Infermieri USMAF-SASN Ministero Salute, USB chiede il ritiro delle ultime disposizioni e la riapertura del confronto politico

Nazionale -

All’On.le Roberto Speranza Ministro della Salute; al Prof. Giovanni Rezza Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria; e p.c. alla d.ssa Cinzia Damonte direttore Uff. 10 DGPRE; al dott. Mauro Dionisio coordinatore USMAF-SASN; al dott. Carmine Guarino direttore USMAF-SASN Lazio Ministero della Salute

Oggetto: INFERMIERI USMAF-SASN Ministero della Salute, ordini di servizio, compiti amministrativi, riconoscimento professionale, ruolo.

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Si rappresenta l’urgenza di riprendere la discussione sul passaggio nei ruoli iniziata nel tavolo politico lo scorso luglio 2019 con le OO.SS, da allora non più ripresa, ricordando anche l’interlocuzione aperta al Ministero con USB lo scorso 2 luglio in occasione dell’iniziativa sul S.S.N.

Come riportato nella nota USB PI del 12 maggio di benvenuto al prof. Rezza, è noto che dagli anni Ottanta gli infermieri e il personale delle professioni sanitarie non mediche, in numero inferiore alle cento unità, presta servizio presso i poliambulatori SASN degli USMAF-SASN del Ministero della Salute su tutto il territorio nazionale, con rapporto di lavoro di tipo convenzionale regolato, dagli anni Novanta, da accordo ACN pubblicato su G.U.

 

 

La competenza dell’ACN e la gestione giuridica ed economica dei lavoratori è competenza esclusiva dell’Ufficio 10 della D.G. del Prof. Rezza. In questa situazione, agli infermieri e al personale regolato da quell’ACN non è mai stato riconosciuto l’insieme dei diritti universali e delle tutele sociali previste per il personale di ruolo a cui si applicano i CCNL del pubblico impiego, linea giustificata dalla direzione generale con i motivi più disparati, dai pareri negativi dell’Ufficio Giuridico del Ministero al rischio di danno all’erario, e nonostante le dichiarazioni INPS e del Ministero Lavoro che li considera lavoratori subordinati.

 

 

Inutile menzionare le ricadute negative personali e familiari in questi decenni, causate dal non riconoscimento delle tutele sociali universali (L.104, maternità, malattia, infortunio, assicurazione INAIL, solo per citarne alcune) che mancano quasi integralmente a questi lavoratori, anche dopo la contrattazione con le OO.SS. che ha portato alla firma del nuovo ACN migliorato sensibilmente, ma distante anni luce dalle richieste delle OO.SS.

 

 

A questo si aggiunga l’introduzione di nuove tecnologie da parte dell’Ufficio 10, come la rilevazione del sistema presenze “Timepicker” e il sistema TS delle ricette dematerializzate, sui quali non si è mai avuta informativa prevista dalla normativa sulle relazioni sindacali, né risulta che il Ministero ne sia a conoscenza, né che siano stai coinvolti preventivamente i direttori USMAF-SASN.

 

 

Quasi l’Ufficio 10 fosse un Ministero nel Ministero della Salute, con questa gestione separata e del tutto autonoma ed avulsa da tutto quello che accade nella vita del Ministero della Salute, che passa tutta sempre e comunque, nel bene e nel male, sotto la sfera della DGPOB, che provvede tramite l’unico Ufficio Relazioni Sindacali del Ministero alla gestione delle relazioni con le OO.SS.

 

 

Per questo accade che il direttore generale della Prevenzione Sanitaria convochi una riunione con alcune OO.SS., senza l’intervento dell’URS per tutte le OO.SS. maggiormente rappresentative.

 

 

In questo contesto trovano terreno fertile i soprusi e le vessazioni nei confronti di questi lavoratori che sono trattati come “dipendenti di serie B” e, con diverse sfumature da parte di qualche direttore USMAF-SASN, dirigente medico di ruolo e addirittura medico a rapporto convenzionale - a cui impropriamente si assegnano cariche di “responsabile” - si assiste a più riprese ad ordini di servizio agli infermieri come nel caso dell’USMAF-SASN Lazio, sopraggiunto dopo quello di pari richiesta dell’Ufficio 10, dopo diffide e proteste della USB PI e delle altre OO.SS.

 

 

Come è possibile che il Ministero, senza alcuna autorizzazione degli infermieri, abbia trasmesso i loro dati personali al MEF per una richiesta delle credenziali da utilizzare per inserimento dati in un programma di gestione delle ricette dematerializzate?

 

 

Su questo progetto delle ricette, così come su quello delle presenze, c’è stata la solita assenza di informazione preventiva alle OO.SS. e ai diretti interessati, negata anche alla richiesta delle OO.SS. I direttori degli USMAF-SASN, interpellati, hanno risposto che a loro è pervenuta solo qualche comunicazione in posta elettronica a cose già fatte, che lascia intendere che non siano stati coinvolti come datori di lavoro degli Uffici e degli ambulatori SASN dove gli infermieri prestano servizio.

 

 

Sui compiti richiesti dall’Ufficio 10, l’OPI - Ordine Professione Infermieristiche - di Genova in data 2 luglio 2020 ha espresso parere negativo in quanto non rientranti tra quelli previsti dalla professione dell’infermiere.

 

 

Si rammenta che negli ambulatori del Ministero della Salute svolgono già abbondantemente compiti che non rientrano nella professione di infermiere.

 

 

In data 6 maggio 2020 la scrivente O.S. con l’introduzione del sistema "Timepicker" denunciava che i badges consegnati agli infermiere sono completamente anonimi, senza foto, senza nominativo, senza profilo professionale, senza Amministrazione ed Ufficio di appartenenza.

 

 

In data 17 maggio si diffidava la direzione generale e successivamente il direttore dell’USMAF-SASN Lazio dall’attribuire al personale interessato ulteriori compiti inerenti l’introduzione di questa procedura delle ricette dematerializzate, diffidando dall’utilizzo dei dati personali inviati al MEF senza richiesta di autorizzazione degli interessati, contrariamente a quanto previsto.

 

 

La risposta è stata fornita dal direttore dell’USMAF-SASN Lazio, che ha emesso in data 23 e 30 luglio 2020 una nuova disposizione di servizio e una nota perentoria in cui si obbliga 16 infermieri, pena provvedimenti, all’esecuzione senza indugi alla gestione delle ricette dematerializzate.

 

 

La USB PI aveva anche richiesto in modo reiterato di dare seguito al parere dell’INPS del 13 maggio 2020, per corrispondere le indennità - bonus e congedi - previsti dal DL Cura Italia n.18/2020 e dal Decreto Rilancio 19 maggio 2020 n.34. Ma ad oggi nulla è stato concesso.

 

 

Non è più possibile che il Ministero della Salute, tramite la direzione generale della Prevenzione Sanitaria, l’Ufficio 10 e il direttore USMAF-SASN Lazio usino due pesi e due misure.

 

 

Non si possono più negare le giuste e sacrosante richieste dei diritti e delle tutele sociali, ma imporre compiti non previsti dalla professione dell’infermiere.

 

 

Non essendo più tollerabile tale situazione, più volte rappresentata, si chiede alle SS.LL. di farsi promotrici e parte attiva per il ritiro di tali disposizioni e di arginare l’utilizzo improprio dei provvedimenti che colpiscono ingiustamente gli infermieri.

 

Contestualmente, si chiede alle SS.LL. la riapertura del confronto politico, sospeso da un anno, con tutte le OO.SS. ed il direttore generale del Personale, al fine di individuare le misure idonee per il passaggio nei ruoli e per la definitiva applicazione di un normale CCNL del pubblico impiego agli infermieri e al personale delle professioni sanitarie non mediche del Ministero della Salute.

 

 

Il Ministero della Salute per la sua “mission” non può più consentire un tale trattamento ai propri collaboratori, che si considerano “dipendenti” per i doveri, ma “non dipendenti” per i diritti e le tutele sociali negate. Si ringrazia per l’attenzione, cordiali saluti.

 

 

Daniela Mencarelli

USB Pubblico Impiego

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