Pubblico Impiego, USB al ministro Dadone: aprire il confronto per una nuova stagione della PA

Roma -

Nelle prime dichiarazioni rilasciate, il ministro della Funzione Pubblica se da un lato sembra prendere le distanze da chi l’ha preceduta rispetto alla sequela di riforme che ha investito il Pubblico Impiego o agli “atteggiamenti inutilmente punitivi”, dall’altro sembra non volere abbandonare la retorica dei fannulloni o dei furbetti, insistendo sulla valutazione come elemento dirimente rispetto al buon funzionamento della Pubblica Amministrazione. Un’apparente contraddizione che potrebbe essere risolta dalla cancellazione della “tassa sulla malattia” introdotta da Brunetta, emblema della persecuzione alla quale sono stati sottoposti i dipendenti pubblici da oltre dieci anni. Sarebbe davvero bel segnale che aiuterebbe a sgombrare i dubbi e a creare un immediato clima di fiducia.

Più in generale, quello che vorremmo e che servirebbe davvero al rilancio del settore pubblico è un progetto sulla PA nel segno della discontinuità, che metta al centro i lavoratori pubblici. In questo senso auspichiamo che fra gli stakeholder con i quali si intende avviare il confronto vi siano prioritariamente proprio i lavoratori pubblici, che sono coloro i quali vivono quotidianamente la difficoltà a offrire servizi pubblici efficienti ai cittadini, nonché i cittadini stessi, che devono rimanere il primo riferimento per la PA.

Temiamo però che non siano questi gli intendimenti del ministro Fabiana Dadone. In questo senso, preoccupa seriamente l’idea espressa nel post pubblicato su facebook di uno Stato leggero che sia infrastruttura utile alla crescita delle aziende. Innanzitutto non dimentichiamo che il settore pubblico è già stato abbondantemente alleggerito e oggi vive una condizione di carenza del personale che rischia di portare alcune amministrazioni al collasso. Poi, come lavoratori pubblici, non intendiamo affatto metterci al servizio delle aziende, e rivendichiamo invece il nostro ruolo contro le diseguaglianze, seppure in un contesto nel quale è sempre più difficile svolgere questa funzione. Quello che serve è una progettualità mirata sulle reali esigenze dei servizi pubblici, per rilanciarne la funzione di redistribuzione, seppure in modo indiretto, della ricchezza nel Paese.

Altrettanto preoccupante la grave “dimenticanza” del ministro rispetto al rinnovo del contratto scaduto lo scorso 31 dicembre. Siamo d’accordo con il ministro quando afferma che lavorare al servizio dei cittadini è un “privilegio” e possiamo assicurare che già la maggior parte dei dipendenti pubblici vive il proprio lavoro come una “missione”, riuscendo a svolgerla in condizioni lavorative proibitive. È per questo che riteniamo sia necessaria un’adeguata gratificazione innanzitutto attraverso un contratto economicamente dignitoso che risarcisca i lavoratori di oltre 9 anni di blocco, e poi attraverso il riconoscimento della funzione di “civil servant” e la conseguente riqualificazione sociale.

Ci auguriamo che i primi intendimenti, in particolare quelli relativi alle proroghe delle graduatorie e alle assunzioni, trovino realizzazione pratica.

Auspichiamo infine che si apra velocemente un confronto nel quale vengano fugati i nostri dubbi e si apra finalmente una nuova stagione per la PA, per i lavoratori pubblici e per i cittadini.

USB Pubblico Impiego

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