E' UNA FARSA !

Roma -

 

Siamo intervenuti più volte sulla FARSA che CGIL, CISL e UIL sono pronte a mettere in scena, in relazione al "referendum" sul protocollo, siglato lo scorso 23 luglio, su PENSIONI e WELFARE.

La nostra denuncia, certamente non isolata, ha scatenato, come era prevedibile, le ire di alcuni funzionari/burocrati sindacalisti (lautamente remunerati dall'apparato sindacale e generosamente premiati, nella carriera, dall'amministrazione), ricorrendo ad un assioma di una semplicità estrema: da un lato, la storia, le radici e la serietà di CGIL, CISL e UIL, a difesa "della democrazia nei luoghi di lavoro", dall'altro, coloro che utilizzano "le armi della demagogia e del travisamento della realtà, cercando di affermare meri interessi di bottega", cioè le RdB/CUB MEF.

L'assioma, lascia il tempo che trova.

I lavoratori hanno compreso bene quale è il vero ruolo svolto da CGIL, CISL e UIL: sono i cani da guardia del padronato e dei poteri economici forti.

Per questo, continueremo, con ancora più vigore, il nostro impegno per una reale difesa delle condizioni e dei bisogni dei lavoratori e degli spazi democratici che si stanno, drammaticamente, restringendo.

Vi riportiamo ulteriori elementi di analisi sul protocollo che, CGIL, CISL e UIL, consapevolmente non dicono, unitamente alla lettera di Giorgio Cremaschi (anche in allegato), dirigente nazionale della FIOM-CGIL, inviata alle segreterie e alla commissione nazionale di CGIL, CISL e UIL sulla consultazione relativa all'Accordo sul Welfare del 23 luglio scorso.

La lettera conferma, inequivocabilmente, e in modo estremamente lucido, ciò che noi della RdB/CUB stiamo sostenendo: questa consultazione non dà nessuna garanzia di correttezza né formale né sostanziale e prefigura un risultato non credibile.

Una FARSA, appunto.

 


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Roma, 27 settembre 2007


Alla Commissione nazionale Cgil, Cisl, Uil sulla consultazione

Alle Segreterie Cgil, Cisl, Uil

 

Carissime e carissimi,

con la presente sono a segnalarvi gravi contraddizioni, mancanze di trasparenza, disinformazioni e scorrettezze che stanno avvenendo nella consultazione in atto sul Protocollo del 23 luglio 2007.

Segnalo in particolare:


1. il materiale informativo che viene dato è assolutamente incompleto ed in alcuni casi inesatto, alcune successive correzioni, in particolare sulle pensioni, non sono state in nessun modo diffuse. In questo modo coloro che vengono consultati non sono messi a conoscenza dei reali contenuti della intesa.
2. In molte realtà sono state già avviate le procedure di voto, senza la definizione di sedi precise con le quali raccogliere, conservare, fino alla spoglio, le schede votate.

3. Sono in atto procedure di voto con seggi territoriali, di cui non sono conosciute le ubicazioni, la durata e le modalità per poter votare, chi e a quale titolo può votare.

4. Non è stata resa pubblica sino ad ora in gran parte dei territori dove e quando sono aperti i seggi per poter votare l’8, il 9 e il 10 di ottobre, né quali regole siano previste per poter adempiere al voto.
5. Non sono state messe in atto procedure per impedire che nei seggi territoriali le persone possono votare più di una volta. Infatti, se è chiaro nei luoghi di lavoro quali possono essere le procedure di voto, di registrazione e di certificazione, per i pensionati, lavoratori precari, disoccupati ed in generale per tutte e per tutti coloro che non sono collocabili in un preciso posti di lavoro, non sono state poste regole per rendere corretta e trasparente la votazione.

6. La raccolta dei risultati e la loro certificazione non è stata definita in maniera rigorosa e trasparente per tutto il territorio nazionale. Non esistono meccanismi che permettono di verificare la corrispondenza alla realtà dei verbali, evitando così il ripetersi di quei verbali assurdi ove tutti i lavoratori interessati erano tutti presenti e hanno tutti votato.

7. C’è il rischio così di una forte disparità di regole tra il voto dei grandi siti e dei posti di lavoro, e tutte le altre realtà ove la correttezza e la trasparenza del voto è affidata unicamente ad un meccanismo di autocertificazione di chi fa la consultazione.


Per tutte queste ragioni vi chiedo di intervenire immediatamente per correggere quelle che potrebbero diventare storture tali da non rendere credibile il risultato della consultazione.


Giorgio Cremaschi

Comitato Direttivo Cgil


Il 23 Luglio 2007, il Governo, i sindacati di regime CGIL, CISL, UIL, UGL, la Confindustria e altre organizzazioni di datori di lavoro, hanno stipulato un infame accordo nazionale che ha, come contenuto sostanziale, il mantenimento della Legge 30 del 2003 e dei suoi decreti attuativi (la legittimazione e il mantenimento della precarietà lavorativa), la diminuzione delle garanzie dello stato sociale (welfare) e lo smantellamento, definitivo, delle pensioni pubbliche.

Per legittimare questa operazione, i sindacati di regime firmatari, che non avevano avuto alcun mandato preventivo dagli iscritti e dalle iscritte né, tantomeno, dalla cittadinanza di sottoscrivere l’accordo, hanno lanciato una CONSULTAZIONE "certificata", spacciata per referendum, che si terrà nei giorni 8, 9 e 10 Ottobre 2007.

Anche al MEF, da lunedì, sono pronti a recitare una pantomima spacciata per "prassi democratica" ma che, in realtà, altro non è che UNA PRESA IN GIRO DEI LAVORATORI.


Ancora una volta, quindi, si vogliono scaricare i costi delle imprese, per una ridotta "ripresa economica", attraverso tagli ai redditi, ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, dei giovani e dei precari, mantenendo e peggiorando, le leggi del precedente governo di centrodestra.

 

PENSIONI:

Viene integralmente confermata l’impostazione di Maroni sulla previdenza.

Lo scalone, non solo non viene abolito (come era stato promesso in campagna elettorale), ma persino allungato!

Le "finestre" re-introdotte sulle pensioni di "anzianità" vengono pagate con l’introduzione di 2 nuove finestre per le pensioni di "vecchiaia" (che neppure Berlusconi aveva avuto il coraggio di proporre) costringendo, per esempio, alle donne ad andare in pensione a 60 anni.

Si attua, in questo modo, visto che molte donne lavorano part time e hanno carichi familiari e assistenziali, l'aumento (per effetto di un ridotto sistema di protezione sociale che scarica sulle famiglie i servizi che sono stati privatizzati o esternalizzati, con costi non sopportabili) di una odiosa "discriminazione di genere".

Quindi, il famoso "scalone" della legge Maroni è, sostanzialmente, riconfermato, "trasformato" in una soluzione graduale di "scalini".

Dal 2010 saranno ridotti i "coefficienti di trasformazione" dell’8% per i calcoli sulla pensione.

Si riduce a poca cosa il provvedimento, da tempo atteso, sui LAVORI USURANTI, situazione dalla quale molte categorie sono escluse; è stabilito un tetto massimo di 5.000 pensionamenti l’anno (nemmeno il 5% degli addetti).

Si prevede, pertanto, l’ignobile contingentamento dell’uscita per i lavoratori usurati da pagare con l’aumento della contribuzione dei precari.

Due guerre tra poveri: tra lavoratori usurati (chi va in pensione e chi no, ogni anno) e tra lavoratori più stabili e quelli precari.

Non si procede a separare previdenza e assistenza, aggravando l’INPS di costi impropri (non è vero che è in passivo), permettendo con questo meccanismo di regalare, con fondi pagati dai salariati, somme per le casse dei dirigenti di azienda (questi sì, in passivo).

L’accordo legittima l’aumento sulle buste paga, da gennaio 2007, dello 0.30% dei contributi, colpendo i singoli e le famiglie monoreddito o senza figli.

Si regalano, alle imprese, la decontribuzione delle ORE DI STRAORDINARIO, la detassazione dei PREMI DI RISULTATO, con un progressivo effetto di innalzamento dell’orario di lavoro e con minore possibilità di garantire nuova occupazione.

Dopo quelle del cuneo fiscale e delle auto aziendali, si prevedono, pertanto, nuove regalie ai padroni


LEGGE 30 E PRECARIETA':

Viene integralmente confermata e, peggiorata, l’impostazione della Legge 30.

Non solo quello che c’era, resta (altro che abolizione !) ma, addirittura, si estendono all’infinito i "contratti a termine".

E’ il primo passo per la completa libertà di licenziamento e per la "precarizzazione a vita" dei lavoratori.
La legge, tanto contestata, che introduce 44 tipologie contrattuali diverse e senza garanzie e certezza di diritti, rimane invariata, il "discount" dei contratti di lavoro precari e atipici resta aperto; le future generazioni e 6 milioni di precarie e precari, costretti alla corsa ad ostacoli per avere reddito stabile e lavoro sicuro, quindi, la possibilità di costruirsi un futuro o crearsi una famiglia.


Non sono state nemmeno eliminate le tipologie più inutili e dannose, peggiorando anche i contratti a tempo determinato; non si inseriscono i casi che permettono la stipula di questi contratti a tempo;  dopo i 36 mesi a tempo determinato, tali contratti possono ripetersi all’infinito previo accordo con la copertura dei soliti sindacati compiacenti con il padronato.


I lavoratori, quindi, devono ricordarsi che, chi chiama ad approvare l’accordo (Tommaso Padoa Schioppa, la Confindustria e CGIL, CISL, UIL) con questa farsa e dall'esito già scritto, sono gli stessi che hanno tentato di scippare il TFR e che si stanno attrezzando per rubare il TFS; sono coloro che hanno siglato il memorandum sul Pubblico Impiego che prevede la destrutturazione della Pubblica Amministrazione, la deportazione e l'epurazione dei dipendenti pubblici; sono quelli che hanno firmato l'ignobile Contratto Nazionale di Lavoro che affama i lavoratori, triennalizza la valenza economica, impedisce l'esercizio del diritto alla carriera, flessibilizza le professionalità a parità di stipendio, esternalizza le competenze e depotenzia i diritti dei lavoratori.

 

SIAMO DI FRONTE AD UNA FARSA !

BOICOTTIAMO<//u><//u> LA FALSA CONSULTAZIONE

NON LEGITTIMIAMO CON IL NOSTRO VOTO IL PESSIMO ACCORDO E GLI IMBROGLI DI CGIL, CISL, UIL.

 

 

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