SARDEGNA: UN'ISOLA VENDUTA ALL'ASTA.

Cagliari -

 

Gli agricoltori sardi, organizzati in Comitato di lotta dei contadini e dei pastori sardi esecutati,  e sostenuti da Altragricoltura Sardegna e dal Soccorso contadino Sardegna stanno portando avanti una dura lotta. Due di loro sono al nono  giorno dello sciopero della fame, e andranno avanti ad oltranza. Protestano davanti alla sede della Regione.

 

E' un gesto estremo, quello dello sciopero della fame,  che avvia una serie di azioni di lotta e di mobilitazione che continueranno fino a quando non avverrà il blocco delle vendite e non si aprirà un percorso di soluzione ad una situazione insostenibile per decine di migliaia di contadini, pastori e  braccianti sardi.

 

Chiedono alla politica un tavolo di confronto, chiedono al Presidente della Regione e al Ministro dell’Agricoltura di occuparsi finalmente della questione.

 

Il pasticcio risale al 1988, quando la Regione Sardegna approva una legge di sostegno all'agricoltura. E così, sui campi, arrivano finalmente contributi a sostegno dell’agricoltura. Ma l'Unione Europea, quattro anni dopo, stabilisce che quella legge viola il principio di concorrenza e dichiara illegittimi gli aiuti. Risultato: gli agricoltori devono restituire quanto hanno ricevuto. E qui si inseriscono le banche, qui nascono i maggiori debiti, qui gli interessi montano e le ipoteche sulle fattorie non bastano più.

Negli ultimi tempi centinaia di aziende sono già finite nelle mani delle banche e vendute a tre soldi all'asta. Ci sono ancora migliaia di agricoltori sardi, però, che resistono e proprio in questi mesi rischiano di perdere tutto dopo aver lavorato gratis per i creditori.

 

Gli agricoltori esprimono una grande preoccupazione perchè, mentre la situazione degli agricoltori e dei pastori (e con loro dei braccianti) sardi si fa sempre più insostenibile, sembra, ancora una volta, calare una cortina di silenzio sui gravissimi effetti  del disastro indotto dalla legge regionale 44/88 e sue modifiche dichiarata illegale dall'Unione Europea.

Gli agricoltori combattono contro i mutui che sono schizzati alle stelle. E alcuni agricoltori hanno perso tutto, strozzati dagli interessi. E i loro beni, le loro aziende, i sacrifici di tutta una vita sono oggi in vendita alle aste.

La politica ha deciso di occuparsi in parte del caso e ha inserito nella finanziaria un comma che prevede il blocco delle aste.

A livello regionale, solo il Banco di Sardegna, che detiene la maggior parte dei mutui fondiari, ha deciso di sospendere le aste. Le altre banche sono andate avanti, e le fatiche di una vita vengono vendute per pochi migliaia di euro ad avvoltoi e sciacalli. Crediamo che tale atteggiamento delle banche sia deontologicamente poco corretto. Si commenti da solo. Chi si avvantaggerà della vendita all’asta delle terre e per farne cosa? Non certo i creditori. Allora, chi? Gli speculatori che comprano a prezzi stracciati terre agricole straordinarie per speculare sulle nostre coste? I parenti o gli amici di quanti, seduti alle scrivanie di qualche ufficio pubblico o privato, conoscono le date delle vendite all’asta e si fanno trovare pronti con qualche offerta dell’ultima ora?

 

Ci sono persone che hanno perso tutto. Una delle due persone che stanno facendo lo sciopero della fame ad oltranza è una di quelle.

Un cittadino qualsiasi potrebbe dire: ma cosa vogliono? Io mi pago il mio mutuo, i miei debiti. Perché non devono farlo anche loro?

 

Gli agricoltori non vogliono una sanatoria, o l’elemosina. Sono persone dignitose che vivono del loro lavoro e delle loro fatiche. Giornate fatte di 12-14 ore di lavoro. Chiedono una ricontrattazione del debito rimodulato a tassi legali. La politica si deve fare carico di tale problema. Perché è la politica che ha creato tale disastro e la politica che deve risolvere questo problema. Ma la politica continua ad essere latitante.

Cosa ci stanno a fare questi signori dentro i palazzi in cui li abbiamo mandati noi con il nostro voto, se non per risolvere i problemi dei cittadini? E invece sono in tutte altre faccende affaccendati.

Non si occupano dei veri problemi della popolazione. Non ci sono progetti a lungo termini che facciano decollare l’economia di questa regione. Non si sfruttano i tesori e le ricchezze di questa regione. Non si cerca di costruire una economia legata alle peculiarità di questa terra. Che sta diventando sempre più e ancora di più terra che fornisce uomini alle forze dell’ordine, camerieri agli alberghi con capitali di varia provenienza, e ancora, terra di emigrazione da dove fuggire perché qui non c’è futuro, se non per loro, la casta politica, che tutto si spartisce e tutto ingoia.

 

La società e la politica abbiano il coraggio di affrontare la più grande emergenza nazionale dopo la crisi della Parmalat.

 

Non c'è più tempo di analisi e rinvii, occorre intervenire subito perché alle oltre cinquemila aziende sarde colpite dai provvedimenti di vendita all'asta venga offerta una possibilità di futuro.

 

Il governo nazionale e la giunta regionale, aprano un tavolo di confronto sul destino dell'agricoltura sarda per trovare soluzioni ormai non più rinviabili alla crisi finanziaria indotta dagli errori di programmazione e gestione consumati nei decenni scorsi.

L’obiettivo e' di riconquistare il futuro per questi lavoratori e per tutti i cittadini sardi.

 

Sosteniamo la lotta del Comitato di lotta dei contadini e dei pastori sardi esecutati, di Altragricoltura Sardegna e del Soccorso contadino Sardegna.

 

(Potete vedere la documentazione e seguire le attività nei siti www.sovranitalimentare.net   www.soccorsocontadino.eu)

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