PRIVATIZZAZIONE STRISCIANTE ALL'INPS

Nazionale -

Comunicato n. 28/11

 

Se il governo avesse deciso da un giorno all’altro di privatizzare l’INPS sarebbe successo il finimondo. Immaginiamo che gli utenti si sarebbero ribellati, scendendo magari in piazza a difesa del ruolo pubblico dell’ente, come avrebbero fatto probabilmente i lavoratori dell’Istituto, indignati per la liquidazione di un pezzo importante di stato sociale.

 

No, così non si poteva fare. Neanche passare attraverso la riforma degli enti previdenziali assicurava un risultato sicuro, perché ci si sarebbe infognati in un confronto sindacale dall’esito incerto e dai tempi non calcolabili. Superinps? Agenzie della previdenza? Meglio agire in modo più articolato, secondo il principio del marciare divisi per colpire uniti.

 

Per prima cosa il governo si è occupato della cosiddetta governance, cancellando il Consiglio d’Amministrazione e nominando un Presidente/Commissario che ha riassunto anche le funzioni del CdA. Per la verità all’INPS c’è stato un periodo in cui il Presidente Mastrapasqua ha svolto sia le funzioni del CdA che quelle del CIV, dal momento che il governo ha tardato a nominare il nuovo Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza scaduto definitivamente all’inizio del settembre 2008. Insomma per un periodo Mastrapasqua ha svolto le funzioni del controllore e del controllato.

 

Senza passare per la riforma degli enti previdenziali il governo ha così nominato una specie di amministratore delegato alla guida dell’ente. Il resto lo ha fatto il nuovo CIV dell’INPS che è l’ombra di se stesso e siamo sicuri che dell’attuale consigliatura faticheremo ad avere un pur pallido ricordo.

 

Con i maxi poteri conferitigli e con quelli propri di lui di persona personalmente (come direbbe il Catarella inventato da Camilleri), il Presidente/Commissario Mastrapasqua ha avviato un’immediata riorganizzazione dell’INPS con la famosa determinazione N. 140 del 2008. Quali principi hanno ispirato il “sommo” nel delineare il nuovo ente? Solo la ricerca d’immediati risparmi da portare all’altare del governo per acquisire benemerenze e onori? Non solo. La musa che ha ispirato il nostro commercialista gli ha indicato una strada precisa che porta ad una profonda trasformazione dell’ente in senso privatistico. Ecco il modo in cui governo e Mastrapasqua marciano separati ma finiscono per colpire uniti. Il governo gli ha dato i poteri e lui li usa per mettere l’INPS al servizio delle imprese. Il governo vuole una vigilanza innocua che svolga funzioni di consulenza per le aziende e lo scrive in Leggi e Decreti, come quello recente sullo sviluppo. L’INPS risponde riorganizzando l’Area della vigilanza, trasformando gli ispettori in burocrati, togliendo loro qualunque arma propria o impropria che possa spaventare o disturbare le imprese. E chi se ne frega dell’illegalità che dilaga.

 

L’ente chiude gli sportelli e si trasforma in Istituto Nazionale della Prostituzione Sociale, diventando una specie di casa d’appuntamenti dove i lavoratori dovranno essere disponibili ad incontrare i clienti non più negli angusti spazi pubblici degli sportelli delle sedi ma in quelli più comodi ed appartati delle stanze d’ufficio. Non serve riformare l’orario di lavoro in chiave europea, perché questo spaventerebbe e farebbe incazzare i dipendenti, si può ottenere lo stesso risultato facendo leva su una maggiore disponibilità nei confronti dell’utenza e sull’esigenza di allargare le fasce orarie di ricevimento dei clienti, ovviamente per appuntamento.

 

Basta con le code agli sportelli per presentare domande di prestazioni, il nostro “comandante M.” ha annunciato una vera rivoluzione: entro quest’anno tutto migrerà su web. Per quei pochi milioni di utenti che non posseggono un PC o non hanno dimestichezza con internet niente paura, lo “zio Anto” ha pensato a tutto, ci si potrà rivolgere a patronati, consulenti del lavoro, commercialisti, enti bilaterali e chi più ne ha più ne metta.

 

E’ migliorato anche il lavoro all’INPS e gli unici a non essersene accorti sono i dipendenti, che nelle sedi espongono i ritratti di M. e della KPMG infilzati da spilloni non molto beneauguranti. Non si è capito che la standardizzazione dei processi semplifica la vita. Una volta dovevi acquisire professionalità e l’esperienza era un valore che potevi spendere nel lavoro. Si diceva, per esempio: quello è la memoria storica delle pensioni. Non sempre questo ha rappresentato un bene, perché queste memorie storiche se ne sono andate in pensione con il loro sapere che spesso non hanno trasmesso ad altri, né l’Istituto si è preoccupato di chiederglielo. Oggi però si punta tutto sulle procedure informatiche pensando che si possa fare a meno della professionalità, ipotizzando magari che un dato adempimento possa essere ceduto un giorno all’esterno o che possa essere affidato a lavoratori precari, occasionali, di passaggio, senza bisogno di formare nuove professionalità. A parte che queste fantasmagoriche procedure, elaborate da ditte esterne profumatamente pagate, spesso e volentieri non girano, s’inceppano, rallentano la produzione, ma saranno senz’altro i dipendenti dell’INPS ad essere incapaci di utilizzarle al meglio, perché le nuove procedure sono perfette per definizione. In questo modo, tuttavia, si è finito per gettare via il bambino (il sapere) con l’acqua sporca (l’informatica).

 

Insomma, è in atto un processo di privatizzazione strisciante, che sta portando l’INPS al punto più buio che possiamo ricordare, con l’obbiettivo di modificare radicalmente lo stato sociale del Paese. Da tempo stiamo denunciando i frutti avvelenati della Riorganizzazione, opponendoci a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale, a questo disegno di destrutturazione e svendita dell’Ente.

 

Oggi il Presidente M. sarà alla Sala della Lupa, in Parlamento, a presentare il rapporto annuale. Siamo sicuri che i numeri che darà saranno strabilianti e descriveranno un ente che, nonostante una continua diminuzione di dipendenti ed un’elevata età media, ottiene risultati eclatanti e incassa soldi a gogò. Il mago M., tuttavia, non parlerà, per esempio, dei 6,5 miliardi di euro di illeciti penali non recuperati e per i quali basterebbe attivare la procedura esistente ed aspettare semplicemente che la bocca della slot machine cominci a sputare monetine. M. si guarderà bene dal riferire sul fiasco dell’invalidità civile, anche perché, bisogna ammetterlo, lui quello che aveva promesso al governo l’ha fatto. Peccato che ci siano invalidi veri, non quelli fasulli, che aspettano inutilmente da mesi che sia riconosciuto loro un diritto. Spenda almeno una parola, il temerario Presidente, sulle responsabilità di Postel riguardo il fallimento dell’operazione “acquisizione verbali”. Vorremmo sapere se si è già provveduto a liquidare a quella ditta le competenze economiche per un lavoro che non ha fatto o ha fatto male. Non ci illudiamo che il Presidente chiarisca, come sarebbe auspicabile in un ente realmente trasparente, se a quella ditta sono state applicate sanzioni economiche o se a rimetterci, ancora una volta, sarà il solito Pantalone.

 

Dal Presidente/Commissario non c’aspettiamo niente, anche perché la categoria professionale a cui appartiene ha sempre considerato l’INPS una mucca da mungere e non un bene comune per il Paese.

 

E’ dal direttore generale e dalla dirigenza generale che ci aspetteremmo più coesione e uno scatto d’orgoglio. E’ vero, parecchi hanno beneficiato del “miracolo” di una promozione inaspettata, ma anche per questo ci si dovrebbe riscattare da una posizione di subalternità e tirare il freno a mano dell’auto sulla quale si viaggia prima che finisca nel precipizio.

 

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