CRONACA SCIOPERO 9 NOVEMBRE 2007

Bologna -

 

COMUNICATO

 

GRANDE SUCCESSO DELLO SCIOPERO DEL SINDACALISMO DI BASE

 

 

La cronaca della manifestazione di Bologna

 

La giornata di sciopero generale e generalizzato contro la finanziaria del Governo Prodi e l’Accordo sul Welfare, firmato da CGIL CISL UIL, è iniziata venerdì mattina con una manifestazione molto partecipata, allegra e colorata che partendo da P.zza XX settembre ha attraversato il centro della citta di Bologna.

 

Ad aprire il corteo tre asini con cartelli con su scritto “cgil cisl uil” tirati da un Prodi, un richiamo immediato alla subalternità dei sindacati istituzionali all’attuale governo e alla rinata concertazione, che dopo l’attacco a pensioni, precari e welfare si apprestano a demolire, come dichiarato da Epifani, anche la contrattazione collettiva nazionale.

 

A seguire le varie realtà del mondo del lavoro e dei movimenti: le RdB e la CUB aprivano con uno striscione dei comunali di Bologna che recitava “i fannulloni in sciopero”, come risposta all’attacco quotidiano ai dipendenti pubblici.

A seguire i lavoratori dei trasporti, lo striscione contro le esternalizzazioni dei dipendenti e lavoratori in appalto del gruppo Hera, gli operatori degli sportelli di prenotazione del CUP 2000, i soci delle cooperative sociali con lo striscione “la ricchezza del no profit è la miseria dei lavoratori”, i dipendenti dell’Università di Bologna, gli addetti della Vodafone e Tim, gli operai di diverse fabbriche e molte altre realtà del mondo del lavoro pubblico e privato del nostro territorio.

Presenti anche l’Associazione Inquilini e Assegnatari RdB/CUB e le delegazioni dei lavoratori in sciopero da Parma, Modena, Ferrara, Ravenna e Piacenza, tutte le altre realtà del sindacalismo di base, gli studenti medi del coordinamento di base Iskra, i ricercatori precari e gli studenti dell’università, i centri sociali e diverse associazioni politiche e sociali.

 

Oltre cinquemila alla partenza del corteo, che ingrossandosi lungo il percorso è arrivato in P.zza Verdi dove la giornata è proseguita con altre iniziative, tra le quali un presidio di solidarietà e di lotta agli abitanti dello stabile di via Pontevecchio  "contro le speculazioni per il diritto alla casa".

 

La piazza tematica è stata anche l’occasione per il lancio della raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare contro le spese militari, le basi e le missioni di guerra promosso dall’associazione Disarmiamoli e altri.

 

In definitiva una bella giornata di lotta che ha visto scioperare decine di migliaia di lavoratori nella nostra regione e di cui tutti dovranno tenere conto, controparti e sindacati concertativi.

 

 

 

Alleghiamo: una dichiarazione del segretario FIOM/CGIL Cremaschi – la nota stampa di RdB/CUB nazionale – una rassegna stampa locale (per quella integrale e per la galleria fotografica www.rdbcub.it)

Cremaschi: “La mobilitazione del 9 novembre è un importante segnale per il sindacalismo confederale”

“La forte partecipazione alle manifestazioni e, in alcuni settori agli scioperi indetti dai movimenti e dal sindacalismo di base, è un importante segnale che afferma la necessità di continuare la lotta contro la precarietà, per i salari e i diritti.”
“Ritengo che Cgil, Cisl e Uil debbano tenere conto della mobilitazione di questa giornata che ha coinvolto, in particolare, lavoratrici, lavoratori e giovani precari. E’ tutto un mondo del lavoro con cui il sindacalismo confederale deve confrontarsi e misurarsi, senza porre steccati preventivi. Si ripropone inoltre la questione centrale di un sistema di regole e democrazia sindacale, definito anche per legge, che garantisca ai lavoratori il diritto a decidere pienamente sulla rappresentanza e sugli accordi.”

Roma, 9 novembre 2007

10 novembre 2007  Il Bologna

Liberazione

Tante bandiere di RdB-Cub, Cobas, Sdl, di Rifondazione e di Sinistra critica
Bologna, in corteo tre somarelli: Cgil, Cisl e Uil
di Benedetta Aledda

Bologna - Per chi conosce Bologna, le misure del corteo regionale dei sindacati di base le dà la geometria: quando la testa entrava in piazza Verdi, cuore della zona universitaria, la coda sfilava ancora sotto le due torri. «Siamo in 5.000. Lo sciopero è stato un successo», annunciava soddisfatto verso le 12,30 Massimo Betti, dell'esecutivo nazionale RdB, buttando un occhio dal sound system. Grande la varietà di lavoratori che hanno partecipato: nuovi, di lungo corso o ancora solo in potenza.
Alle 9 erano in piazza XX settembre, vicino alla stazione, dove Cub-Scuola e Cobas-Scuola hanno contestato una finanziaria che taglia sulla scuola.
Alle 10 vengono fatti scendere da un furgone tre somarelli in carne e ossa. Si chiamano Cgil, Cisl, Uil, dicono i cartelli che portano al collo. Di lì a poco apriranno il corteo, guidati da un uomo che indossa una maschera con le fattezze del presidente del consiglio: «L'asino va dove lo porta Prodi», spiega una scritta. Segue lo striscione «Fannulloni in sciopero»: così i lavoratori del comune rispondono all'accusa lanciata da un quotidiano locale. A parte gli stereotipi, c'è qualcuno che approfitta del fatto di essere meno controllato rispetto al settore privato? «Assolutamente no», risponde Wilma, messo comunale, «perché il personale oggi è talmente ridotto che nessuno può permettersi di non lavorare».
Tra i comunali in apertura e il Partito comunista dei lavoratori, in mezzo tante bandiere delle RdB-Cub, dei Cobas e di Sdl, di Rifondazione e di Sinistra critica. Tanti gli striscioni e le categorie del pubblico e del privato. Ci sono i vigili del fuoco, sempre più precari, (www.pompieriinmutande.it); e gli operai delle storiche fonderie Sabiem da poco messe in liquidazione, che ora, in cassintegrazione, aspettano gli arretrati. «Hera una volta», dicono giocando con le parole i pulitori delle strade della multiservizi di Bologna, che fanno turni sempre più intensi su mezzi sempre più sporchi, ma per ora sono sfuggiti all'affido a ditte esterne. L'esternalizzazione è stata parossistica all'aeroporto Marconi, dove la catena di appalti e subappalti è stata risolta temporaneamente con un anno di prova per le nuove ditte subentrate al consorzio che se ne è andato lasciando un grande buco all'Inps: «Mi devono 7.551 euro virgola 72 centesimi e li vorrei fino all'ultimo, visto che me li sono sudati ad agosto e settembre, coprendo l'apertura dell'aeroporto quando il traffico è massimo», racconta uno dei 170 lavoratori.
«La ricchezza del no profit è la miseria dei lavoratori», denuncia chi è impiegato nelle cooperative sociali. «Abbiamo stipendi più bassi e meno diritti di chi lavora nel pubblico», spiega un operatore socio-sanitario di 24 anni, che assiste gli anziani a casa e in una struttura. Un lavoro faticoso che ha scelto e gli piace, ma che deve integrare facendo assistenza privata in nero.
Quando il corteo passa davanti alla sede della Camera del Lavoro, gli operatori del call center Vodafone del capoluogo si scatenano: «Venduti!», gridano all'indirizzo dei sindacalisti della Cgil che li guardano da sotto il portico. Le cessioni di ramo aziendale, per loro, sono stati una forma mascherata di licenziamento, e ce l'hanno con chi non li ha tutelati. A Bologna in molti se stanno andando via da soli, perché il lavoro di supporto tecnico si è trasformato in vendita, da fare «sotto la pressione di capetti che contano quante volte vai al bagno». «Ogni gruppo deve fare un certo numero di chiamate, calcolato sul numero di persone che lavora in una certa area, senza considerare le assenze per ferie e malattie. Dunque chi esercita un diritto, finisce per danneggiare il gruppo, che non raggiunge l'obiettivo e dunque non riceve il premio».
Dall'aritmetica della raccolta punti all'algebra del carro armato. «Quanti studenti ci stanno dentro un carro armato?», chiede lo striscione degli studenti delle superiori. Non è una barzelletta, come spiegano quelli di «Ferma la guerra, firma la legge», che raccolgono firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare «per liberare l'Italia da accordi segreti, basi e servitù militari».
Gli universitari dei collettivi hanno fatto i BPM, Blocchi Precari Metropolitani, azioni simboliche davanti alle sedi di facoltà, agenzie interinali, librerie. E i collettivi di occupanti di case comunali sgomberati nelle ultime settimane a Bologna hanno restituito pan per focaccia costruendo un muro di cartone davanti alla sede del Demanio. La casa non è sicura neanche per i ricercatori universitari. Le garanzie da offrire a chi te l'affitta sono poche, se il contratto di lavoro scade ogni anno; e la ricerca è libera, quando si deve rispondere a «un protettore» che ti garantisce il rinnovo?

 

Il Resto del Carlino

Collettivi, corteo e blocchi stradali
Un migliaio allo sciopero Rdb, blitz in San Vitale e via Zamboni. ‘Murato’ il demanio
di FEDERICA GIERI

Bologna - MURANO gli ingressi del demanio in piazza Malpighi, incollano ‘Cofferati-Mastro BLindo’ lungo via Petroni, organizzano blocchi-precari nelle aule universitarie e in via San Vitale. Più che il corteo dei mille (5.000 per i sindacati di base organizzatori) contro il governo Prodi, nel giorno dello sciopero generale sono i collettivi universitari e i centri sociali a tenere banco. Da mattina a sera.
A compiere il colpo di scena però, stavolta, non sono i soliti noti, ma la Famiglia Bresci, ragazzi sgomberati un paio di settimane fa da uno stabile in via del Sostegno preso al demanio circa un anno fa. Ed è all’incrocio Ugo Bassi-San Felice-Marconi che la famiglia, verso mezzogiorno, decide di svoltare. Letteralmente. Piantato in asso il serpentone, i Bresci marciano su piazza Malpighi 19. Per loro, casa del demanio in città. Sono una decina o poco più. L’obiettivo è di murare, con scatoloni-mattoni, l’ingresso del ‘Demanio-demonio’. Tutto fila più o meno liscio (alcuni cittadini, volendo uscire dall’edificio, prendono a calci i cartoni) quando un impiegato non li avverte: «Avete sbagliato civico: l’entrata è più indietro». In un battibaleno, la famiglia fa i bagagli e sposta il muro all’11, accanto alla basilica. In meno di un’ora, i Bresci, scortati dalla Digos, rientrano poi nei ranghi della manifestazione, ferma sotto le Due Torri.
IN PIAZZA Verdi (destinazione dei 1000), i Bresci passano idealmente il testimone della protesta anti sgomberi, anti precarietà, anti Cofferati al collettivo Out of e alla rete Uniriot. Mentre i colleghi del C38 bloccano, per una mezz’ora, verso l’una, in forma ‘comunicativa’ (entrano nelle aule e invitano gli studenti a unirsi a loro) un paio di lezioni in via Zamboni 38.
Ripetendo così il copione della mattina. Almeno fino alle otto e mezza quando si erano uniti al corteo in partenza da piazza XX Settembre e guidato dai tre asini Cgil, Cisl e Uil tirati per la cavezza da Prodi. Ma è soprattutto contro il sindacato di Epifani che si scagliano gli strali dei lavoratori Vodafone che, in via Marconi, sotto le finestre della Cgil, per diversi minuti, urlano «Vergogna» e «Venduti».
LA SERA il registro della protesta cambia. In via Zamboni e San Vitale scattano due ‘Blocchi precari metropolitani’. «Bologna non è la città di Cofferati, è un cuore che pulsa, è il territorio della libera espressione, senza paura e contro le politiche della sicurezza», urla al microfono Andrea, mentre alcuni attivisti incollano sui muri la nuova identità che Passepartout cuce addosso a Cofferati. Quella di Mastro BLindo che garantisce «Pulizia sicura senza alone di diritti: in caso di degrado incrostato aggiungere líadditivo Tso». Poco dopo le 19 una cinquantina di ragazzi parte da piazza Verdi lasciandosi alle spalle il primo blocco: un nastro bianco rosso steso davanti al Comunale da una parte all’altra di via Zamboni. Fumogeni colorati, musica a tutto volume e, dopo aver percorso via Petroni lentamente (per permettere di attaccare Mastro BLindo e l’invito a partire per Genova il 17 novembre), l’approdo in piazza Aldrovandi. Non prima di un altro blocco all’incrocio con via San Vitale.

 

 

La Repubblica

LA PROTESTA
Rdb e Cub in corteo contro il governo

Bologna - Guidato dai tre asini «Cgil», «Cisl» e «Uil», è partito intorno alle 10.15 di ieri mattina il corteo dei sindacati di base a Bologna. Da piazza XX settembre, i manifestanti in sciopero (un migliaio secondo la questura, almeno cinque volte tanto per gli organizzatori) si sono diretti verso piazza Verdi passando per via dei Mille, Marconi, Ugo Bassi e Rizzoli. In testa al corteo, tre somari: al collo di ognuno, un cartello con il nome di uno dei tre sindacati confederali. Sono loro, infatti, insieme al governo, i bersagli principali della protesta di Rdb-Cub e Cobas contro la finanziaria 2008 attualmente in discussione al parlamento e, soprattutto, contro l´accordo sul welfare firmato da esecutivo e confederali. Cgil, Cisl e Uil, attacca Massimo Betti, leader delle rdb bolognesi, «hanno un padrone, che si chiama Prodi, e hanno la sindrome del governo amico». Quando il serpentone di manifestanti è passato sotto le finestre della Cgil, in via marconi, i lavoratori della Vodafone si sono fermati per diversi minuti, urlando «vergogna» e «venduti». Le Rdb hanno invece preferito la strada dell´ironia, accompagnando «l´asino Guglielmo», quello con il cartello Cgil, fin sulla porta della camera del lavoro.

 

 

Corriere di Bologna

In mille alla sfilata per lo sciopero: azioni dei collettivi e blocchi del traffico
Corteo Cobas con blitz a sorpresa: gli anarchici «murano» il demanio
In via Marconi i precari Vodafone hanno gridato «Venduti» in direzione della Camera del Lavoro
di Andrea Rinaldi

Bologna - Due azioni a sorpresa hanno segnato lo sciopero generale indetto dalla Confederazione unitaria di base, ieri mattina a Bologna. I collettivi universitari hanno messo in atto, fin dalle 8.30, picchetti e blocchi delle lezioni alla facoltà di Lettere, mentre l'ingresso dell'agenzia del demanio di piazza Malpighi è stato «murata» con mattoni di cartone e nastro bianco e rosso dagli anarchici di «Casa Bresci», sgomberati due settimane fa da un edificio di via del Sostegno di proprietà proprio del demanio.
È quasi mezzogiorno quando un gruppo di ragazzi si stacca dal corteo e copre la porta dell'agenzia con degli scatoloni: vogliono protestare contro lo sgombero. Poi, per ricongiungersi agli altri manifestanti, deviano dal percorso stabilito passando sotto la Prefettura, con gran allerta delle forze dell'ordine.
Intanto, per le strade del centro, sfilavano un migliaio di persone: dopo il concentramento in piazza XX Settembre, i dimostranti si sono diretti verso piazza Verdi passando per via dei Mille, Marconi, Ugo Bassi e Rizzoli. Alla testa del corteo tre asini con al collo un cartello: ciascuno con il nome di uno dei sindacati confederali. In piazza, lavoratori del settore trasporti e scuola, dipendenti comunali con lo striscione «Fannulloni in sciopero», un gruppo di vigili del fuoco riuniti sotto lo slogan «Pompieri in mutande», ricercatori precari dell'Alma Mater, lavoratori in appalto del gruppo Hera, operatori Vodafone. Questi ultimi, al passaggio davanti alla Camera del Lavoro, hanno urlato «Venduti» in direzione della Cgil.
Con i lavoratori, un gruppo di esponenti dei collettivi Crash e C38 e del Tpo. Ma anche esponenti di Rifondazione, come il segretario provinciale Tiziano Loreti e il capogruppo a Palazzo d'Accursio Roberto Sconciaforni.
La manifestazione si è chiusa verso le 13 in piazza Verdi con il discorso di Massimo Betti, leader delle Rdb bolognesi. Lo sciopero però è proseguito anche nel tardo pomeriggio per i collettivi universitari. Intorno alle 19, infatti, è scattata la fase due di quelli che gli antagonisti hanno chiamato «blocchi precari metropolitani ». Circa cinquanta ragazzi si sono ritrovati in piazza Verdi e, da qui, hanno raggiunto via San Vitale, all'incrocio con piazza Aldrovandi. Con un camion alcuni hanno attraversato via Petroni, mentre altri attaccavano manifesti contro il sindaco sui muri e accendevano fumogeni. Infine, hanno bloccato per cinque minuti il traffico.

ARTICOLO NAZIONALE - Il Manifesto

Riesce la mobilitazione del sindacalismo di base Trasporti semibloccati e cortei in tutta Italia
Uno sciopero anti-finanziaria
di Francesco Piccioni

Roma - Gli altri media se ne sono accorti solo all'ultimo momento, dopo averlo a lungo snobbato. Uno sciopero generale, del resto, è una prova difficile, complicata, costosa per chi vi partecipa. E i sindacati di base non godono di buona stampa. Eppure è una prova che è riuscita. Intendiamoci: a suo modo, «a macchia di leopardo», molto bene in alcuni luoghi storici, male in altri. Ma ha confermato una crescita per consistenza di radicamento, che va di pari passo con le lente trasformazioni in atto nel sindacato confederale; le quali appaiono, in molti luoghi di lavoro, giustificate più dall'agenda politica che non dagli interessi concreti dei «rappresentati».
Quasi inutile addentrarsi nella solita guerra di cifre sulla partecipazione. I punti più visibili sono stati, come previsto, i trasporti pubblici, urbani e non. Un centinaio di voli cancellati a Fiumicino, moltissimi a Malpensa; parecchi anche a Torino. Problemi su tutte le linee di autobus, anche se a Roma la metro A funziona regolarmente, mentre la B solo a singhiozzo. La frantumazione societaria del trasporto urbano complica i calcoli. Lo sciopero si vede di più - a Roma - sulle linee periferiche subappaltate alla Tevere Tpl, un po' meno su quelle di Trambus (che servono il centro). Molte le scuole chiuse e gli uffici pubblici con personale ridotto. Bloccato per ore lo Stretto di Messina, con i traghetti fermi in porto. Molti ospedali hanno funzionato solo per le emergenze, ma anche in diverse cliniche private ci sono state vistose assenze. Gravissima la decisione di Trenitalia, che in Veneto ha rifiutato all'ultimo momento di praticare la consueta tariffa per manifestazioni pubbliche (il 60% del prezzo), impedendo a molti di raggiungere Venezia per il corteo. Che sia una prova in vista di Genova?
E' la piazza, perciò, a restituire l'insieme di figure e categorie che si sono mosse. Ed è un mix rivelatore di come i processi di liberalizzazione-privatizzazione-precarizzazione hanno agito in questo paese, «proletarizzando» ceti che una volta venivano classificati «medi» (gli assistenti di volo, i docenti e i dipendenti pubblici, ecc), senza peraltro migliorare la condizione degli «ultimi» (gli immigrati si notano più facilmente, ma i giovani precari sono tantissimi). Lo stesso accade negli altri 19 appuntamenti regionali.
La piazza romana si riempie lentamente, complice la pioggia, la decisione di far partire cinque concentramenti (con studenti e centri sociali) e anche il semi-blocco del trasporto urbano. Poi esce il sole e la strada si riempie, fino a dare la certezza di un successo. Forse non saranno i «60.000» annunciati ad un certo punto, ma ci si va vicino; e per essere una manifestazione cittadina, decisamente «di parte», non sono pochi. I precari (moltissime le donne) di Alitalia si fanno notare anche per un cartello «altro che 'stagionali', stagionati!», a ricordare che i contratti «atipici» - qui come nella pubblica amministrazione - hanno una durata che tende all'eterno (spesso oltre i dieci anni di servizio).
I più arrabbiati e ironici sono quelli della sanità, tra i «fantasmi» dei precari e un'ambulanza pavesata di cartelli che finge persino di voler entrare a palazzo Vidoni, sede del ministero della funzione pubblica. Gli ex ragazzi di Vodafone, ormai «venduti», si affiancano a quelli di Telecom; a ricordare che la «competitività» serve al padrone, non a chi lavora. Paolo Leonardi, della Cub, traccia «un bilancio estremamente positivo; non era scontato», perché la rabbia per il «protocollo» del 23 luglio non si è trasformata in disimpegno. Piero Bernocchi, dei Cobas, insiste sul carattere fasullo della contrapposizione tra giovani e anziani, superabile nella rivendicazione «diritto al lavoro, diritto al reddito». Fabrizio Tomaselli, dell'Sdl intercategoriale, riflette sulla massa di richieste di adesione che arrivano da ogni angolo del paese, al punto da mettere in difficoltà una macchina organizzativa «tarata» su dimensioni inferiori. Anche i successi, di solito, pongono problemi; ma almeno danno una bella spinta propulsiva.

Sindacato. Domanda sociale e quadro politico

(Fr. Pi.) Per prima cosa va sottolineato il carattere unitario dello sciopero generale di ieri: l'ha promosso l'intero microcosmo del sindacalismo di base (Cub-RdB, Confederazione Cobas, Sdl Intercategoriale, UsiAit, Unicobas, Slai Cobas e Al Cobas, in una ridondanza di sigle che è un limite già sul piano simbolico). Non è mai stato facile, un gesto del genere, per organizzazioni fortemente caratterizzate e concorrenziali. E' un bene che ci sia stato e c'è da augurarsi che si tramuti al più presto in un patto più solido, meno occasionale.
I mutamenti nel mercato del lavoro e quelli nel panorama politico-sindacale obbligano peraltro a una riflessione più profonda. Anche a voler rimanere dentro gli angusti confini nazionali, la nascita del Partito democratico accentua le spinte (esplicite) a trasformare Cgil, Cisl e Uil in un sindacato unico, «di mercato» o «di servizio» che dir si voglia. Un sistema politico rinnovato e pesantemente spostato «al centro» può intervenire sul piano legislativo cambiando le coordinate entro cui si svolge l'azione sindacale in quanto tale. E la polverizzazione - per via contrattuale, oltre che societaria - delle figure del lavoro spazza via progressivamente pratiche e modalità organizzative consolidate da 60 anni.
Dentro quelle condizioni è potuto nascere anche il sindacato di base, radicandosi nelle categorie o nei mestieri che più degli altri hanno subìto il «cambio di paradigma», sotto la sferza del neoliberismo (servizi pubblici, industrie ex statali, sanità, scuola). Ovvero, dentro un quadro di diritti sindacali garantiti, anche se certamente sottoposti a una selezione sfavorevole per tutti i «piccoli».
Tutto ciò è manifestamente vicino alla fine. La forbice divaricantesi tra monopolio della rappresentanza e polverizzazione dei rappresentati incombe, e interroga tutti. Nessuna organizzazione «specializzata» (di categoria o di mestiere) può pensare di sopravvivere, come finora è stato possibile, supplendo autarchicamente a un ruolo - il sindacato come soggetto generale della contrattazione - che è sottoposto a una torsione mai vista prima. L'unità di azione, insomma, è niente più che un presupposto minimo. La domanda di rappresentanza intercettata (anche) ieri obbliga a pensare risposte sul piano della prospettiva, oltre le piccole certezze del piccolo cabotaggio.

«Blocchiamo l'Italia contro la precarietà»
di Giacomo Russo Spena

Ingressi bloccati all'università, picchetti stradali improvvisati, cancelli incatenati in diverse scuole, stazioni dei treni occupate, cortei spontanei «rigorosamente non autorizzati». Avevano promesso di generalizzare lo sciopero dei sindacati di base bloccando le città e, a macchie di leopardo, ci sono riusciti: caos per le strade, traffico impazzito, atenei e scuole deserti, defezioni nei luoghi di lavoro sono il risultato. Precari non sindacalizzati, giovani «invisibili», studenti, occupanti di case e migranti, sono i protagonisti della protesta. Insieme per rivendicare nuove tutele, reddito garantito e per opporsi alle politiche economiche e securitarie del governo Prodi.
Per molti di loro la giornata ieri è iniziata di primo mattino. Dalle 9 ben cinque manifestazioni hanno attraversato Roma per poi confluire nella piazza di partenza del corteo dei sindacati. Universitari che dopo aver «picchettato» gli atenei (Sapienza e Roma Tre) hanno rivendicato con slogan e sound itineranti il loro diritto ad avere spazi autogestiti per «produrre nuova formazione e didattica». Studenti medi che dopo aver chiuso con catene le scuole hanno fischiato il sindaco Veltroni per le sue posizioni «troppo concilianti nei confronti dei fascisti». Centri sociali e occupanti di case autori di lunghi cortei nei quali hanno improvvisato blocchi estemporanei del traffico. «È andata benissimo, oltre le aspettative. Abbiamo fermato la circolazione delle merci e delle persone», afferma Alberto De Nicola della Rete per l'Autoformazione che poi parla della precarietà come «dato strutturale» del moderno sistema produttivo: «Per questo bisogna conquistare nuovi diritti, sperimentando pratiche innovative come il blocco delle città». Ma nessuna frattura con le figure tipiche sindacalizzate, anzi in piazza si sfila insieme. «Nessuna contrapposizione tra garantiti e non, è nato un soggetto più ampio» spiega Sandro, fondatore della rivista Infoxoa, che fa notare come lo striscione d'apertura sia «Diritto del lavoro, diritto al reddito».
Ma anche Milano si è mobilitata fin dal primo mattino con serrate dinanzi le scuole e cortei spontanei composti da migranti, precari, collettivi medi e universitari. «È ora - spiegano gli organizzatori - di smascherare la vera insicurezza, quella del neoliberismo che impedisce di vivere con dignità». Momenti di alta tensione si sono vissuti invece a Padova quando Trenitalia ha impedito ai partecipanti di raggiungere la manifestazione di Venezia. «Chiedevamo una riduzione simbolica, di circa 2 euro, sul biglietto - spiega il leader dei centri sociali nordestini Luca Casarini - ma non hanno fatto partire i treni dalla stazione». Risultato: ore di bagarre ma senza nessun esito. I manifestanti - tra cui c'era una delegazione dei No Dal Molin venuta per protestare contro «la precarietà esistenziale che fanno vivere le mega infrastrutture» - non sono arrivati a destinazione. Sul comportamento di Trenitalia Casarini con preoccupazione guarda al futuro prossimo: «È un'avvisaglia per il corteo del 17 novembre a Genova sul G8».

 

 

COMUNICATO STAMPA RDB-CUB

 

2 MILIONI DI LAVORATORI IN SCIOPERO GENERALE:

LEONARDI, UN GOVERNO DI CENTRO-SINISTRA NON PUO’ IGNORARLI

  

Oltre 2 milioni di lavoratori in sciopero e 400.000 in piazza nelle 25 manifestazioni che hanno accompagnato lo sciopero generale indetto per oggi dal sindacalismo di base. Questi i primi dati registrati nella mattinata, che superano le previsioni delle stesse organizzazioni promotrici.

 Elevata la partecipazione nel settore dei trasporti locali ed aerei, con pesantissimi risentimenti negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa e città paralizzate. Alta l’adesione fra i metalmeccanici, con punte del 90% alla FIAT di Pomigliano e forte partecipazione a Melfi, anche in risposta al recente licenziamento di due delegati CUB. Alta anche la adesione in tutto il Pubblico Impiego, ed in particolare nella Scuola e nella Sanità. Da rilevare nelle manifestazioni la cospicua presenza dei lavoratori precari di tutti i comparti e dei coordinamenti degli studenti, dei centri sociali e dei movimenti di lotta per la casa.

 “Un governo di centro-sinistra non può non tenere conto della portata del nostro sciopero”, dichiara Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale CUB. “Cgil Cisl Uil, che hanno circondato lo mobilitazione di oggi con scioperi improbabili sia per motivazioni che per proporzioni, devono smettere di pretendere il monopolio della rappresentanza sindacale”.

 “Questa giornata è anche a difesa del Contratto Collettivo Nazionale  - prosegue Leonardi – che Partito Democratico e sindacati concertativi vorrebbero smantellare. Dimostra definitivamente che si è consolidato nel paese un sindacalismo conflittuale e propositivo, capace di esprimere mobilitazioni come quella odierna”, conclude il Coordinatore CUB.

Roma, 9 novembre 2007

 

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