Concorso 2020: Per le classi pollaio bisogna spennare i docenti?

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I bandi pubblicati in Gazzetta Ufficiale che regolamentano i concorsi per assumere docenti confermano quanto ci si aspettava: le/gli insegnanti devono imparare la lezione della scuola ed accettare che pochi di loro vengano stabilizzati, mentre la maggioranza resterà precario, sottopagato e in balia delle nomine dei DS. A fronte di un fabbisogno che si aggira sulle 200.000 cattedre annuali per l’a.s. 2020/2021 si bandiscono circa 60.000 posti (di cui solo una parte entrerà effettivamente in ruolo, se tutto va bene, quest’anno). Bisogna scremare: chi non entra continuerà comunque a insegnare da precario.

Confermati alcuni elementi introdotti dai decreti attuativi della Buona Scuola e che ormai sembra si diano per scontati, ma che non lo sono affatto, come per esempio il vincolo di accesso per una sola classe di concorso per grado di istruzione e nessun idoneo (se passi le prove, ma non ci sono i posti per stabilizzarti non ti preoccupare, lavorerai su quei posti da precario, perché tale resterai). A questo si aggiungono le novità concepite da questo governo: la lingua inglese come scelta obbligatoria, invece della scelta tra le lingue comunitarie. Che dire del punteggio per i titoli e i servizi? Per chi ha lavorato a scuola, miseri 0,5 punti per ogni anno specifico e 0 punti per quelli non specifici. Sempre per ribadire che l’insegnamento da precari a scuola non vale nulla, l'esperienza non conta nulla a fronte dello sfruttamento subito per anni.

Per chi ha tre anni di servizio, c’è poi quella che alcuni definiscono una sanatoria: le 80 domande in 80 minuti della procedura straordinaria e un punteggio di almeno 7/10, altrimenti si riparte dal via, a insegnare da precario. E se li raggiungi, e non ci sono i posti? Precario ugualmente, abilitato, purché trovi una supplenza annuale, fai un esame finale come chi fa l’anno di prova e paghi i 24 cfu, se non li hai. Ormai sono mosche rare coloro che sono sprovvisti di questi 24 cfu: introdotti dai decreti della Buona scuola, resi poi obbligatori per tutti, continuano ad alimentare un sistema pseudo-meritocratico perverso e assolutamente discrezionale in mano agli atenei, soprattutto quelli telematici. Anche questo elemento sembra ormai consolidato e immodificabile, ma ha visto la luce solo nel 2017. Perché non metterlo in discussione?

Infine ci sono coloro che hanno svolto servizio solo sul sostegno. L’hanno svolto assunti sulla propria classe di concorso, hanno messo una toppa nel settore dell’istruzione che più necessiterebbe di persone formate e stabilizzate, quello che si interfaccia con la disabilità, le fragilità; il settore che conta più cattedre a tempo determinato anno dopo anno.

Se non hai mai insegnato la materia non accedi al concorso straordinario, né sulla disciplina né sul sostegno, perché occorre la specializzazione, ottenibile dopo la dura selezione e l’altrettanto dura frequenza dei TFA a pagamento, banditi su pochissimi posti. Gli specializzati con servizio rischiano di restare fuori per errori “di crocette”; gli specializzati senza servizio non possono accedere; i non specializzati con servizio restano fuori, da tutto. Anche loro a settembre torneranno a prendere servizio sulle migliaia di cosiddetti posti in deroga (su cui lo Stato ha deciso di non assumere).

La scuola ti forma continuamente sull’inclusione e sulla necessità di attenzione verso i bisogni educativi speciali, per accedere al ruolo ti si chiede di conoscere quei riferimenti normativi su inclusione e integrazione, peccato che gli aspiranti docenti con bisogni speciali siano fuori: ai docenti con DSA non viene riconosciuto tempo aggiuntivo per lo svolgimento delle prove e alcuna compensazione. Le prove, infatti, prevedono eventuali tempi più lunghi per chi abbia la certificazione ai sensi della legge 104/1992, ma non contemplano assolutamente le certificazioni ai sensi della legge 170/2010. Avere Disturbi Specifici dell’Apprendimento diventa una colpa da espiare con il precariato a vita, a quanto sembra.

La scuola italiana vuole docenti veloci, efficienti: una crocetta al minuto, in barba ad ogni principio didattico e pedagogico.

Ah, dimenticavamo: sempre che si riesca a partecipare. Chi si assenta per cause di forza maggiore non ha diritto a recuperare alcunché e ammalarsi di questi tempi è, evidentemente, un’eventualità remota.

Questi bandi sono una vergogna in ogni senso, tanto più in tempi di pandemia, che rendono pericolosi assembramenti di migliaia di persone, come accade per i concorsi. La soluzione è ora un concorso per titoli e servizio ed un domani, a pandemia ormai dietro le spalle, un percorso di formazione e selezione, sensato, non infinito e non ad ostacoli e soprattutto gratuito!

Sciopero della Sanità pubblica e privata

Assemblea Nazionale USB INPS

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