IL PASTO NON È UNA CONCESSIONE, MA UN DIRITTO - Il Giudice del Lavoro di Grosseto lo riconosce per 49 lavoratrici e lavoratori della Asl Toscana Sud Est
Oggi 4 giugno, il Tribunale di Grosseto – Sezione Lavoro ha emesso, al termine del primo grado di giudizio, la sentenza che riconosce il pieno diritto alla fruizione della mensa, e quindi del pasto, per ogni turno lavorativo effettuato pari o superiore alle sei ore. La sentenza assume un rilievo ancora maggiore perché il Giudice ha riconosciuto anche la prescrizione decennale, confermando così la possibilità di rivendicare quanto dovuto entro un arco temporale più ampio e rafforzando ulteriormente le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.
Il ricorso al Tribunale si è reso necessario a seguito della persistente inadempienza della Asl Toscana Sud Est, che, nonostante le ripetute richieste avanzate nel tempo, non ha mai provveduto a rendere effettivamente fruibile il servizio mensa e il relativo pasto in tutte le articolazioni orarie dovute: nei turni serali, nei giorni festivi e in alcuni presidi ospedalieri.
Una situazione ormai non più tollerabile, che ha costretto 49 dipendenti, sostenuti da USB e assistiti dall’Avv. Andrea Bartalucci del Foro di Grosseto, a rivolgersi al Giudice del Lavoro per vedere riconosciuto un diritto previsto dal contratto e negato, nei fatti, dall’Azienda.
Seguendo una giurisprudenza ormai consolidata, sia nei giudizi di merito sia in sede di legittimità, il Giudice del Lavoro di Grosseto ha dato piena soddisfazione alle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori, confermando che il diritto al pasto non può essere subordinato a scelte organizzative aziendali né, tantomeno, trasformato in una concessione discrezionale.
Però, a fronte della pressochè unanimità delle decisioni dei Tribunali, è lecito chiedersi quale sia il senso dell’ostinazione di tante aziende sanitarie nel continuare a negare quanto stabilito contrattualmente e ci aspettiamo che sul tavolo aperto all’Aran per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, venga esplicitato in maniera chiara e inequivocabile che il pasto non è un favore, non è un privilegio, non è una concessione aziendale: è un diritto. Perchè è proprio la mancanza di volontà nel sanare contrattualmente la problematica della mensa e della fruizione del pasto, che rende evidente quanto il problema non sia di interpretazione, ma frutto di una precisa volontà politica e gestionale di comprimere i diritti di chi ogni giorno garantisce il funzionamento dei servizi sanitari, spesso in condizioni difficili, con turni pesanti, carichi di lavoro crescenti e responsabilità sempre maggiori.
Questa sentenza rappresenta un risultato importante, ma anche un punto di partenza. Dimostra che quando le lavoratrici e i lavoratori si organizzano, non si rassegnano, non arretrano sui diritti e decidono di farli valere collettivamente, anche le aziende più ostinate possono essere costrette a rispondere delle proprie inadempienze.
USB continuerà a battersi in ogni sede contro chi pensa di poter risparmiare sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori.