I VALORI NON NEGOZIABILI

Cagliari -

 

 

 

«Non ho capito perché siano stati necessari tutti questi incontri per tornare a dove si era». Non si può dire che manchi di chiarezza, il presidente degli industriali Montezemolo.

Il disegno di legge su pensioni e welfare, approvato il 18 ottobre da un Consiglio dei ministri straordinario, ratificato il giorno dopo anche dagli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil, porta in dote agli industriali un consistente pacchetto di misure.

Ma ciò di cui parla Montezemolo – il lavoro atipico - è esattamente il punto su cui hanno fatto quadrare il cerchio e, come al solito, Confindustria l'ha spuntata alla grande.

In tema di precarietà, sono risuonate - urbi et orbi - le parole del Papa in persona: «un'emergenza etica e sociale, in grado di minare la stabilità del paese e compromettere seriamente il suo futuro».

Il lavoro dunque, secondo quanto affermato da Benedetto XVI, è collocabile tra le "emergenze etiche e sociali, in grado di minare la stabilità della società e di compromettere seriamente il suo futuro".

La "precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una famiglia", con la conseguenza che "lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso".

I segretari della Cgil, della Cisl e della Uil rivendicano invece il risultato ottenuto con l'accordo sul welfare, aggiungendo di diffidare di chi «vuole tutto e subito» e di chi «pensa che la politica possa ottenere ciò che non può il sindacato». Loro, questa, la chiamano concertazione.

I politici al governo hanno fatto la campagna elettorale e il programma che è stato votato, impegnandosi a modificare radicalmente la Legge 30. Invece questa rimane intatta, come la condizione di milioni di lavoratori giovani e meno giovani.

Sarebbe stato più onesto dire: per noi non se ne può fare nulla, le cose devono restare come sono.

La Legge 30 è stata condannata anche dall’Onu e l’Agenzia per il lavoro (ILO) ha convocato l’Italia per discuterne: le forme di precarietà esistenti da noi sono contro la Convenzione 122.

«Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili. Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel sud del Paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti».
Non sono le considerazioni del Sindacato di Base, della sinistra "radicale" o dei metalmeccanici Fiom, considerazioni contrarie al Protocollo del Governo (anche) perché conserva la Legge 30, bensì sono le osservazioni della Commissione di esperti dell’International Labour Organisation, ILO, agenzia delle Nazioni Unite per i diritti del lavoro, prendendo in esame il caso italiano.

È stata praticamente censurata la notizia che il Governo, tramite il ministro Damiano, sia stato convocato in un’audizione speciale nel corso della 96° Conferenza internazionale del lavoro, a Ginevra, per discutere della situazione in Italia e soprattutto degli effetti della Legge 30, legge che ha suscitato non poche perplessità nella comunità internazionale.
L’ILO ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi impegnati nel perseguimento del «Lavoro dignitoso», Decent work, contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale.

Dai verbali dell’audizione italiana, emerge con chiarezza «l’incompatibilità» delle riforme del Governo Berlusconi rispetto alla Convenzione 122 sulle politiche del lavoro.
La Convenzione, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di «programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto» e in generale «l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo».
Invece, secondo la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, «l’unico fine perseguito dagli ultimi governi italiani è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro».

Pertanto, dopo avere ascoltato sindacati e imprese, dopo una valutazione della Legge 30 e delle sue forme contrattuali, dopo un’analisi dei dati sull’andamento dell’occupazione italiana, la Commissione ha dato le sue indicazioni, individuando alcune priorità da seguire per rimediare ai danni dell’ultima riforma e rispettare la Convenzione 122.
In sintesi, è stato richiesto «un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione», attraverso una concertazione che vada a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita, e non solo delle imprese. Inoltre, sono da affrontare con urgenza i problemi del lavoro irregolare, le persistenti disparità territoriali e di genere nell’occupazione, la dispersione scolastica, la disoccupazione di lunga durata, i bassi livelli di istruzione eccetera, eccetera.

Il Governo dovrà presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese in questa direzione e sul loro impatto.
La realtà è che il protocollo sul welfare non è in linea con le osservazioni dell’ILO riguardo alle modifiche radicali chieste sulla Legge 30, dato che nei fatti non migliora di una virgola l’impostazione della Legge 30.
Vale la pena notare come la posizione dell’ILO coincida con le posizioni teoriche (ma molto teoriche) da cui partiva il sindacato "confederal-concertativo" e col disatteso Programma di Governo dei partiti oggi al comando.
Considerando che non ascoltano la Comunità europea, non ascoltano l'Onu... ci si augura che ascoltino almeno il Papa.
In sintesi: l'Europa chiede che un contratto da precario non possa durare più di due anni; l'ILO, l'agenzia per il lavoro dell'Onu sostiene che la Legge 30, con il pretesto della flessibilità, ha creato una situazione di precarietà preoccupante; ora anche il Papa - che non è un "pericoloso sovversivo" - sposa le ragioni dei precari e contrasta la precarietà come elemento di iniquità sociale.

Almeno Lui lo ascolteranno?

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