BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI. IL GOVERNO DELL'ALLARME SICUREZZA NAZIONALE CONTRO I DIRITTI DEI LAVORATORI IMMIGRATI E NON SOLO

Nazionale -

In allegato il volantino impaginato

La drammatica vicenda dell’aggressione e dell’orribile omicidio di Tor di Quinto a Roma è stata strumentalizzata dal Governo Prodi e dall’opposizione per rilanciare e inasprire le politiche di emergenza e di repressione contro i settori più emarginati e contro gli immigrati in generale; assistiamo ad una gara a chi chiede più ordine, più espulsioni, più carcere, più sicurezza: il coro è unanime e coinvolge anche esponenti della cosidetta sinistra radicale, amplificando e legittimando le pulsioni xenofobe e razziste già presenti nella società.



Non vogliamo negare o minimizzare le condizioni di miseria e di degrado generale in cui vive, ai margini delle città, una parte crescente di immigrati comunitari ed non comunitari, clandestini e regolari, ma è necessario comprendere le cause e la vera posta in gioco in questa grave situazione.



L’emergenza “criminalità immigrati” è utilizzata come diversivo per mettere in secondo piano le condizioni di immiserimento e di sfruttamento che stanno coinvolgendo sempre più ampi settori popolari, con un peggioramento generalizzato del tenore di vita che tocca anche parte dei ceti medi. In situazioni di crisi sociale ed economica, la storia purtroppo lo insegna, si ricorre allo stratagemma di “allarme nazionale”, si individua un nemico comune, facile da individuare (basta non essere occidentale), un nemico alle porte o dentro casa poco importa, basta che sia possibile addossargli la rabbia e la disperazione sociale che sta stringendo la maggior parte dei cittadini e lavoratori italiani.



Più facile e senza controindicazioni politiche prendersela con gli emarginati, rom, immigrati, come se fossero il problema principale e come se fossero tutti dei pericolosi criminali: ipocritamente si punta il dito contro i clandestini facendo finta di non sapere che più di 400.000 immigrati, già presenti nel territorio italiano, non sono riusciti a regolarizzarsi nonostante abbiano già un lavoro, a causa delle norme della legge Bossi-Fini attualmente ancora in vigore e nonostante gli impegni presi dal Governo in campagna elettorale.



La criminalizzazione degli immigrati copre una realtà di sfruttamento e di degrado che arricchisce migliaia di imprenditori: quanti lavorano in nero, o in regola sottopagati, quanti muoiono nei cantieri o si spezzano la schiena rimanendo invalidi, quanti si suicidano imprigionati nei CPT o annegano nel mediterraneo? Questa condizione rappresenta non solo un attacco diretto agli immigrati che vivono in una condizione di ulteriore precarietà e di sfruttamento, ma è anche utilizzata per tenere intenzionalmente sotto ricatto interi settori di lavoratori italiani, tramite una “concorrenza” al ribasso nel costo del lavoro e nei diritti.



Non tutti i diritti e non tutte le vite hanno lo stesso peso: la vera posta in palio è la conservazione non solo del Governo Prodi ma degli attuali assurdi privilegi di una parte minoritaria ma potente della società: dai banchieri, agli speculatori immobiliari, per arrivare ai “superimprenditori” che governano contemporaneamente e ben remunerati decine di società; questi di sicuro sono sempre in prima fila sia nel chiedere sacrifici ai lavoratori, ai pensionati, ai precari, sia nel chiedere ordine e repressione in nome del popolo italiano: e quindi subito un decreto di emergenza per espellere gli indesiderabili, ma certamente nessun decreto di emergenza sul carovita, sugli sfratti, sui mutui raddoppiati, sulla riduzione delle tasse sul lavoro dipendente, sui salari bloccati da anni ecc…

 

Nell’attuale campagna di odio e di disinformazione siamo ancora di più coinvolti nella preparazione dello sciopero generale e generalizzato del 9 novembre, le cui parole d’ordine mettono al centro proprio le questioni sociali prioritarie che questo Governo vuole continuare a negare o a rimandare sempre in avanti nel tempo, mentre favorisce costantemente e in crescendo gli interessi dei grandi gruppi finanziari e delle imprese.

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