CONTRO "INFAMONI, BRIGANTI, PAPPONI, CORNUTI E LACCHÈ"

Bologna -

 

La crisi economica e sociale infierisce senza tregua sulla condizione delle donne, rese sempre più vulnerabili e pronte a subire o, peggio, accettare imposizioni travestite da opportunità. Nella vita reale le donne soffrono di più per il ruolo sociale che assegna loro un carico di lavoro nettamente superiore a quello dell'uomo. Nel nostro paese, l'assistenza ai disabili è garantita soprattutto dalle donne; il 77% del lavoro domestico è a carico delle donne; il 60% delle donne riduce il proprio orario di lavoro per potersi prendere cura dei figli minori; il 20% delle lavoratrici lascia il lavoro alla nascita di un figlio. Vergognosa è l’imposizione della scelta forzata tra carriera o famiglia. A cui si aggiunge l’altissima percentuale di disoccupazione femminile giovanile.

Le retribuzioni delle donne sono inferiori fino al 23% rispetto a quelle degli uomini per tante e diverse cause: part-time, anzianità di servizio, assistenza familiare, mancate progressioni di carriera.

Troppe donne sono costrette a vivere lo sfruttamento sul lavoro e la precarietà come condizione permanente.

Dividersi tra famiglia e lavoro è la prassi e ora la donna sta perdendo sempre di più diritti e servizi che fino ad ora le hanno permesso di sopravvivere con un po’ di dignità. La politica negli ultimi decenni ha continuato a penalizzare il ruolo femminile, dall'aumento dell'età pensionabile a 65 anni all'ultima proposta del Governo

che prevede contratti di inserimento per le donne del sud con salari ancora più bassi e quasi senza contributi pensionistici (è lo stesso meccanismo che ha portato alla fame i precari di tutta Italia).

Tutte le privatizzazioni dei servizi (istruzione, sanità, servizi alla persona), rendono la vita delle donne sempre più difficile: donne sempre più sfruttate o espulse dal mondo del lavoro, rinchiuse a casa a badare alla famiglia e sempre più abbandonate con bisogni personali e familiari che restano senza risposta.

Questa guerra alle donne e a tutto lo stato sociale, va fermato.

La solidarietà di chi si ricorda delle donne solo l’8 marzo o quando si deve votare, o peggio nei talkshow nasconde il vero problema: un sistema politico, sociale, culturale ed economico profondamente ingiusto, che sta smantellando lo stato sociale e la solidarietà tra generazioni, tra uomini e donne.

Oggi è necessario un cambiamento radicale per la vittoria della dignità e dei diritti su “INFAMONI, BRIGANTI, PAPPONI, CORNUTI E LACCHÈ” !

NON È PIÙ TEMPO DI FESTEGGIARE È TEMPO DI RIPRENDERE IN MANO LA NOSTRA VITA ED IL NOSTRO FUTURO.

UNIRE IL CONFLITTO E CONNETTERE LE LOTTE

11 MARZO 2011 – SCIOPERO GENERALE

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