata dignità, rafforza l’esigenza dell’alternativa sindacale rappresentata da USB che con determinazione e coerenza ha saputo in questi mesi tenere insieme le lotte per diritti e salario con il no alla guerra e al genocidio del popolo palestinese.</p>
<p>Lo sciopero generale del 28 novembre rappresenta un appuntamento fondamentale per il pubblico impiego in quanto si colloca alle porte della stagione di rinnovo contrattuale 2025-2027 per la quale il piano strutturale di bilancio di medio termine ha già fissato gli aumenti salariali, quale che sia l’inflazione. USB siederà ai tavoli di contrattazione con l’immutato obiettivo di recuperare potere d’acquisto, e quindi aumentare il salario reale. Dalle piazze ai tavoli di contrattazione senza soluzione di continuità</p>
<p>Inevitabilmente daremo battaglia anche sul tema irrinunciabile della democrazia sindacale, usato come una clava dai sindacati firmatari, dall’ARAN e dal Governo contro chi ha esercitato il diritto a non firmare contratti a perdere. Su questo misureremo anche la coerenza di chi, come la UIL, l’ha agitato fino alle firme di questi ultimi giorni.</p>
<p>In un contesto in cui l’economia di guerra è alimentata dagli attacchi alle condizioni materiali e ai diritti di lavoratrici e lavoratori e dalla riconversione in chiave bellica di sempre più pezzi dello Stato, con grave danno ai servizi pubblici rivolti ai cittadini, si conferma la necessità di una grande stagione di lotte con al centro la questione salariale e il contrasto alle politiche guerrafondaie del Governo Meloni, accodata in tutto e per tutto a UE e NATO.</p>
<p>I dipendenti pubblici sono pronti a fare la loro parte e aderiscono convintamente alla giornata di sciopero generale del 28 novembre e alla manifestazione nazionale del 29 novembre a Roma</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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