Le ferie non sono uno sconto: quando sei in ferie, la tua busta paga non può diminuire!

Nazionale -

Il diritto esiste. Da vent'anni.
È un principio semplice, sancito dal diritto europeo da quasi vent'anni, le prime sentenze risalgono al 2022 su cause intentate da singoli lavoratori e lavoratrici della sanità, riconosciuto dalla Corte di Cassazione nel 2025: quando sei in ferie, la tua busta paga non può diminuire. 
Indennità di turno, indennità di specificità, compensi accessori corrisposti in via  stabile e continuativa — tutto deve essere compreso nella retribuzione feriale. Non farlo significa costringerti, di fatto, a pagare di tasca tua il diritto al riposo.
Nel settore sanitario, dove turni notturni, festivi e disagiati sono la normalità, l'impatto è  concreto: per molti lavoratori e lavoratrici si tratta di centinaia di euro l'anno sottratti in virtù di  una struttura stipendiale largamente indennitaria, seppur in parte variabile. Negli altri settori della PA riguarda categorie di lavoratori e lavoratrici specifici ma, comunque, il principio deve essere  applicato a tutti i settori/comparti della PA.
Ma le sentenze non bastano, perché una vittoria in tribunale, con tempi e costi incerti, non  cambia il destino di tutti, le cause dovrebbero essere l’ultima spiaggia non il primo strumento.
Il problema per essere risolto va portato sul tavolo della contrattazione nazionale: solo Il  contratto collettivo cambia la vita di centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, la sentenza ne tutela uno, dopo anni.
Il momento, dunque, è ora: tutti i contratti della PA sono aperti per il rinnovo 2025- 2027 e siamo certi che oltre noi, tutti i sindacati che oggi sembrano così attivi sul fronte delle richieste  alle singole amministrazioni, pur sapendo che il problema non è risolvibile a quel livello,  facciano lo stesso al tavolo con l’ARAN. 
Se così non fosse, si potrebbe pensare che alcuni sindacati ci abbiano costruito un business sulle vertenze individuali presentandole come conquiste. Ma la vertenza  individuale non è sindacalismo: è un servizio legale commerciale. 
Seppur sia sacrosanto non lasciare pezzi di salario che spettano ad alcuni, l’indignazione di qualche sindacato appare più come un’arma di distrazione di massa per far dimenticare di aver firmato contrattI che hanno fatto perdere il 10% del potere d'acquisto a tutti i lavoratori e lavoratrici. Cosa che, peraltro, rischia di ripetersi – sebbene in maniera probabilmente più  contenuta nell’immediato – anche con il contratto 2025-2027.
C’è differenza tra tutele e speculazione: un sindacato che difende le lavoratrici e i lavoratori, il  salario e i diritti li porta in piazza e al tavolo negoziale del contratto collettivo, chi monetizza  l’inerzia li porta in tribunale.
I tavoli dei rinnovi sono tutti aperti: ci aspettiamo che alle chiacchere di questi giorni seguano i fatti

In un momento storico segnato da venti di guerra, genocidi alla luce del sole, inflazione fuori controllo, carovita e perdita di potere d’acquisto e progressivo smantellamento dei servizi pubblici, serve un sindacato che sa stare dove ci sono le persone, le lavoratrici, i lavoratori con i loro bisogni reali. Un sindacato di classe.
Quel sindacato siamo noi! Rinnoviamo la nostra piattaforma politica e rilanciamo la campagna iscrizioni, per una nuova stagione di lotte e mobilitazioni alla conquista di diritti, dignità, giustizia.

      

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