La FIAT, i lavoratori, le sentenze della magistratura e l'ineffabile ministro Sacconi

Nazionale -

Gli ultimi atti della guerra scatenata dalla Fiat contro i lavoratori ed i loro diritti confermano come, in mancanza di una reale fase di conflitto che sposti i rapporti di forza verso i lavoratori, le valutazioni dei giudici possono tradire le aspettative dei lavoratori quando sono chiamati ad esprimersi sul valore di accordi od atti discriminatori di cui si denuncia l’antisindacalità ex art.28 L.300.


Difficile valutare quanto in questo caso il giudizio sia stato influenzato da fattori esterni alla causa stessa.

L’ esito della causa promossa dalla FIOM contro gli accordi di Pomigliano, cui sono seguiti quelli di Mirafiori e della ex Bertone, come pure quello contro il licenziamento di tre rappresentanti sindacali della FIOM alla Fiat Sata di Melfi, a noi sembra che abbia risentito del clima di fortissima pressione che ha visto schierarsi sulle posizioni aziendali la gran parte del mondo politico e sindacale oltre che le associazioni datoriali.

Esemplare da questo punto di vista la costituzione, pro Fiat, di Fismic, Fim,Uilm,Ugl nella causa sull’accordo di Pomigliano, o anche l’accordo tra Cgil Cisl Uil e confindustria che nella sostanza ricalca le linee guida dettate da Marchionne.


Non stupisce, quindi, l’esito di queste sentenze, come non stupisce che il ministro Sacconi, lo stesso che non aveva vergogna di attaccare le sentenze dei tanti giudici che davano torto alla Fiat o che hanno ritenuto ancora valido il Ccnl del meccanici del 2008, oggi levi lodi sperticate ad una sentenza che avalla l’accordo di Pomigliano in base al quale sia i contratti che le leggi possono essere piegate ai voleri delle aziende.


Questa sentenza evidenzia inoltre che la giurisprudenza del lavoro sta subendo una veloce involuzione, dovendo confrontarsi con una legislazione che è sempre più tesa al rafforzamento della parte padronale ed a indebolire sempre più i lavoratori, siano essi a tempo indeterminato o precari.


La sentenza, infine, non scioglie il nodo sulla rappresentanza sindacale, stante che il ritorno alle RSA è possibile solo per i “ sindacati stipulanti accordi collettivi applicati all’unità produttiva “, una dizione che sembra studiata apposta per soffocare i sindacati conflittuali nella Fiat e, con l’estensione di tale concetto in modo generalizzato, all’intero paese, obiettivo cui tende del resto il recente accordo stipulato da CGIL CISL UIL e Confindustria in materia di contrattazione e rappresentanza sindacale il 28 Giugno scorso .


La ripresa di un vasto movimento di opposizione sociale e sindacale a queste dinamiche antidemocratiche, ed una nuova legge sui diritti dei lavoratori e dei sindacati, sono i punti fondamentali su cui occorre lavorare tutti insieme, movimenti sociali e sindacati conflittuali per respingere questa vera e propria aggressione che viene portata avanti verso il mondo del lavoro.


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