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Roma -

Viene spontaneo rilevare la estenuante velleità con cui in questi anni i Governi hanno proceduto a trattare uno dei maggiori protagonisti dello sviluppo nazionale, quale il settore delle infrastrutture, determinando una instabilità esasperante e una compromettente inaffidabilità nei rapporti con le imprese.
I lavoratori, che non riescono a trovare voce nelle modifiche che si susseguono, sballottati da una condizione all’altra ( pubblico/privato), da una organizzazione del lavoro all’altra, da un incarico all’altro, da un Sistema informativo all’altro, da una vecchia e nuova procedura, sono a dir poco sconfortati e molto propensi al nervosismo. Questa.O.S., che non siede al tavolo di trattativa, ha in questi anni posto in evidenza che l’Anas non poteva e non può essere un’ Azienda privata, seppur pubblica, poiché mancavano e mancano i presupposti politici (anche Comunità Europea)/economici/finanziari e lo stesso pedaggio, sventolato come panacea per la sua “liberalizzazione” che ne avrebbe consentito l’uscita dai vincoli del bilancio pubblico, rappresenta una illusoria, oltre che  iniqua, soluzione  poiché si scontra sia  con l’evidente difficoltà di applicabilità su strade ed autostrade ancora da completare e che non rispondono ai canoni stabiliti dalle norme europee, che con i poteri politici locali, ma ancorpiù sia con la libera viabilità che la Costituzione garantisce, che con le rimostranze delle comunità che giustamente riconoscono in questi ulteriori balzelli...leggi tutto

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