Ex Arsenale Militare di Pavia: il rovescio della fortuna.

Pavia -

Comincia oggi un’altra avventura per gli ex dipendenti civili dello Stabilimento Genio Militare di Pavia trasferiti da oltre un anno, e siccome abbiamo di fronte uno stato in crisi e un governo sordo a qualsiasi problematica sociale, sarà ben ora di farsi risentire a voce alta.

In questi tormentati anni, abbiamo imparato sulla nostra pelle che neppure la concertazione non viene più offerta o considerata, tutto è sostituito da un sistema collaudato fatto di complicità sindacali dove si barattano i legittimi diritti dei lavoratori in banchetti consociati.

Ma superate con difficoltà tutte le logiche stonate che hanno portato, come tutti sappiamo, alla chiusura dell’ Arsenale che, manco a dirlo e sempre per i soliti interessi sconosciuti non offrono altro che un’ altra area dimessa della città che rimarrà tale, ora non poteva che capitare un’altra brutta tegola scagliata contro gli ex dipendenti.

Pertanto, dopo l’incontrovertibile chiusura, un re-impiego fuori provincia e regione, invalidi non tutelati, professionalità depauperate, tutto condito da un disinteresse generalizzato, non poteva mancare la forte complicità sindacale per ingannare ulteriormente, questa volta anche  sotto l’ aspetto economico, i malcapitati lavoratori.

Ecco in sintesi la questione:

la cosiddetta fortuna tanto attesa ed il suo rovescio, come scritto nel titolo del documento, non era altro che un’indennità di trasferimento garantita ai dipendenti pubblici, (quindi anche agli arsenalotti) in questi casi di trasferimento obbligato o d’ufficio. Nulla di straordinario quindi cui ognuno, chi più chi meno viste le destinazioni offerte, poteva almeno far conto non avendo altre alternative in gioco.

Le regole erano scritte, nessuno poteva permettersi illusioni, quello era, quello si è fatto punto.

Tutti ma proprio tutti, tanti anche in lacrime si sono diligentemente trasferiti in altre realtà, consapevoli di abbandonare definitivamente colleghi, amici, il vecchio lavoro, luoghi e cose ormai familiari, ignari però che il bruto destino non aveva concluso la sua ingenerosa opera.

Da Roma, con formidabile tempismo, cominciano ad arrivare in successione circolari ministeriali diverse, passano i mesi e dopo anche l’intero anno ma ai lavoratori resta solo di assistere inermi a balletti e commedie sindacali trasformiste; nessuno più dai vertici romani rispettava quello che per i lavoratori era stato la regola, ed anche oggi, dopo 17 mesi dai primi trasferimenti, con tutta la piena complicità di CISL e UIL nonché il beneplacito di CGIL, si affermano regole diverse, utili solo a derubare soldi a chi realmente ne necessita (i lavoratori trasferiti appunto), ignari prima, ingannati doppiamente ora.

Tutto ciò non succedeva a caso, mentre dai vertici si imponevano regole diverse, dalle rappresentanze territoriali non emergevano decisivi dissapori e contrarietà, tanto che l’ unico documento trasmesso a carattere unitario, (dopo mille imprecazioni da parte USB) si è concretizzato (con ben 8 mesi di ritardo dalla prima ipotesi circolata) e comunque, tanto per essere certi di non disturbare i vertici, ma nel contempo certi di ingannare i lavoratori/colleghi (oltre 3 mesi dopo l’ accordo economico definitivo…).

Tutto è andato liscio come l’olio, senza disturbo delle regole decise ai vertici, con buona pace di lavoratori separati tra Milano, Piacenza ecc., nessuno li ricorda più, le speranze scemeranno perché non si capisce mai dove stanno le responsabilità, anche i più indignati, quando si sentiranno definitivamente soli, abbandoneranno ogni speranza.

A dimostrazione di un quadro preconfezionato, lo dimostra anche la recente sottoscrizione volontaria di lavoratori che drammaticamente denunciavano l’allarmante situazione, (più di cinquanta) che per iscritto chiedevano atti riparatori e rispetto delle regole ma, a partire proprio dal territorio, alcune O.S. per loro natura concertanti (solo con i padroni), hanno addirittura contro-esposto, infastiditi, comunicati in risposta agli intrepidi lavoratori.

(Tutto questo purtroppo è il rovescio della fortuna), in questi giorni gli stessi attori, nelle solite  indisturbate sedi dei palazzi romani del Ministero della Difesa, hanno ribadito tutta la loro indisponenza.

Morale, cari signori e signore, essere iscritti o non iscritti non importa, perché quando si è solo lavoratori, a questi sindacati/associazioni poco importa, anzi “il lavoratore è solo fastidio ”.

Per quanto sopra, la scrivente Unione Sindacale di Base

- pienamente convinta della non legittimità convenuta, che di fatto ha stravolto ogni condizione conosciuta dai dipendenti all’ atto della scelta operata,       

- in linea con le proprie posizioni assunte ad ogni livello al fine di recuperare il pieno rispetto delle regole a cui tutta la trattativa locale sé conformata,     

- valutate le posizioni di tutti gli altri soggetti sindacali nonché dell’ Amministrazione Difesa, ancora oggi diametralmente opposte,

Ribadisce, nell’impegno assunto di non abbandonare nessun dipendente, di valutare da subito uno studio di azioni giuridico legale di tutte le operazioni in essere del suddetto re-impiego, con particolare riguardo a:                               

- assegnazioni - graduatorie - indennità -  ufficio stralcio.

Contestualmente, avanzeremo richiesta di un idoneo tavolo politico in materia, che sappia rispondere agli appelli di confronto nonché agevolare le giuste risoluzioni.

Inoltre, nell’ immediato si proclama pubblicamente:

- lo stato di agitazione del personale civile a partire dal 25 p.v. 

- azioni sindacali volte alla sensibilità locale e nazionale

- il rifiuto di ogni confronto in atto con l’Amministrazione (tavolo permanente territoriale). 

 

USB P.I. Difesa - Direttivo Nazionale Comparto Difesa - Fausto Giani          

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