LA CUB SULLA FINANZIARIA

Milano -

Le linee guida della finanziaria discusse oggi dal governo e messe a punto dal ministro Padoa Schioppa confermano le politiche liberiste del precedente governo redistribuendo il reddito a favore di imprese  banche e finanziarie a scapito dei lavoratori e degli strati sociali più poveri.

L'impatto della manovra, di 30 miliardi di euro, è una delle maggiori nella storia della repubblica e si avvicina a quella di Amato nel 92 che era di 50 miliardi di euro.

Le aree colpite sono Pensioni, Sanità, Statali e Enti Locali, dove accanto a misure di risparmio si opera con tagli pesanti,

Le imprese vengono premiate con il taglio del cuneo fiscale, che finirà per 2/3 nelle loro tasche e per un terzo ai lavoratori. Il regalo alle imprese sarà di 7/8 miliardi di euro ed avverrà in parte sotto forma di eliminazione di alcune voci che oggi fanno parte della quota di contributi sociali versati all'Inps, peggiorando le entrate dell'Istituto e le garanzie per i lavoratori. In Italia il costo del lavoro è tra i più bassi d'Europa.

I tagli alle pensioni prevedono l'innalzamento dell'età pensionabile dai 60 previsti dalla legge Maroni, ai 62 anni, introducendo un sistema di disincentivi che farà perdere ai lavoratori che volessero anticipare la pensione prima di quell'età fino a 7/8 punti di rendimento.

Si tratta di una falsa discussione perchè già oggi le pensioni perdono 2,5% all'anno per effetto del mancato aggancio alle retribuzioni.

Ovviamente Cgil-Cisl-Uil verrebbero compensati con il via libera ai fondi pensione, richiesti a gran voce, che gli permetteranno di gestire, insieme ai padroni, l'ingente massa delle liquidazioni, pari a 13 miliardi di euro all'anno, scippati dalle tasche dei lavoratori.

Le altre misure riguardano la sanità per 4/5 miliardi di euro, con l'introduzione di Ticket e con l'annunciato taglio degli sprechi, il pubblico impiego con la riduzione degli organici, l'esclusione   dei precari e l'allungamento dei contratti, scuola compresa e un consistente taglio ai trasferimenti agli enti locali.

Contro i lavoratori pubblici è partita una demagogica campagna di criminalizzazione sostenuta dalla stampa che chiede il licenziamento dei “fannulloni” e sollecita la delazione da parte dei colleghi.

Anche questa finanziaria segue le politiche liberiste di ridistribuzione del reddito a favore di imprese banche e finanziarie, che in questi anni di vacche grasse hanno accumulato ingenti profitti e ricchezze.

I primi venti gruppi industriali italiani nel 2004 hanno aumentato i profitti del 50% mentre i ricavi sono cresciuti del 9% e ridotta l’occupazione del 2,2%.

Nel 1994 il valore aggiunto delle grandi imprese andava per il 46% alle retribuzioni, per il 18% allo stato, per il 7% alle banche e per il 29,5 agli azionisti.

Nel 2004 alle retribuzioni il 32%, allo stato il 13,5 alle banche il 9%, agli azionisti il 46%.

I dati del 2.004 dimostrano in modo eloquente una grande disparità nella distribuzione del reddito: ad un 10% delle famiglie più povere va il 2,6% del reddito per un valore annuo di 7.686 euro  mentre alla fascia più ricca  che comprende sempre 2.000.000 di famiglie va il 26,6% del reddito.

Se invece del reddito si esamina la ricchezza patrimoniale, le disuguaglianze sono ancora più marcate: il 7% delle famiglie italiane possiede il 44% della ricchezza d’Italia.

Verso lo Sciopero Generale

Di fronte a questa situazione la Cub chiama i lavoratori, i pensionati e i precari alla costruzione dello Sciopero Generale con al centro la rivendicazione della ridistribuzione del reddito a favore di lavoratori e pensionati e la cancellazione del pacchetto Treu e della legge 30, per il sostegno al reddito, contro lo scippo del tfr e per il rilancio della previdenza pubblica, l’introduzione di un meccanismo automatico di rivalutazione dei salari e delle pensioni rispetto all’aumento del costo della vita.

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