Vicenza. Asili nido: il caso del pediatra pedofilo e le lacrime di coccodrillo dell'Amministrazione Variati

Vicenza -

In allegato il volantino

In merito alla tragica vicenda che ha coinvolto le famiglie e i bambini che frequentano l’asilo nido Cariolato di Bertesina, dove sarebbero avvenuti episodi di violenza sessuali da parte del pediatra Domenico Mattiello durante le visite mediche, intendiamo mettere in luce un aspetto, solo apparentemente secondario, che a nostro avviso non emerge da nessuno dei numerosi articoli apparsi sulla stampa: l’asilo nido Cariolato non è un asilo pubblico ma un asilo dato in convenzione a privati dal Comune (è, infatti, gestito dalla cooperativa Codess di Padova) e il personale dell’asilo non è dipendente comunale. Non si capisce, quindi, perché l’Assessore Moretti abbia dichiarato: “Il personale comunale che lavora negli asili nido era venuto a conoscenza di episodi anomali…” (Corriere del Veneto 15/06/2011).

Negli asili nido totalmente comunali di Vicenza (cioè quelli non affidati alla gestione di cooperative private come il Cariolato), le assistenti sanitarie o le educatrici sono sempre presenti alle visite mediche, quando non ci sono i genitori, e quest’elementare pratica educativa non dovrebbe essere invocata solo ora, dopo la drammatica vicenda in questione, ma dovrebbe avvenire sempre, essendo una scelta la cui evidente necessità, qualsiasi persona con un minimo di conoscenza di un bambino sotto i tre anni, dovrebbe comprendere.

Una visita medica, anche quella svolta dal pediatra più preparato, sensibile e attento, non è un avvenimento consueto per un bambino così piccolo e la presenza della figura di riferimento può essere, non solo importante, ma indispensabile per la sua serenità.  Crediamo che i motivi per cui questa sana abitudine sia stata completamente trascurata nell’asilo Cariolato siano probabilmente riconducibili, oltre che ad una certa superficialità generale, al fatto che, come spesso accade nelle strutture private dove è il profitto a farla da padrone, il personale è numericamente “all’osso”. Crediamo che questo sia uno dei motivi che potrebbe spiegare (non giustificare) la mancata presenza delle educatrici durante le visite mediche.

 

Progetto: dal pediatra da soli?

Non vogliamo dare adito alle voci che circolano sull’esistenza, invece, di una precisa scelta dell’amministrazione riconducibile ad un presunto progetto educativo che puntava all’autonomia del bambino denominato “bambini dal pediatra da soli”. Qualsiasi progetto educativo che si scosti dalla normale routine dovrebbe essere portato alla conoscenza dei genitori, soprattutto se si tratta di un progetto così singolare. Vero è che, sempre con maggior frequenza, assistiamo al tentativo di coprire con il luccichio di sedicenti progetti educativi le oggettive carenze organizzative e di organico. Facciamo un esempio: nell’asilo ci sono le scale e queste sono una difficoltà per una struttura dove vivono bimbi piccoli? Invece di ristrutturare l’asilo, teniamoci le scale e inventiamoci il progetto “il disagio come risorsa”! Le amministrazioni finanziano le scuole private e non ci sono soldi per tinteggiare quelle pubbliche? Inventiamoci il progetto “i genitori tinteggiano le scuole pubbliche”!

 

Come si difendono i bambini?

E’ nostra intenzione denunciare che l’amministrazione comunale di Vicenza, che ha espresso per bocca dell’Assessore Moretti “sconcerto e rammarico per quest’episodio gravissimo verificatosi ai danni dei minori, gli individui più indifesi in assoluto”, in questi anni, nei fatti, ha trascurato il patrimonio di professionalità presente nelle scuole e negli asili pubblici, continuando ad appoggiare e finanziare, con centinaia di migliaia di euro ogni anno, le strutture private. L’appoggio convinto che quest’Amministrazione riserva, ad esempio, ai “nidi-famiglia” la dice lunga sulla superficialità con la quale è affrontato il futuro “degli individui più indifesi in assoluto”.

I “Nidi-famiglia” (o “nidi-condominiali” o “Tagesmutter”) sono la falsa soluzione all’orario flessibile del lavoro precario odierno, allo smantellamento dei servizi pubblici e quindi anche degli asili nido comunali, al “problema” delle vertenze sindacali che nascono anche fra il personale precario, sfruttato e mal pagato delle cooperative. L’accattivante termine di “nidofamiglia” cela la realtà di un servizio improvvisato nel quale qualsiasi persona può aprire un nido nella propria abitazione. E’ sufficiente essere in possesso della licenza media inferiore e frequentare un corso che va dalle 50 alle 100 ore. Le regole possono subire delle non sostanziali variazioni a seconda delle Regioni e dei Comuni ed è certo che chi volesse intraprendere quest’attività potrà contare su finanziamenti pubblici. Non a caso in internet si può leggere: “Vuoi avviare anche tu, subito e senza commettere errori, questo business di successo?”. Alla faccia dei diplomi, delle lauree, dei corsi d’aggiornamento, dell’importanza del lavoro d’equipe, dei concorsi richiesti al personale dei nidi pubblici.

 

Le scelte dell’ Amministrazione

Quale controllo sulla qualità del servizio, sulla sicurezza dei bambini, su quanto si svolge durante la giornata, ci potrà essere nelle centinaia di nidi che hanno aperto e apriranno al chiuso di abitazioni private? Nel frattempo si erogheranno fiumi di denaro di cittadini-lavoratori, in forma di contributi, a queste piccole imprese private e si continuerà nel taglio delle scuole pubbliche.

L’Amministrazione Comunale di Vicenza non ha preso le distanze da questi fenomeni di privatizzazioni che espongono i più piccoli alle logiche del profitto, anzi, è in prima linea nell’avvallare e collaborare con i privati delle cooperative e dei nidi-famiglia.

Quello che è successo all’asilo Cariolato poteva non accadere: la presenza di un’educatrice in quei pochi minuti di visita pediatrica sarebbe stata sufficiente.

Una presenza che negli asili a gestione interamente pubblica il personale è sempre riuscito a garantire, come garantiti sono altri diversi aspetti che rendono gli asili e le scuole pubbliche di Vicenza ancora di ottima qualità, nonostante il crescente disinteresse e abbandono, sia in termini economici che di valorizzazione delle professionalità, da parte dell’Amministrazione Comunale.

 

22 giugno 2011

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