La Legge di Bilancio e le ricadute sul Pubblico Impiego

Roma -

Il Coordinamento Nazionale USB PI, riunitosi venerdì 18 ottobre, ha analizzato la fase politico economica che sta attraversando il Paese, con particolare riferimento alla Legge di Bilancio e le ricadute sul settore pubblico.

L’analisi ha messo in evidenza il carattere falsamente redistributivo di questa Legge di Bilancio quale tentativo strumentale da parte della UE di presentare nel modo migliore il nuovo governo europeista.  Al momento non si è in possesso degli elementi utili per arrivare ad una valutazione complessiva  delle risorse stanziate sul settore pubblico. Dal balletto delle cifre non è dato sapere se nei 3,7 mld annunciati sarà ricompreso l’elemento perequativo, se nel bacino considerato sono ricomprese anche le forze dell’ordine, se si intende finanziare i nuovi ordinamenti professionali. Inoltre va valutato l’impatto del cuneo fiscale del quale, così come per le risorse del contratto, non si ha ancora una definizione chiara.

Il Coordinamento Nazionale ha quindi deciso di aggiornare la discussione su eventuali iniziative di mobilitazione o di sciopero a quando il provvedimento sarà maggiormente definito e sarà quindi possibile valutare la manovra nel suo complesso e decidere le risposte più adeguate.

Ma se la valutazione sulle risorse e conseguentemente la questione salariale va necessariamente rimandata, sicuramente gli altri terreni sui quali sarà necessario condurre lo scontro durante la contrattazione sono quelli del mansionismo e della riappropriazione della contrattazione decentrata.

Le commissioni che stanno lavorando all’ARAN sul nuovo sistema di classificazione professionale   dovranno confrontarsi non solo con l’esigenza di adeguare gli ordinamenti professionali alle nuove esigenze degli enti e delle amministrazioni, ma soprattutto sulla necessità non più differibile di dare una soluzione al problema di migliaia di lavoratori e lavoratrici che svolgono da anni una mansione  superiore e che  continuano ad assumersi  responsabilità maggiori senza che tutto ciò venga riconosciuto in termini economici e di avanzamento di carriera.

Questo si chiama MANSIONISMO!

Un sistema che ha consentito alle Amministrazioni di svolgere la propria funzione risparmiando sul costo del lavoro approfittando dell’abnegazione e del senso di appartenenza dei tanto vituperati dipendenti pubblici. È ora che questo sistema venga smantellato e con   questo obiettivo continueremo una battaglia che per noi dura ormai da anni, scardinando il paradosso per cui si continua a parlare di valutazione e di merito ma non si riconosce la funzione realmente svolta dai lavoratori e dalle lavoratrici, a prescindere dal titolo di studio!

Gli organi di controllo si guardano bene dall’entrare su questa problematica, mentre sono sempre pronti a cassare accordi favorevoli per i lavoratori, riducendo sempre più la contrattazione di secondo livello ad un mero esercizio burocratico. La contrattazione decentrata deve riappropriarsi delle materie che le consentano di incidere sulla vita dei lavoratori, deve essere liberata da vincoli e controlli che hanno l’unico obbiettivo di sterilizzarla. In parole povere la contrattazione deve tornare ad essere tale.

In questo autunno caratterizzato principalmente dalla questione del rinnovo dei contratti, non va dimenticata la costante campagna contro i dipendenti pubblici che da Brunetta in poi, non ha mai trovato soluzione di continuità. Nel dare atto al ministro Dadone di aver cancellato, anche su indicazione del garante, la vergognosa iniziativa del suo predecessore sulla rilevazione delle impronte digitali, dobbiamo registrare una nuova offensiva rispetto all’utilizzo delle telecamere, ovviamente sempre “anti-fannulloni”.

L’aver recuperato l’idea dell’utilizzo delle telecamere, inizialmente accantonata, ci sembra un pessimo segnale; uno spot che strizza volutamente l’occhio a quanti intendono continuare a costruire le loro campagne elettorali sulla criminalizzazione dei dipendenti pubblici.  Un segnale contro il quale USB darà battaglia così come ha fatto contro l'utilizzo delle impronte digitali.

E, d’altronde, anche sull’utilizzo delle telecamere il garante ha sollevato obiezioni. Infatti ha evidenziato che la recente sentenza della Corte di Strasburgo ha sancito la possibilità di utilizzarle in caso di presupposti molto precisi, come nel caso in questione dove c’era il sospetto che avvenissero dei furti. Pertanto risulta chiaro che l’utilizzo automatico e indiscriminato delle telecamere, come pure la possibilità di utilizzo dei dati oltre un brevissimo arco temporale, violano pesantemente le regole della privacy.

Ma il punto è un altro. Ogni governo, ogni ministro, non riesce a chiudere questa pagina vergognosa, nella quale milioni di lavoratori pubblici sono stati messi alla berlina al solo scopo di legittimare lo smantellamento dello stato sociale. E tutti si sono resi protagonisti di misure poliziesche che hanno nell’immaginario collettivo assimilato i dipendenti pubblici ai delinquenti. È ora di farla finita, serve un cambio di passo soprattutto dal punto di vista culturale.

Al lavoratore pubblico va restituita dignità e gli va riassegnata la giusta collocazione nel Paese! 

USB PUBBLICO IMPIEGO

 

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