Il sistema della formazione europea: scuola, università e ricerca come settori strategici nella competizione internazionale. Le conseguenze sul nostro Paese

Roma -

Mercoledì 8 maggio 2019, h. 9-14. IIS Niccolò Machiavelli, Piazza Indipendenza 7, Roma

 

A ridosso delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, USB PI Scuola/Università/Ricerca propone un convegno nazionale che metta al centro del dibattito politico una questione strutturale che è costantemente rimossa o posta come dato fattuale incontestabile e intrinsecamente positivo: bisogna uniformarsi al sistema della formazione europea, perchè solo questo potrà permettere al Paese un rilancio ed una capacità strategica nel contesto internazionale. Da tempo crediamo che rompere questo schema sia un pezzo decisivo della rottura dell'Unione Europea, proprio per il ruolo che la UE ha pensato per le istituzioni educative, viste come luogo di formazione di una forza-lavoro adeguata alle esigenze di sviluppo del capitale europeo, ma viste anche come uno dei pilastri della costruzione ideologica europeista.

 

La creazione di un sistema della formazione europea e l'intervento sistematico sui diversi sistemi nazionali e sui diversi livelli dei cicli di istruzione scolastica e universitaria costituiscono uno dei terreni centrali del piano del capitale europeo impegnato dentro la competizione globale. La capacità di tenuta all'interno di un piano di scontro sempre più aspro, passa esattamente dalla riuscita (dal loro punto di vista) di un'operazione che spoglia le istituzioni formative del loro universalismo (borghese) e le piega totalmente alla riorganizzazione produttiva “postfordista”, al collegamento diretto tra formazione e produzione, e alla creazione di un “uomo nuovo” che non ha ovviamente nulla a che vedere con il progetto socialista di costruzione di una umanità diversa, ma neanche con un concetto di cittadinanza che oggi è molto lontano dal tradizionale concetto di cittadinanza borghese, legato ai diritti individuali della tradizione liberale, né tanto meno con le protezioni del welfare novecentesco.

 

La mole di studi che a livello internazionale si è sviluppata su questo tema è ormai molto consistente. Non si tratta soltanto del consueto lavoro dell'industria culturale e accademica che in maniera estenuante sfrutta le tematiche fino all'osso. La questione è molto più strategica, perchè su di essa la nuova classe dominante transnazionale si sta giocando una partita fondamentale, resa ancora più complessa dalla crisi e dallo sviluppo senza precedenti delle forze produttive e del progresso scientifico sempre più orientato ed anzi quasi totalmente sussunto dalle logiche del profitto. A fronte dell'espulsione di milioni di esseri umani dai processi produttivi, con una polarizzazione sempre più accentuata tra i pochissimi che accedono agli alti gradi di istruzione e di lavoro altamente qualificato e le masse che invece sono destinate a lavoro povero, intermittente o alla disoccupazione, le scelte in materia di formazione diventano come sempre scelte sul modello di umanità e di società che ci si propone. Su questo piano occorre aprire una battaglia teorica, culturale e politica di ampia portata.

 

Negli ultimi anni abbiamo avuto il merito di collegare l'analisi che ormai da tempo portiamo avanti sulla costruzione del polo imperialistico europeo, con un lavoro specifico che individuasse i passaggi storico-strutturali di costruzione di quella che si autodefinisce “Europa della conoscenza”. Abbiamo collegato questo livello teorico ad analisi via via più concrete del funzionamento di singoli aspetti di questo sistema, e descrizioni via via più realistiche delle conseguenze sulla vita dei lavoratori, degli studenti (i soggetti in formazione), ma più in generale di tutto ciò che ruota intorno ad essi. Dal punto di vista sindacale è evidente che la questione dei sistemi produttivi europei, del loro insanabile ed inevitabile conflitto con una concezione critica ed universale del sapere, costituisce il terreno di politicizzazione di alcuni settori – scuola, ricerca, università – che anche per composizione anagrafica e dinamicità sembrano essere in controtendenza rispetto alle tendenze che attraversano il lavoro pubblico in questo Paese: corporativismo e invecchiamento complessivo.

 

Naturalmente la nostra analisi ha sempre rappresentato l'Unione Europea come un soggetto a più velocità, composto da centri e periferie e a geometria in parte variabile. È dentro questo quadro che si situa la partita della autonomia differenziata e più in generale della rottura del quadro costituzionale e nazionale, con il tentativo del nord del paese di restare agganciato alla pseudo-locomotica tedesca, liberandosi della zavorra del sud, o peggio trasformandolo da colonia interna a Colonia parzialmente esterna e quindi meglio e più profondamente sfruttabile. Espellere il principio di eguaglianza ed equità dal sistema di istruzione pubblica, rendendolo diseguale a seconda degli indirizzi di studio scelti, del luogo di vita - centro/periferia, grandi città-piccoli centri, regioni del nord e del sud, regioni più industrializzate e meno rischia di diventare il prezzo dello scellerato patto tra UE e classe dominante italiana.

 

Per iscrizioni: roma.scuola@usb.it o scuola@usb.it

 

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