DAL MOLIN - CONTRO LE BASI MILITARI E IL GOVERNO DI GUERRA

Roma -

200 MILA PRESENZE ALLA MANIFESTAZIONE CONTRO LE BASI MILITARI E CONTRO IL GOVERNO DI GUERRA

Una folla pacifista è arrivata da tutta Italia, con sloogan precisi: no all'ampliamento della base americana, contro la guerra, contro l'industria bellica e le spese militari, contro politiche guerrefondaie.

Il caso dell'aeroporto Dal Molin, in questi giorni motivo di accesa discussione nel burrascoso scenario politico italiano, nasce da un accordo tra il precedente governo Berlusconi e il sindaco di Vicenza Hullweck, che, senza rendere partecipi i suoi concittadini, nè il consiglio comunale, si rese disponibile ad accogliere nel territorio vicentino una nuova base americana.

All’attuazione del progetto contribuisce anche il Ministero della Difesa che, con i provvedimenti di riordino degli Enti Militari dell’Aeronautica dislocati su Vicenza, fattivamente trasferisce ad altre sedi le competenze, lasciando sul campo circa 700 addetti da ricollocare attraverso processi di mobilità in altri enti della difesa (ammesso che nell’area ce ne siano!) o attraverso l’attivazione della Conferenza dei Servizi con il Prefetto di Vicenza.

Un pò di storia.

Solo nel maggio del 2006 cominciarono a circolare le prime notizie sul progetto e così i cittadini residenti nelle zone limitrofe alla nuova base, costituitisi in sei comitati, cominciarono ad agire in modo coordinato. La nuova base americana andrebbe ad occupare una zona a nord del comune di Vicenza nell'attuale aeroporto civile Dal Molin e servirebbe agli USA per riunire la 173^ Brigata aviotrasportata Airborne, attualmente presente in parte ad Aviano (Pordenone) e in parte Germania. L'obiettivo statunitense è di intervenire rapidamente nelle aree geografiche del medio-oriente, ricche di fonti energetiche strategiche per il sistema economico vigente. Vicenza, secondo questo piano, è dunque destinata a diventare un nodo importantissimo per i nuovi assetti militari mondiali. La maggioranza dei cittadini di Vicenza e dei comuni limitrofi è fortemente contraria alla costruzione di una nuova base militare. Lo dicono i cittadini e lo dice anche un sondaggio della Demos  con 63%  di NO. I motivi del NO sono vari e possono essere riassunti nel fatto che il progetto è devastante sia da un punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico, perchè una città Unesco, come Vicenza, non può fondare la sua esistenza su un’economia di guerra. Dopo un continuo rimpallo di responsabilità tra Governo Prodi e Comune di Vicenza, una scellerata maggioranza, sorda alle tantissime richieste di democrazia e partecipazione popolare (fra cui anche la richiesta di indire un referendum comunale consultivo) si espresse a favore della nuova base (maggioranza risicata 21 a 17). Quel giorno il sindaco Hullweck uccise l'anima della democrazia a Vicenza. A Caldogno, piccolo comune a confine con l'aeroporto Dal Molin, il 15 novembre 2006 votò invece ad unanimità NO all'insediamento della nuova base. La patata bollente passò quindi al Governo Prodi e in particolare al Ministro della Difesa Parisi, che non si è mai espresso in maniera chiara contro l’allargamento della caserma Ederle, tentennando sempre tra la "Santa Alleanza" con gli USA e il programma elettorale dell'Unione in cui "ogni azione di grande impatto sul territorio sarà sempre presa nel rispetto dell'opinione delle popolazioni locali". Il Ministro Parisi comunque invitò a Roma una rappresentanza dei comitati cittadini per sentire direttamente dalla gente le motivazioni del NO. L'incontro fu molto proficuo tanto che prese di nuovo quota l'ipotesi di un referendum comunale consultivo. I comitati, collaborando con l'osservatorio sulle servitù militari di Vicenza, da maggio hanno dato vita ad una lunga serie di azioni per bloccare il progetto della nuova base americana: presidi in piazza e davanti all'aeroporto, rumorose presenze in consiglio comunale, raccolta firme (più di diecimila in un mese!), convegni informativi, blocchi del traffico, fiaccolate, scioperi studenteschi, invasione della pista dell’aeroporto, costituzione di un comitato per il referendum, partecipazione di massa al consiglio comunale del 26 ottobre, dove 2.000 persone, "armate" di pentole, fischietti, trombette, hanno disturbato il consiglio comunale, e, il 2 dicembre 2006, la lunga marcia dei 30 mila "per difendere la terra per un futuro senza basi di guerra " . L'aspetto nuovo e dirompente nella placida tranquillità cittadina è che a Vicenza "si è costituito un movimento di cittadini, autonomo ed indipendente da schieramenti politici, che riesce a coniugare la necessità della salvaguardia del proprio territorio e dei beni comuni, con il NO alla guerra e alle servitù militari". Questa comunione di obiettivi ha dato vita all'Assemblea Permanente dei cittadini per il NO al Dal Molin che unisce comitati, associazioni, singoli cittadini.

Ufficio Stampa

“Abbiamo deciso di aderire alla richiesta dell’Assemblea permanente No al Dal Molin di proclamare per la giornata di sabato 17 febbraio, data della manifestazione nazionale a Vicenza, lo sciopero generale dell’intera giornata sul territorio provinciale di Vicenza”, annuncia Pierpaolo Leonardi, Coordinatore Nazionale della CUB.  “Analogamente a quanto abbiamo fatto in occasione delle lotte della Val di Susa contro la TAV, del G7 di Napoli e del G8 di Genova – prosegue il Coordinatore CUB - anche a Vicenza mettiamo lo strumento sindacale dello sciopero a disposizione delle lotte. La lotta contro la costruzione della nuova base americana al Dal Molin è lotta per la pace e contro la guerra. Per questo nella proclamazione dello sciopero citiamo l’articolo 2 comma 7 della legge 146/90 sul diritto di sciopero, che prevede esplicitamente la possibilità di proclamare scioperi anche in difformità dalle norme vigenti in tema di termini di preavviso, quando sia in pericolo l’incolumità dei lavoratori e dei cittadini e quando si sia in presenza di violazione della Costituzione. Secondo noi  a Vicenza si realizzano entrambe le fattispecie e quindi lo sciopero non solo è sacrosanto, ma è anche legittimo”, conclude Leonardi.   Roma, 14 febbraio 2007

La CUB è dall'inizio parte integrante della mobilitazione contro l'ipotesi di costruire una nuova base militare USA a Vicenza. Una mobilitazione che non è scemata nemmeno dopo l' editto di Bucarest di Prodi che nel concreto ha dato il via libera del governo alla costruzione della base.Una mobilitazione che sta crescendo in consapevolezza che di nuova base si tratta e non di "allargamento" o di "dormitorio", come ha detto la console americana in Italia, che si tratta di una base da cui partiranno le truppe che andranno a combattere e seminare morte e distruzione nei vari teatri di guerra, Afganistan, Iraq, ecc... e che si collega a quanto sta succedento a Comiso e a Camp derby dove sono previsti nuovi insediamenti per truppe americane.

Il movimento vicentino, con tutte le sue peculiarità e con determinazione intende continuare a mobilitarsi per impedire che la base venga costruita. Questa mobilitazione un messaggio chiaro lo fa emergere: sulla base non ci sono mediazioni, non ci sono governi amici. Oltre alla grande manifestazione del 17 febbraio, alla quale i lavoratori della Cub parteciperanno in massa, sta emergento un nuovo fronte di mobilitazione che vede nel potere economico e finanziario locale e nazionale i soggetti che trarranno vantaggio dal business economico che questa base metterà in movimento, al contrario la popolazione crede che la nuova base militarizzerà e distruggerà il territorio locale. Sempre più forte emerge la volontà di arrivare ad uno sciopero generale che vada a fermare la produzione, a bloccare le ditte, le banche che andranno a finanziare e costruire questa nuova base di guerra.

Sciopero e boicottaggio sono gli strumenti di lotta che unificano i lavoratori con i cittadini e che faranno pagare un prezzo alto ai signori della guerra. La CUB, sindacato radicato nel territorio e nei posti di lavoro, si impegna a sostenere la neccessità e la possìbilità di uno sciopero generale territoriale , di boicottaggio come nuovo momenti di lotta generalizzabili per impedire la costruzione di questa base di guerra. I lavoratori, le lavoratrici della CUB sono impegnati da subito per la realizzazione degli obiettivi del movimento espressi con chiarezza nel comunicato che segue.

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