SUICIDIO A TOLENTINO: la precarietà è un furto di futuro e di vita!

Roma -

Non si può morire di mutuo, per tentare di assicurare alla propria famiglia una casa.

 

Non arrivare a fine mese con il proprio reddito è ormai la normalità per molte famiglie italiane. Se poi hai un mutuo o un salato affitto da pagare tutto diventa più drammatico. Questo però lo abbiamo detto e sentito tante volte, anche se oggi il suicidio di un operaio a Tolentino spinge molti a dire la propria. Quello che non si dice però riguarda il futuro che l’attuale governo sta disegnando sia sul piano abitativo che sul fronte precarietà lavorativa.

Sul protocollo welfare è stato detto e scritto molto, ma sull’emergenza abitativa forse vale la pena spendere qualche riga, anche per sottolineare come si rischia di allargare la fascia di disagio che può spingere chiunque verso decisioni estreme e ricolme di solitudine.

Il cosiddetto piano casa scaturito dal tavolo di concertazione generale, alla presenza dei sindacati confederali e dei sindacatini di comodo legati ai partiti di governo, prospetta soluzioni che tendono a cancellare l’istituto della casa popolare a favore di un indefinito “alloggio sociale” che dovrebbe costare all’inquilino il 35/40% del salario. Immaginate una famiglia monoreddito o un singolo con uno stipendio di 1000/1300 euro come si ritroverebbe. La situazione è identica a quella dell’operaio che con 1300 euro di entrate e un mutuo di 500 euro non è stato più in grado di vedere una via di uscita.

Questo grave disegno vede complicità trasversali insospettate e non ci fa sperare nulla di buono. Anche perché abbiamo visto il grave ritardo e l’assoluta inadeguatezza dei provvedimenti relativi alle cosiddette categorie protette, che tornano a rischiare lo sfratto.

Contro l’insipienza sociale del governo Prodi e dei suoi alleati ci mobiliteremo il 9 novembre 2007, mentre il 25 ottobre a partire dalle prime ore del mattino torneremo a picchettare uno sfratto sulla via Tiburtina per difendere una famiglia di quattro persone, con un bambino invalido al 100%.

 

Ci viene da concludere, parafrasando una vecchia canzone, “non basta piangere sui morti per capire che l’ultima speranza nel governo Prodi si è spenta”.

 

Roma 19 ottobre 2007

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