Coronavirus: il protocollo sulla sicurezza siglato da governo, Confindustria, Cgil, Cisl, Uil non ferma la produzione. Lavoratrici e lavoratori vittime sacrificabili: vergogna!

Roma -

La produzione non si ferma. Il protocollo firmato dopo una lunga trattativa tra Cgil Cisl Uil, governo e Confindustria ha gelato le aspettative di chi, più che legittimamente, chiedeva la sospensione di tutte le attività produttive.

 

Gli inviti a restare a casa e il divieto di distanza tra le persone, inferiore al metro, non si applicano alle lavoratrici ed ai lavoratori.

 

Con il principio scandaloso della deroga, nonostante la piena pandemia, si stabilisce che si può lavorare anche a distanze inferiori al metro, purché dotati di dispositivi di protezione senza specificare quali. Prescrizione assurda perché è noto che solo il personale addetto nelle sale terapia intensiva ha protezioni adeguate.

 

E di certo non è applicabile ai lavoratori che operano manualmente. Non c'è nemmeno una sanificazione preventiva dei locali prima della ripresa del lavoro. Certo il decalogo stabilisce un minimo di norme per quelle aziende che sino ad ora hanno fatto poco o nulla ma è ben poca cosa rispetto alla necessità di contenere il numero dei contagi.

 

Ed è ben al di sotto di iniziative che diverse grandi imprese avevano già messo in campo, senza attendere il governo: turnazione, riduzione orari a parità di salario etc.

 

Bizzarra la norma che prevede la chiusura dei reparti non attinenti alla produzione. Tolti uffici che possono operare in telelavoro quali sono non attinenti? Nessuno.

 

Persino in presenza di lavoratori positivi non è prevista la chiusura delle attività.

 

CHIUDONO I PARCHI MA LE FABBRICHE RESTANO APERTE.

 

Bisogna protestare, scioperare contro la militarizzazione del lavoro, perché di questo si tratta. Questo accordo espone milioni di uomini e donne ad un rischio più alto di contagio e conseguentemente alla sua diffusione.

CHIUDERE LE FABBRICHE SUBITO!

 

Bologna 14 marzo 2020

 

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