Dalla Regione LIGURIA: le risorse umane

Genova -

 

                                            LE NOZZE COI FICHI SECCHI

 

       Ci definiscono “RISORSE”, risorse umane. E leggiamo il vocabolario risorsa =  mezzo , forza, energia, fonte di guadagno e....fonte di salvezza. Ecco, forse l’Amministrazione ha preso troppo alla lettera il significato della parola, non più quindi lavoratori o dipendenti ma vere e proprie fonti di salvezza. Siamo rimasti talmente in  pochi, con gli  organici ormai ai minimi storici e perciò costretti ad essere dei jolly efficienti, bravissimi , dotati del dono dell’ubiquità. Ormai una “risorsa” sostituisce dieci lavoratori,  per coprire tutte le postazioni di lavoro e garantire il servizio all’utenza, quella utenza che sarà chiamata a dare un giudizio di valutazione di cui si terrà conto nell’erogazione del sistema premiante.  Ma l’utenza non può sapere in quali condizioni si lavora, quello che l’utenza percepisce e solitamente   recepisce è il bombardamento mediatico per il quale gli “statali” sono la mela marcia dell’economia del Paese .

      Questo è il pensiero di chi ci governa, di chi da anni  ha marchiato i dipendenti pubblici quali  colpevoli di tutte le difficoltà economiche del Paese. Per far cassa, per risparmiare, per rendere più efficiente la P.A. bisogna ridurre le assunzioni , tagliare gli organici, accorpare o chiudere uffici,  è questo il pensiero governativo,  senza distinzione di  orientamento politico dei governi che si sono susseguiti nell’ultimo ventennio.

       In  questo contesto il prezzo da pagare sono i contratti sempre piu’ dilazionati nel tempo e che prevedono  aumenti  ormai  irrisori,  contrattazioni integrative non rispettate come per i  famosi mille euro medi del 2004/05 dei quali nessuno ha piu’ fatto parola, contando sul fatto che poi i lavoratori... dimenticano!

Il nuovo contratto economicamente è  “ridicolo”; normativamente è un vero e proprio oltraggio al pudore. Se guardiamo al  nuovo ordinamento professionale ci accorgiamo che  le progressioni di carriera sono ormai impossibili, all’interno di ogni area sono infatti realizzabili  solo progressioni economiche  tutte pagate  con il fondo di tutti i lavoratori, pretendendo in cambio sempre maggiore professionalità dal personale. Tutti devono saper fare tutto peccato però…la…sproporzione economica, dal momento che  lo stipendio non viene certo  equiparato a quanto ci viene chiesto  di fare.

       Come riusciremo a garantire i servizi di cui tanto si parla?

       L’Amministrazione deve fare i conti con il poco personale  a disposizione , quindi il problema diventa gestire al meglio il poco che c’è: le nozze con i fichi secchi. Ci auspichiamo che la riorganizzazione di cui si sta discutendo a livello nazionale che contempla  l’accentramento di alcune linee di processo restituisca  alla produzione un congruo  numero di risorse , ma purtroppo nutriamo dubbi che ciò si realizzerà.. 

        La Liguria, come probabilmente altre realtà territoriali del Paese, soffre di una carenza organica generalizzata. Alcune sedi presentano questa sofferenza in maniera molto marcata, una linea di processo ad esempio ha perso un alto numero di risorse tra pensionamenti e passaggi di qualifica. L’idea della delocalizzazione del lavoro (tutte le sedi possono lavorare per altre) può’ essere in parte una soluzione, sempre che sia preceduta da una programmazione e da una verifica sull’uniformità dei metodi procedurali, ma non rappresenta la panacea a tutti i problemi. La Direzione Regionale Liguria  assorbe da anni sempre maggiori risorse tolte alla produzione, viene istintivo chiedersi: sarà giusto programmare, organizzare, sorvegliare , ma chi alla fine sarà l’oggetto di tutta questa organizzazione e programmazione?  Braccia letteralmente “tolte all’agricoltura”.

       In questo contesto cade come un fulmine a ciel sereno la lettera del direttore regionale indirizzata a tutto il personale. Non sappiamo a chi od a cosa si riferisce il Dott. Cerami quando parla di “tarli interni di bassa lega” che inquinerebbero le spinte che provengono dall’esterno in merito a ciò che ci è richiesto di fare; sappiamo però bene che questa manfrina su “la risorsa umana” che vale per ciò che  esprime e sa mettere in campo, al di là dei compiti affidati e dei ruoli rivestiti” ci puzza tanto di fregatura.

Ci piacerebbe tanto che la dirigenza, quella locale, quella regionale, invece di rabbonire il personale, “forse il migliore in ambito pubblico” si mettesse a  fianco e nei panni di chi spesso abbandonato a sé stesso vive, da troppo tempo, una situazione di stress e di malessere ormai non più sostenibile.

 

                                                                                                                                                                      

Genova, 9 ottobre 2007

                                                                       COORDINAMENTO REGIONALE RdB INAIL

          RosannaTarsilli- Tiziana Sanguinetti

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