IL PIANO INCLINATO

Nazionale -

La recente cronaca nazionale ci sbatte in faccia l’inettitudine della nostra classe politica e più in particolare del nostro Governo oramai incapace di provvedere seriamente ai bisogni del Paese, dunque ai nostri bisogni. Il dibattito politico infatti non è occupato dalla grave crisi economica, non dalla crescente disoccupazione, non dall’impoverimento continuo e costante della classe media, non dalle disastrose condizioni ambientali della nostra penisola, ne dai dimenticati dell’Abruzzo, nemmeno dal disastroso stato del nostro patrimonio artistico. A leggere i giornali in queste settimane sembra di vivere in una telenovelas di pessimo gusto, il dramma è che noi siamo le inconsapevoli comparse che assistono impotenti ai vizi dei “grandi”, dei “potenti”, di quelli che dovrebbero garantire il nostro futuro, garantire il futuro dei nostri figli. Patetici nelle loro miserie, ci trascinano con loro nel buio di un futuro che non meritiamo e che non ci appartiene per nascita. Mentre siamo distratti dalle telefonate piccanti di qualche velina o di qualche escort il Paese và a rotoli. Non è purtroppo una esagerazione: la disoccupazione è al 8.7% , tra i giovani di età compresa tra 15 – 24 anni sale al 24.7 % ; siamo tra i 7 Paesi più indebitati del mondo, dopo il Sudan e lo Zimbawe, la Banca Mondiale ci mette al 78° posto su 183 Paesi come capacità di attrarre investimenti, ultimo nei paesi dell’ OCSE (quest’anno abbiamo perso altri 4 posti); per la qualità delle infrastrutture il WEF ci pone al 42° posto su 50 Paesi sotto Cipro e Portorico. Un altro primato l’ho abbiamo ottenuto sulla corruzione, infatti siamo al 67° posto su 178 Paesi (dati Trasparency International) dove il più virtuoso chiaramente è il numero uno, dopo di noi il Ruanda e la Georgia; ma possiamo fare meglio, infatti secondo una stima di Legambiente l’Italia si pone al 58° posto su 60 per le politiche ambientali, basterebbe vedere Napoli e la Campania per dargli ragione. Il “The Times” ha stilato una classifica mondiale sulla qualità delle università in tutto il mondo, di tutti gli atenei italiani il primo è Bologna al 173° posto, poi arriva Roma al 183°, per gli altri atenei si deve andare tra il 200° e il 400° posto, in tutta risposta si fa una riforma che taglia risorse alle università. Un ultimo dato: il 72° posto sulla libertà di stampa (dati freedom house), ci siamo piazzati tra l’isola di Tonga e la Bulgaria, complimenti ancora, alla faccia della pluralità e del conflitto di interessi. Questo ultimo dato è fondamentale se consideriamo che oltre il 70% degli italiani forma la propria opinione politica guardando i TG. Potremmo andare avanti a lungo con classifiche e dati e sprofondare nello sconforto più assoluto. Vogliamo invece parlare di lotta all’evasione, di ricerca,  delle nuove tecnologie: siamo tra gli ultimi posti in Europa sullo sviluppo della “banda larga” e sugli investimenti “green economy”. Il mondo và avanti e l’Italia diventa sempre più piccola, il gigante asiatico cresce, noi invecchiamo e ci permettiamo il lusso di farci governare da altri vecchi, per giunta, viziosi. Non possiamo più permetterci una classe dirigente strapagata, inetta, distratta dai veri problemi della Nazione e del mondo intero. Un Governo alla deriva, un Governo concentrato soprattutto sui problemi del suo Primo Ministro. Mentre il mondo arabo è in subbuglio, colpiti Paesi che hanno con l’Italia interessi economici enormi, cosa fa il nostro Ministro degli Esteri? Va in Parlamento e riferisce su indagini da lui svolte per capire se la casa di Montecarlo di Alleanza Nazionale è stata venduta al cognato o al nonno della sorella della nuora……. ridicolo! La commedia dell’assurdo, questa Nazione ha una classe dirigente anacronistica e auto referenziata. Le priorità di questo Governo sono il processo breve e le intercettazioni telefoniche, due leggi  che servono soprattutto al Presidente del Consiglio, non certo alla gente comune, non ai lavoratori. Noi come USB siamo d’accordo, una legge bisogna farla sulle intercettazioni telefoniche, la nostra proposta è una legge che preveda di intercettare tutti i cittadini e di fare ascoltare le conversazioni ai nostri politici, sia locali che nazionali, così non avranno più alibi, capiranno cosa  vuole  la gente, così finalmente sentiranno dalle nostre bocche cosa pensiamo di questo “bordello” che è la politica attuale. Non ci interessa infatti ascoltare cosa dice il Presidente del Consiglio alle sue amichette, non ce ne frega nulla, ci interessa che qualcuno inizi a sentire cosa abbiamo noi da dire. Il problema infatti è proprio questo, non ci sono più interlocutori, noi come sindacato possiamo e dobbiamo tornare in piazza, innanzitutto per chiedere un rinnovamento, per chiedere di liberare il Paese, che è oggi ostaggio di uomini che si sono fatti la propria corte di ruffiani, di prezzolati, che vivono tra feste e privilegi, scelti non per le loro capacità, ma per la loro fede in un sistema che gli garantisce ricchezza ed impunità.  Bisogna tornare a parlare dei veri problemi, dei problemi comuni di tutti i giorni, di cose “superflue” come mangiare, avere un lavoro. Non ci interessano inviti a feste nel Palazzo, non chiediamo “strafighe fantastiche”, chiediamo dignità, chiediamo il rispetto dei nostri diritti, chiediamo uno Stato giusto, efficiente, libero dal mal governo, dalla partitocrazia, libero dalle mafie, libero dalla corruzione. Siamo oggi come in un piano inclinato, scivoliamo ogni giorno sempre più verso il basso ad un passo dall’abisso.

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