USB PI: nessun baratto tra salario e smart working: 15 Aprile ore 10 presidio al ministero per la P.A. (P.ZZA VIDONI)
Come è noto il governo ha predeterminato gli aumenti contrattuali fino al 2030, agganciandoli al tasso di inflazione programmata (5,4% nel triennio 2025-27) e non al costo reale della vita.
Sarebbe stato più semplice guardare alle guerre in atto, a partire da quella nel Golfo, che hanno già determinato un importante aumento dei prezzi del carburante. Stime della Confindustria e di Bankitalia dichiarano che i prezzi sono destinati ad una impennata che durerà a lungo quando all'attuale ondata speculativa, si affiancherà la crescita dell’inflazione causata dal probabile crollo globale della produzione del petrolio.
In questo contesto occorrerebbe fare una cosa semplicissima: aprire una grande battaglia per introdurre un sistema di adeguamento automatico delle retribuzioni al costo della vita, unico mezzo per preservare e mettere in sicurezza i nostri salari.
Invece, alcuni sindacati hanno già firmato lo stralcio della parte economica nel comparto Istruzione, ricerca , università e AFAM e, sulla base degli stessi presupposti, potrebbero chiudere i rinnovi contrattuali negli altri comparti pubblici, evocando l’ampliamento dello smart working come antidoto al crollo del potere d'acquisto delle retribuzioni.
In questo modo, da una parte si tenta di rimuovere dalla discussione la perdita progressiva della funzione del contratto, che dovrebbe essere quella di aumentare i salari per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici; dall’altra, si cerca goffamente di intervenire su uno strumento come lo smart working che le Amministrazioni pubbliche stanno progressivamente mettendo in discussione e che i sindacati non sanno come arginare, essendo l’organizzazione del lavoro stata esclusa dalle prerogative della contrattazione anche grazie alla loro inerzia e complicità.
Come USB abbiamo sempre sostenuto lo smart working e lottato per la sua effettiva applicazione in tutte le amministrazioni e questo continueremo a fare; ma pensare che l'emergenza salariale e il carovita, destinato ad inasprirsi, si affronti con qualche giorno in più di lavoro da remoto è un insulto all’intelligenza di tutti i lavoratori e lavoratrici. Anche perché l’eventuale risparmio dei costi della benzina verrebbe prontamente vanificato da quello delle bollette domestiche.
Senza contare che lo smart working è una modalità organizzativa alla quale può accedere solo una parte di lavoratori e lavoratrici: per tutti gli altri cosa sarebbe previsto per far fronte ai costi energetici? Oppure questi sindacati stanno evocando ulteriori diseguaglianze tra lavoratori?
Per il crollo del potere d’acquisto esiste una sola risposta: aumentare i salari. A partire dall’attuale rinnovo dei contratti che rischia di produrre un arretramento economico importante per i dipendenti pubblici.
Lo diremo forte e chiaro il 15 aprile, alle ore 10.00 a Roma, sotto le finestre del Ministro della PA Zangrillo, in un presidio organizzato proprio per chiedere che la questione del salario e quella della democrazia sindacale diventino centrali nell'attuale fase di rinnovo contrattuale.