Kappa FuturFestival: quando un'ora di lavoro vale meno di una birra

Torino -

Torino Oggi del 7/7/2026 di Daniele Caponnetto

Negli ultimi anni Torino ha costruito una parte importante della propria identità sulla capacità di ospitare grandi eventi internazionali. Concerti, festival e manifestazioni culturali richiamano centinaia di migliaia di persone e producono ricadute economiche che vengono giustamente celebrate da istituzioni e organizzatori. Il Kappa FuturFestival ne rappresenta uno degli esempi più significativi: oltre 125.000 partecipanti provenienti da 152 Paesi e decine di milioni di euro di impatto economico sul territorio. È un successo che appartiene alla città.

Dietro ogni palco, ogni ingresso, ogni area VIP e ogni servizio perfettamente funzionante esiste un esercito di lavoratrici e lavoratori di cui quasi nessuno parla. Hostess, steward, addetti all'accoglienza, operatori della sicurezza, personale logistico e dei servizi garantiscono che migliaia di persone possano vivere il festival in condizioni di ordine e sicurezza. Senza il loro lavoro nessun grande evento potrebbe svolgersi.

Eppure, sono proprio loro a rappresentare l'anello più debole dell'intera filiera.

Se l'annuncio di selezione pubblicato nei giorni precedenti al festival, che prevedeva una retribuzione di circa 6,50 euro lordi l'ora per hostess e steward, corrisponde alle condizioni effettivamente offerte, il problema non riguarda soltanto quella singola selezione. Riguarda un intero modello economico che continua a considerare il costo del lavoro come la principale voce sulla quale comprimere i margini.

Non è una questione di legalità. È una questione di dignità del lavoro.

I contratti collettivi applicati nei servizi di accoglienza, negli eventi, nella vigilanza privata e nei servizi fiduciari consentono oggi retribuzioni che, pur essendo formalmente legittime, risultano sempre più lontane dal costo reale della vita. È la fotografia della povertà contrattuale: contratti nazionali che esistono, ma che non garantiscono un salario dignitoso.

C'è però un'immagine che racconta questa realtà meglio di qualsiasi statistica.

All'interno del festival una birra Tuborg viene venduta a 8 euro. Nello stesso evento, secondo l'annuncio di selezione, la paga prevista per hostess e steward era di 6,50 euro lordi all'ora.

Questo significa che chi lavora per rendere possibile il festival, dopo un'ora di lavoro, non guadagna nemmeno quanto costa una birra venduta all'interno della manifestazione.

Questa è la rappresentazione del valore che oggi viene attribuito al lavoro.

Se una consumazione vale più di un'ora di lavoro di chi controlla gli accessi, gestisce migliaia di persone, fornisce assistenza al pubblico e contribuisce alla sicurezza dell'evento, significa che qualcosa nel modello di distribuzione della ricchezza non funziona.

Il problema nasce anche dalla struttura stessa degli appalti.

Chi organizza il festival affida numerosi servizi a società esterne. Queste, a loro volta, possono ricorrere ad altre imprese specializzate oppure ad agenzie di somministrazione per reperire il personale necessario. Così prende forma una lunga filiera composta da organizzatore, appaltatori, fornitori e intermediari.

Ogni passaggio trattiene una quota del valore economico prodotto. Ogni passaggio riduce il margine disponibile per chi, materialmente, svolge il lavoro.

Alla fine della catena resta il lavoratore: l'unico che garantisce concretamente il servizio, ma anche quello che percepisce la quota più bassa della ricchezza generata.

È un meccanismo che come USB denunciamo da anni nei grandi eventi, nella vigilanza privata, nei servizi fiduciari, nella logistica e in molti altri settori.

Più lunga diventa la catena degli appalti e delle esternalizzazioni, più il lavoro perde valore.

Il paradosso è evidente. Da una parte si celebrano eventi che producono decine di milioni di euro di ricadute economiche, attirano turismo internazionale e valorizzano il territorio.

Dall'altra continuano a esistere lavoratrici e lavoratori che, pur operando all'interno di eventi economicamente ricchissimi, percepiscono compensi che li collocano nella fascia dei lavoratori poveri.

Il successo di un grande evento non dovrebbe essere misurato soltanto dal numero dei biglietti venduti, dalle presenze internazionali o dall'impatto economico. Dovrebbe essere misurato anche dalla qualità del lavoro che lo rende possibile.

Chi organizza manifestazioni che generano ricchezza deve assumersi anche una responsabilità sociale, pretendendo condizioni economiche e contrattuali più dignitose lungo tutta la filiera.

Le istituzioni, quando sostengono o promuovono questi eventi, dovrebbero introdurre clausole sociali che impediscano una competizione costruita esclusivamente sul ribasso del costo del lavoro.

E’ altrettanto urgente aprire il confronto sul rinnovo dei contratti nazionali della vigilanza privata, dei servizi fiduciari e dei servizi di accoglienza, ormai incapaci di garantire retribuzioni adeguate al costo della vita. Le parti chiamate a discutere il rinnovo del CCNL sono giunte già al 7° incontro senza aver prodotto un vero avanzamento sulla negoziazione. Si discutono grandi temi, senza mai centrare gli obbiettivi: salario, orario di lavoro, tutela nei cambi d’appalto, sicurezza degli operatori.

Il vero successo di un festival non si misura soltanto dal numero di spettatori o dai milioni di euro prodotti. Si misura anche dal valore riconosciuto a chi quel successo lo costruisce ogni giorno con il proprio lavoro. E in un evento capace di generare decine di milioni di euro di ricchezza non può essere normale che un'ora di lavoro valga meno di una birra.

Torino, 7/7/2026, fonte: Daniele Caponnetto, Torino Oggi


USB Unione Sindacale di Base - Lavoro Privato
Vigilanza Privata e Servizi di Sicurezza

Torino Oggi del 7/7/2026 di Daniele Caponnetto

In un momento storico segnato da venti di guerra, genocidi alla luce del sole, inflazione fuori controllo, carovita e perdita di potere d’acquisto e progressivo smantellamento dei servizi pubblici, serve un sindacato che sa stare dove ci sono le persone, le lavoratrici, i lavoratori con i loro bisogni reali. Un sindacato di classe.
Quel sindacato siamo noi! Rinnoviamo la nostra piattaforma politica e rilanciamo la campagna iscrizioni, per una nuova stagione di lotte e mobilitazioni alla conquista di diritti, dignità, giustizia.

      

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