MANTOVA DIVENTA CASO NAZIONALE

Nazionale -

23 febbraio 2011, giornata di protesta contro il tentativo di limitare il diritto d’assemblea

 

Comunicato n. 05/11

 

 

Dire che siamo arrabbiati è poco. Gli incresciosi fatti di Mantova non possono non incidere sui rapporti con l’amministrazione centrale. Ricordiamo brevemente di cosa si tratta.

 

Il 21 dicembre scorso la USB ha convocato i lavoratori della sede per un’assemblea con inizio alle ore 10.30, ma il direttore Aresi è intervenuto posticipando unilateralmente l’orario di inizio dell’iniziativa alle 11.32, dopo la chiusura degli sportelli. Decisione inspiegabile, anche perché era stato autorizzato l’uso della sala delle videoconferenze, al 5° piano, quindi distante dalla zona degli sportelli. Di fronte alle contestazioni ed alla fermezza dell’organizzazione sindacale di base, che ha mantenuto l’appuntamento per l’orario indicato in precedenza, non essendoci alcuna norma contrattuale o di legge che permetta all’amministrazione di intervenire sull’orario di convocazione delle assemblee, il direttore di Mantova ha usato il pugno di ferro, considerando assenza ingiustificata il tempo di assenza dei dipendenti tra le 10.30 e le 11.32, provvedendo, con lo stipendio di gennaio 2011, a recuperare l’importo dalla retribuzione. Un vero abuso, che ora la USB perseguirà in tribunale a difesa dell’organizzazione sindacale e dei lavoratori che non si sono piegati al diktat della direzione di sede.

 

Dell’accaduto è stata informata l’amministrazione centrale e le altre organizzazioni sindacali nazionali con una nota della USB inviata il 3 gennaio scorso. Nessuno ha mosso un dito. L’amministrazione ha rivendicato a sé le scelte adottate dal dirigente di Mantova, mentre le altre organizzazioni sindacali non si sono degnate di scrivere neanche un rigo di solidarietà. In queste settimane abbiamo più volte posto la questione al tavolo sindacale nazionale, senza riuscire a fare ragionare chi si ostina a negare le norme contrattuali e risponde citando articoli di contratto inesistenti.

 

La parola passa al Tribunale del Lavoro di Mantova, ma non basta. Riteniamo che il problema debba riguardare tutti i lavoratori dell’Istituto, ai quali rivolgiamo un accorato appello per una mobilitazione ampia, collettiva, a difesa del diritto di assemblea e in solidarietà ai lavoratori della sede di Mantova, colpiti perché hanno mantenuto la schiena dritta e non si sono piegati all’arroganza dei Marchionne in sedicesimo.

 

Per questo proponiamo la data del 23 febbraio come giornata di protesta contro il tentativo di limitare il diritto d’assemblea e invitiamo le RSU e le strutture sindacali territoriali a convocare nelle proprie sedi, per quella giornata, un’assemblea dalle 10.30 alle 11.32, proprio nell’orario contestato dal direttore di Mantova. Alla base dell’iniziativa del 23 febbraio ci dovrà essere: la difesa del diritto d’assemblea e la richiesta di restituzione della trattenuta ai lavoratori di Mantova. Difendere i diritti fondamentali diventa oggi assolutamente prioritario, se non vogliamo essere relegati al ruolo di schiavi. Da qui alla perdita del diritto alla sicurezza del posto di lavoro non crediate che il passo sia così lungo o che nessuno ci stia pensando.

 

Aspettiamo di conoscere chi raccoglierà l’appello.

 

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